Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Apollinare a cura di Ermes Dovico
PRO LIFE SCONFITTI

USA, 5 referendum su 5 vinti dagli abortisti (ben finanziati)

Sconfitta del fronte pro vita nei cinque Stati USA in cui si sono votate proposte referendarie in tema di aborto. In tre casi (California, Michigan e Vermont) si introduce un diritto all’aborto nella Costituzione statale. Negli altri due (Kentucky e Montana) bocciate delle proposte a tutela della vita nascente. La campagna pro aborto finanziata con 320 milioni di dollari.

Esteri 10_11_2022

Insieme alle elezioni di medio termine, in diversi Stati degli USA gli elettori hanno votato anche su proposte referendarie a favore della vita o dell’aborto. Nei cinque Stati in cui gli elettori hanno espresso il loro voto su questo tema cruciale - ossia Kentucky, Vermont, California, Montana, Michigan - si è registrata una sconfitta del fronte pro vita. Una sconfitta già chiara, sebbene gli spogli siano ancora in corso nel momento in cui scriviamo. Si noti che in California, Michigan e Vermont le proposte sottoposte agli elettori erano emendamenti costituzionali a favore dell'aborto. Vediamo nel dettaglio cosa prevedevano le varie proposte approvate.

In California, con l’approvazione della cosiddetta Proposta n.1 (65% a favore, 35% contrari), si modifica la Costituzione, introducendo una esplicita protezione al diritto all’aborto sino al momento della nascita (“Lo Stato non deve negare o interferire con la libertà riproduttiva di un individuo nelle sue decisioni più intime, che include il suo diritto fondamentale di scegliere di abortire e il suo diritto fondamentale di scegliere o rifiutare i contraccettivi”). Attualmente la California permette l'aborto sino alla 24a settimana di gravidanza e, successivamente, quando si ritenga minacciata la vita o la salute della donna. La Conferenza episcopale della California aveva incoraggiato gli elettori a bocciare la proposta, ma i vescovi non sono stati ascoltati.

In Michigan, con l’approvazione della cosiddetta Proposta 3 (56,7% a favore, 43,3% contrari), si modifica la Costituzione statale, introducendo un nuovo “diritto fondamentale alla libertà riproduttiva, che implica il diritto di prendere decisioni su tutte le questioni relative alla gravidanza, incluse ma non limitate a cure prenatali, parto, cure post-partum, contraccezione, sterilizzazione, cura dell'aborto, gestione dell'aborto spontaneo e cura dell'infertilità”. In Michigan, le donne già oggi possono abortire per qualsiasi motivo prima della 24a settimana, successivamente solo per salvare la vita della donna. La coalizione pro-life, inclusa la Conferenza episcopale del Michigan, aveva fortemente chiesto ai cittadini di bocciare la proposta di emendamento costituzionale che avrebbe introdotto un “nuovo diritto illimitato all'aborto”. I cittadini, anche in questo caso, non hanno ascoltato i richiami accorati dei vescovi.

In Vermont, i cittadini hanno votato a favore della proposta di emendare l’articolo 22 della Costituzione (77,2% favorevoli e 22,8% contrari). Il testo della cosiddetta Proposta 5 è chiarissimo: “Il diritto di un individuo all'autonomia riproduttiva personale è fondamentale per la libertà e la dignità di determinare il proprio corso di vita e non deve essere negato o violato a meno che non sia giustificato da un interesse statale impellente raggiunto con i mezzi meno restrittivi”. Un ulteriore ampliamento che potrebbe bloccare ogni futuro tentativo di limitare o abolire l’aborto in uno Stato dove la soppressione dei nascituri è già legale fino alla nascita. Chiesa e pro life, anche qui, hanno invitato, invano, a votare contro la modifica costituzionale.

In Kentucky, i cittadini si sono espressi contro la proposta di un emendamento (52,4% contrari, 47,6% favorevoli) che prevedeva semplicemente di esplicitare che la Costituzione dello Stato non protegge l'aborto (“Per proteggere la vita umana, nulla in questa Costituzione deve essere interpretato in modo da garantire o proteggere un diritto all'aborto o richiedere il finanziamento dell'aborto”). Le leggi in vigore nel Kentucky, grazie alla maggioranza Repubblicana, proibiscono l'aborto, con le eccezioni di salvare la vita di una donna o prevenire gravi rischi per la sua salute fisica. In questo caso i gruppi pro life e la Chiesa cattolica avevano chiesto ai cittadini di sostenere l’emendamento per limitare i possibili eccessi di creatività interpretativa pro aborto dei giudici, ma gli elettori hanno appunto bocciato la proposta.

In Montana, si è tenuto un vero e proprio referendum legislativo sulla Proposta 131 (LR-131), che intendeva proteggere i bambini nati vivi dopo un tentativo di aborto (“… si stabilisce che i neonati nati vivi, compresi i neonati nati vivi dopo un aborto, sono persone giuridiche; ... si richiede agli operatori sanitari di intraprendere le azioni necessarie per preservare la vita di un neonato nato vivo; si prevede una sanzione in caso contrario”). In Montana l’aborto è permesso sino alla 24a settimana e, successivamente, per salvare la vita della donna o per prevenire gravi rischi per la sua salute fisica. Purtroppo, pur essendo questa proposta incentrata solo a fornire cure salvavita a un bambino che è già nato, gli elettori l’hanno bocciata (52,4% contrari, 47,6% a favore, con l’82% dei voti scrutinati).

Tre riflessioni. Uno, dalla sentenza Dobbs della Corte Suprema, ogni volta che i cittadini sono stati chiamati ad esprimersi sull’aborto, come già verificatosi in Kansas lo scorso agosto, il sostegno all’aborto libero è stato maggioritario, nonostante i sondaggi indichino che lo si voglia limitare. Due, la voce della Chiesa cattolica non è ascoltata, pesa anche la mancanza di un giudizio netto dell’intera Conferenza episcopale su Biden, Pelosi e i catto-dem pro aborto, anche se ci sono state delle prese di posizione in tal senso, ultima quella di mons. William Lori, presidente del Comitato per le attività pro vita della stessa Conferenza episcopale. L’Assemblea elettiva dei vescovi del prossimo 14-17 novembre deve uscire da ogni ambiguità. Tre, l’Amministrazione Biden, i finanziatori del Partito Democratico, le multinazionali abortiste e molti “filantropi” (Soros e Bloomberg in particolare) hanno investito ben 320 milioni di dollari per sostenere l’aborto. I Repubblicani dovranno fare altrettanto, ma per la vita.