Libano devastato, a pagare sono soprattutto i civili
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Oltre 200 morti e mezzo milione di sfollati per gli intensi attacchi israeliani anti-Hezbollah che hanno finora colpito più di 500 obiettivi. La minaccia di radere al suolo la periferia sud di Beirut.
- Israeliani e palestinesi, giovani che conoscono solo la guerra, di Nicola Scopelliti
Sono giorni durissimi per il Libano. Da lunedì scorso, quando Hezbollah ha deciso di scendere in guerra a fianco dell'Iran, le forze israeliane stanno bombardando tutto il Paese e hanno colpito più di 500 obiettivi: dalla periferia sud di Beirut alla valle della Bekaa nel nord-est, all'area di Tripoli nel nord alla regione a sud del fiume Litani, al confine con Israele, già evacuata da giorni – secondo l'esercito israeliano (Israeli Defence Force, IDF) sono state scacciate dal sud del Libano 420.000 persone – nessun luogo è al riparo dagli attacchi.
Sembra di assistere a una sorta di punizione collettiva: lo scopo dichiarato degli attacchi di IDF è l'eliminazione di uomini, strutture e mezzi di Hezbollah, ma più della metà delle vittime di questa settimana di bombardamenti violentissimi appartiene alla popolazione civile. A quanto si apprende sono stati uccisi medici e paramedici accorsi a portare soccorso, pensionati, famiglie intere, molti bambini, di cui quattro fratellini. L'attacco su un edificio a Saida – 11 vittime - ha colpito, oltre a un presunto centro di Hezbollah, una sezione della locale Croce Rossa.
Per quanto riguarda la periferia sud di Beirut, un'amplissima ragnatela di quartieri che ospita decine di scuole e di ospedali, due campi rifugiati palestinesi, Bour al Baranj e Shatila, l'aeroporto e centinaia di migliaia di persone di ogni credo, il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich ha dichiarato in un video diffuso sui social media che l'intento dello Stato Ebraico è renderla «un'altra Khan Younis», la città della striscia di Gaza rasa al suolo dalle forze israeliane nel corso dell'ultimo anno.
Giovedì pomeriggio il portavoce di IDF in lingua araba Avichay Adraee ha lanciato ordini di evacuazione a tutta la zona, provocando la fuga di un altro mezzo milione di persone che, prese dal panico, hanno raccolto le loro masserizie e sono fuggite dalle loro case con ogni mezzo: a piedi, in bus, in automobile, in motorino. Il traffico della città è impazzito e si sono creati imbottigliamenti lunghi ore. Il personale ha lasciato l'aeroporto e quasi tutti i voli sono stati cancellati. L'ambasciata americana ha chiesto a tutti i connazionali di lasciare il Paese, assicurando aiuto nelle operazioni di rimpatrio.
Per qualche motivo – consultazioni diplomatiche volte ad evitare la completa distruzione di un terzo di Beirut, oppure guerra psicologica - i bombardamenti non sono iniziati che poco prima delle 23 di giovedì sera.
Mentre scriviamo, quasi ventiquattr'ore dopo, non sono ancora finiti. Contemporaneamente IDF ha sferrato decine e decine di attacchi mortali sulla valle della Bekaa, nei dintorni di Baalbek, e sulla zona a sud del fiume Litani, già quasi completamente distrutta. Lì uomini di Hezbollah sono impegnati in un corpo a corpo con i soldati israeliani – secondo IDF ne hanno feriti alcuni, tra cui il figlio dello stesso Smotrich - ma la lotta è impari.
Venerdì mattina il risveglio è stato aspro per il Libano. Il bilancio aggiornato del Ministero libanese della salute pubblica è salito a 123 morti e 638 feriti a causa degli attacchi israeliani, a partire dall'inizio delle operazioni militari di lunedì scorso. Migliaia di rifugiati hanno dormito all'addiaccio sui marciapiedi e nelle piazze di Beirut, sul lungomare e davanti alle vetrine eleganti del centro città. Il ministro libanese per gli affari sociali ha annunciato che lo stadio Camille Chamoun e la piscina olimpionica di Dbaye saranno messi a disposizione dei rifugiati, assieme a un aiuto finanziario per 50.000 famiglie. Da parte sua Hezbollah ha lanciato un ordine di evacuazione agli abitanti dei villaggi israeliani entro 5 chilometri dal confine col Libano, in vista di lanci di razzi su alcune postazioni militari in Galilea.
Nel pomeriggio, mentre un fumo sinistro si levava su due terzi del Paese, un attacco israeliano ha colpito la postazione del contingente ghanese di Unifil nella località di Qouzah, nel sud, ferendo alcuni caschi blu.
Il Presidente siriano Ahmed al Sharaa ha incontrato l'omologo libanese Aoun, assicurando la sua solidarietà al Libano; frattanto, però, truppe del suo esercito si sono dispiegate lungo il confine con il Paese dei Cedri; al Sharaa, che deve il potere sulla Siria a Stati Uniti e Israele, potrebbe dover restituir loro il favore unendosi alla lotta contro il Partito di Dio, e dunque collaborare alla distruzione del Libano.
La sera di venerdì, il numero dei morti a causa di attacchi israeliani è salito a 217, e 798 feriti. I rifugiati registrati presso i centri di accoglienza sono 95.773. Tutti i voli verso qualunque destinazione sono sold out.
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