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Bonino, la "grande italiana" che ha radicalizzato anche la Chiesa

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La leader radicale ha sparso aborto, divorzio e nichilismo a destra e sinistra. Neanche il mondo cattolico è scampato, complici gli elogi di papa Francesco. Il suo operato è una conferma in negativo della validità dei principi (e non solo "valori") non negoziabili: rifiutandoli frana tutto il resto.

Ecclesia 12_09_2026
Foto Cecilia Fabiano/LaPresse

La vita politica di Emma Bonino ha rappresentato un disastro per la società italiana. Il cuore delle persone non si giudica, ma la loro attività politica sì. Oggi si parla, spesso in modo improprio, di discernimento, ora il discernimento richiede la valutazione, ossia il giudizio sulla storia che viviamo a partire da principi superiori alla storia, altrimenti a giudicare sarebbe la storia stessa, ossia dal principio di effettualità: quello che si fa è buono solo perché lo si è fatto.

Se ci attenessimo a questo principio dell’effettualità dovremmo lodare l’operato di Emma Bonino ed esaltarne la figura politica. Su tutti i fronti – almeno fino ad ora – ha avuto successo. Perfino vescovi e cardinali parlano il suo linguaggio. Un Pontefice l’ha chiamata “una grande italiana”. Tutti i partiti – più o meno – si sono “radicalizzati”, nel senso che sono diventati una specie di “partito radicale” alla Bonino. Il divorzio e l’aborto come diritti trovano tutti d’accordo, e guai ad ogni piccolo dissenso. La sua idea di libertà intesa come autodeterminazione ha investito tutti i campi della bioetica, più in là di divorzio e aborto, raggiungendo i temi delle coppie omosex e dell’eutanasia. Non c’è stato scampo alle sue idee e infatti in questi momenti, dopo la sua morte, la valutazione da parte di questa testata è piuttosto isolata dal contesto politicamente corretto dei molti interventi di maniera.

Questo se ci attenessimo al principio da essa invocato come fondativo: l’autodeterminazione di volontà intesa come diritto assoluto. La volontà è incapace di auto-fondarsi, sa solo porsi senza argomenti, perché questi la dovrebbero precedere e allora essa non sarebbe più assoluta. Assoluto è ciò che si fonda da sé, ciò che è “causa sui”, come diceva la filosofia cristiana a proposito di Dio. Applicato alla volontà umana un simile principio è distruttivo, perché immotivato e privo di ragione. Fonda i diritti senza alcun riferimento al diritto e ad un ordine oggettivo e quindi libero dai desideri (spesso perversi) individuali. Pone i diritti in balia delle scelte immotivate, anche le più stravaganti, anche le più dannose, basta che siano decise liberamente, ossia senza motivo. Questo è il nichilismo radicale che Emma Bonino ha seminato a lungo e che è stato distruttivo di ogni riferimento della società italiana ad un ordine dato. Quanti fanno riferimento a questo ordine naturale, oggettivo, finalistico non possono che dare un giudizio totalmente negativo sull’opera politica della Bonino.

Nei commenti a caldo di questi giorni abbiamo letto molti elogi spesso stucchevoli, pochissime critiche e, quando qualcuno se ne è permessa una, ha comunque lodato la sua “coerenza” il suo “impegno”, il suo “coraggio”. Ma sulla strada del male la coerenza è un male mentre l’incoerenza è un bene. Viva l’incoerenza del malefico. Così si dica anche per l’impegno e per il coraggio che sono deleteri nel fare il male. Siamo d’accordo che l’attività di Emma sia stata pienamente coerente secondo i principi di un pensiero liberale puro ed estenuato, che parte da una situazione originante di anarchia individualista che poi non è più possibile ordinare, perché o l’ordine c’è fin da subito e quindi può diventare criterio ordinativo delle nostre azioni, o non ci sarà più, perché l’ordine né si impone con la forza né si instaura con dei patti. Il “sistema” Bonino  ha toccato così i temi della vita e della distruzione della famiglia ma anche l’economia in senso puristicamente liberista e l’Unione Europea nella quale – fondando il partito +Europa – voleva trasferire i medesimi principi del liberalismo del nulla e dell’autodeterminazione volontarista. Mentre sul piano della vita e della famiglia le reazioni stentano a farsi vedere, su questo piano europeo qualche novità rispetto alla “direttiva Emma” sembra emergere proprio in questi giorni.

Valutando l’operato complessivo in sede sociale e politica di Emma Bonino si ha una chiara conferma – in negativo – della validità della dottrina dei principi non negoziabili. Si dice che Emma ha sì voluto l’aborto e l’eutanasia, ma anche la lotta alla fame e il rispetto dei carcerati. Si tratterebbe di valori sia negli uni che negli altri casi, da commisurare e bilanciare tra loro. Forse per questo Avvenire ieri titolava dicendo che Bonino ha creato divisioni sulla vita ma anche unità su altri temi. Ora, questa visione è da rifiutare. I principi non negoziabili – tra cui vita e famiglia – sono non solo dei valori ma dei principi. Chi li danneggia provoca danni a tutta la società, in mille altri campi, perché fa crollare i pilastri del vivere insieme. Approvate l’aborto, priverete la società di un fondamento di verità e di ordine che si ripercuoterà in altre situazioni, anche nel trattamento dei carcerati o in quello degli affamati. Per questo la politica di Emma è stata un disastro, non è situabile solo in un ambito, fa franare tutto. E per questo le lodi anche delle più alte cariche istituzionali lasciano perplessi.

Emma Bonino è stata dapprima vezzeggiata e poi decisamente accolta anche nel mondo cattolico. Lungo la sua storia le sue conferenze in parrocchia non si contano. Anche in queste ore molti esponenti – diciamo così – del mondo cattolico in vari settori ne mettono in luce le qualità e i benefici apportati. L’evento più significativo però, da questo punto di vista, è stato l’incontro personale con papa Francesco del 5 novembre 2024, che a disastro aveva aggiunto disastro. È stato il sigillo di quanto la Chiesa fosse stata nel frattempo cambiata da Emma Bonino e da quella parte ideologica. I Papi possono incontrare tutti e quindi il problema non stava nell’incontro in quanto tale i cui contenuti rimanevano segreti. Stava piuttosto nelle parole di Francesco secondo cui Emma era una grande italiana, aveva fatto sì delle cose sbagliate ma ciò che conta è la persona. L’idea lì espressa era che annunciare le verità morali è proselitismo, in quanto le norme rimangono astratte finché non le si incarna in un contatto personale, nel quale però la loro perentorietà obbligante viene meno, come dall’astratto al concreto della vita. Con la qual cosa la teologia morale cattolica da cui valutare un operato politico viene meno.



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