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L'EX PREMIER

Draghi vuole l'unità europea e si candida a guidarla

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Mario Draghi tiene un discorso su un necessario "cambiamento radicale" dell'Ue. A che titolo parla? Da candidato presidente di Commissione, così almeno si vocifera.

Politica 18_04_2024
Mario Draghi

Dopo la cocente delusione del gennaio 2022, quando pregustò il Quirinale, salvo poi vederselo soffiare dal Presidente uscente, Sergio Mattarella, Mario Draghi, sia pur con l’aplomb che lo contraddistingue, sembra nuovamente autocandidarsi. Questa volta il traguardo non è nazionale, bensì europeo.

L’ex presidente della Banca centrale europea (Bce) è tornato prepotentemente sulla scena internazionale con alcune dichiarazioni che stanno facendo discutere. Non si capisce a che titolo parli, non avendo attualmente incarichi istituzionali, se non quello, assai generico, che la von der Leyen gli ha affidato nel settembre scorso “per delineare una strategia sul futuro della competitività dell’industria Ue”. Tuttavia, quello che dice desta normalmente scalpore, essendo accompagnato da una certa autorevolezza.

Proprio nel periodo in cui si inizia a vociferare che potrebbe essere lui l’erede di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione di Bruxelles, Draghi, durante la conferenza sul pilastro europeo dei diritti sociali in Belgio, ha parlato della competitività europea. In molti hanno percepito nelle parole di Draghi la disponibilità a scendere in campo, una sorta di autocandidatura alla guida dell’Ue del futuro, con un ruolo da presidente della Commissione o del Consiglio europeo.

“È il profilo più autorevole che abbiamo”, è il refrain nei palazzi della politica. L’ex presidente del Consiglio ha tracciato le direttrici della nuova Ue invocando un “cambiamento radicale”. «Abbiamo bisogno di un'Unione europea che sia adatta al mondo di oggi e di domani. Quello che proporrò nel mio report è un cambiamento radicale: questo è ciò di cui abbiamo bisogno», ha detto a Bruxelles.

Come dire, non ci sono strade diverse se non quella dell’unità fra Paesi impauriti e fragili. E ancora: «Credo che la coesione politica della nostra Unione richieda che agiamo insieme, possibilmente sempre. Dobbiamo essere coscienti che la coesione politica è minacciata dai cambiamenti del resto del mondo. Ripristinare la nostra competitività non è qualcosa che possiamo ottenere da soli o gareggiando a vicenda. Ci impone di agire come Unione europea in un modo che non abbiamo mai fatto prima».

Sembra quasi un programma elettorale, fermo restando che Draghi non è candidato alle europee e deve rimanere alla finestra, così come i suoi possibili avversari, perchè non si sa ancora che quadro politico uscirà dalle urne dell’8 e 9 giugno.

Davanti a potenze come Stati Uniti e Cina, ha osservato Draghi, la risposta dell'Europa «è stata limitata perché la nostra organizzazione, il processo decisionale e i finanziamenti sono progettati per un mondo prima della guerra in Ucraina, prima del Covid, prima della conflagrazione del Medio Oriente». «Dovremo realizzare una trasformazione dell'intera economia europea - ha aggiunto l'ex premier - Dobbiamo poter contare su sistemi energetici decarbonizzati e indipendenti e su un sistema di difesa Ue integrato, sulla produzione domestica nei settori più innovativi e in rapida crescita, e su una posizione di leadership nel deep-tech e nell'innovazione digitale», ha concluso Draghi. Si tratta di cose che ha sempre detto sin qui la von der Leyen, che tuttavia non ha avuto il coraggio o la forza politica di farle.

Poche le reazioni italiane al discorso dell’ex presidente Bce. Nessun commento da Giorgia Meloni che vuole allargare la base parlamentare dei Conservatori e preferisce non farsi nemici prendendo posizioni pro o contro Draghi, dal momento che in passato si era già chiaramente espressa in favore della conferma della von der Leyen. Tuttavia, se fino a qualche settimana fa si pensava che Draghi potesse essere il nome giusto per arrivare a una quadra tra Popolari e Conservatori, superando le difficoltà dell’altra destra europea di Salvini e Le Pen nell'immaginare un bis della von der Leyen, oggi la posizione della presidente uscente si è indebolita - e quindi i giochi sono più aperti.

Tra le opposizioni Elena Bonetti, che era ministra del governo Draghi, plaude all’intervento: «Ha ragione Mario Draghi: serve un cambiamento coraggioso in Europa per renderla più forte, competitiva e coesa per affrontare le sfide del futuro. Non possiamo più tergiversare. Noi ci siamo». Si sbilancia di più Emma Bonino, che vede un futuro per Draghi non tanto alla Commissione ma a capo del Consiglio europeo: «Io mi auguro la presidenza del Consiglio europeo, più che la presidenza della Commissione, perché mi sembra il ruolo più adeguato, ma questo lo sceglierà lui insieme con i capi di Stato e di governo».

Sul versante della maggioranza, Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, sembra strizzare l’occhio a Draghi: «La relazione di Mario Draghi è un prezioso stimolo per tutte le forze politiche europee. Parole chiare sulla competitività e sulla necessità di una maggiore integrazione tra gli Stati europei. Condividiamo, anche perché ci siamo espressi più volte nella stessa direzione, la sua esortazione a cambiare strategia e a vedere nelle sfide verdi, digitali e nella sicurezza comune la chiave di volta per costruire il futuro dell’Unione».

Di fronte a nuovi scenari europei, Draghi potrebbe essere quella figura di garanzia che non dispiace alle principali cancellerie europee e che piace anche al nostro governo poiché sarebbe un canale privilegiato per Roma, nel discutere i principali dossier che preoccupano il nostro esecutivo. Ma il gioco di incastri e gli equilibri politici non rendono l’ipotesi di un suo incarico così concreta. Anche perchè, come dimostrano i precedenti nazionali, Draghi farebbe bene a toccare ferro: chi entra Papa in conclave, poi esce cardinale.