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San Claudio de la Colombière a cura di Ermes Dovico
Ora di dottrina / 197 – Il supplemento

Una con Cristo, cioè Corredentrice: la lezione di suor Lucia

La veggente di Fatima spiegava il titolo di Corredentrice fondandosi sulla contemplazione dei diversi misteri della vita di Gesù. Maria è unita al Figlio in ogni tappa dell’opera della redenzione da Lui compiuta, dall’Annunciazione al Calvario.

Catechismo 15_02_2026

Nel piano stabilito da Dio, ciascuno dei tre “pastorinhos” destinatari delle apparizioni del 1917 alla Cova da Iria aveva una missione specifica: Giacinta ricevette grazie speciali per essere la combattiva aralda della salvezza delle anime; Francesco ebbe in dono luci particolari di contemplazione per consolare il Cuore di Cristo; Lucia venne predestinata ad una vita decisamente lunga (morirà quasi centenaria nel 2005) per poter vivere e promuovere con discrezione nella Chiesa la devozione al Cuore Immacolato di Maria, sostenendo in modo particolare il pontificato di san Giovanni Paolo II. Potremmo dire che suor Lucia, negli anni trascorsi nel silenzio del monastero carmelitano di Coimbra, si “specializzò” nella conoscenza intima del Cuore Immacolato, ed ebbe la carità di offrire al mondo qualche luce nel suo ultimo libro Gli appelli del messaggio di Fatima, edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Padre Jesús Castellano Cervellera, OCD, nella presentazione, ha parlato di un “catechismo di Fatima”, ossia della comprensione della vita cristiana alla luce del messaggio di Fatima, e in particolare alla luce della devozione, caldamente raccomandata dalla Madonna, al Cuore Immacolato.

Il messaggio di suor Lucia è pertanto quello di una testimone privilegiata, non solo per le apparizioni ricevute da bambina, e poi almeno altre due volte nel corso della sua giovinezza (Pontevedra 1925, Tuy 1929), ma anche per la singolare intimità con il Cuore di Cristo e il Cuore di Maria che ella ha saputo coltivare in tutta la sua vita. Ma è anche il messaggio di una testimone particolarmente importante del sensus fidei, ossia di quella conoscenza che proviene dalla fede creduta e vissuta, di quella conoscenza che è frutto di una connaturalità sempre più profonda con i misteri della fede cattolica, “frequentati” quotidianamente nella preghiera, nella contemplazione, nel silenzio.

È in questo contesto che si può apprezzare il valore del suo frequente ricorso così “naturale” (in realtà, molto soprannaturale) al titolo di Corredentrice, mentre contempla i diversi misteri della vita di Cristo. A partire dall’Annunciazione. Dal momento in cui Maria Santissima diede il proprio consenso all’Angelo, aderendo pienamente e senza riserve al progetto di Dio, «per disposizione di Dio […] divenne con Cristo in certo modo la corredentrice del genere umano» (Gli appelli del messaggio di Fatima, Città del Vaticano, 2001, p. 105). La ragione di questa vocazione ad essere la Corredentrice è tutta nella profonda unione di lei al Figlio, che quel fiat ha suggellato: «In questo modo, nella più stretta unione che può esistere fra due esseri umani, Cristo iniziò con Maria l’opera della nostra salvezza. I palpiti del Cuore di Cristo sono i palpiti del Cuore di Maria, l’orazione di Cristo è l’orazione di Maria, le gioie di Cristo sono le gioie di Maria; da Maria, Cristo ha ricevuto il corpo e il sangue che dovranno essere rispettivamente immolato e versato per la salvezza del mondo. Perciò Maria, diventata una con Cristo, è la corredentrice del genere umano» (Ibi, pp.128-129).

Non c’è momento della vita di Cristo, non c’è sentimento del Figlio a cui Maria non si sia associata. Ella acconsente e si unisce ad ogni tappa dell’opera della redenzione compiuta da Gesù, divenendo, in forza di questa unione, la Corredentrice del genere umano. L’espressione ritorna sulla penna di suor Lucia anche commentando l’episodio della Presentazione di Gesù al Tempio; portando il Figlio al Tempio, ella non si limita a compiere la prescrizione della Legge, ma compie un’offerta “sacerdotale”, nella consapevolezza dell’offerta che il Padre ha domandato al Figlio e a lei medesima, per la redenzione degli uomini: «Lungi dal volerlo sottrarre a tante pene e amarezze [preannunciate in Is 53, 1 ss], lo prende tra le sue braccia dalla purezza immacolata, lo porta al tempio con le sue mani verginali e lo depone sull’altare affinché il sacerdote lo offra all’eterno Padre come vittima espiatoria e ostia di lode. Qui Maria non offre solo suo figlio, ma offre se stessa con Cristo, perché il suo corpo e il suo sangue Gesù lo aveva ricevuto da Maria; così Maria si offre in Cristo e con Cristo a Dio e perciò è corredentrice con Cristo dell’umanità» (Ibi, p. 282).

È interessante notare come suor Lucia, espressione prescelta del sensus fidei, si ponga naturalmente a favore della corredenzione di Maria, in virtù della singolare e intima unione della Madre con il Figlio. Nella sua “catechesi”, ritorna incessantemente l’espressione “con lui” e “in lui”, ad indicare che la corredenzione non è altro dalla redenzione del Figlio, non è una “redenzione parallela”, ma è precisamente la partecipazione piena della Madre all’opera del Figlio, la sua adesione profonda nell’offerta di Lui e nell’offerta di se stessa con Lui, preannunciando e compiendo nel modo più perfetto possibile ad una creatura quanto la Chiesa farà nei secoli, offrendo appunto Cristo all’eterno Padre nell’Eucaristia e unendo se stessa al suo sacrificio.

Il Calvario è il punto di arrivo, la consumazione di quell’offerta e di quell’unione iniziata nell’assenso dato a Dio nell’Annunciazione. Lì ella «condivise questa dolorosissima passione [del Figlio] come corredentrice, essendoci stata data come madre ai piedi della Croce» (Ibi, p. 173). La maternità di Maria nei confronti degli uomini nasce precisamente in forza del suo essere Corredentrice, ossia della sua piena associazione al sacrificio fecondo di Cristo. Commentando l’apparizione del 13 ottobre 1917, suor Lucia ricorda che Maria si era mostrata come l’Addolorata, la Madre dei dolori, «perché nel suo cuore ha sofferto il martirio di Cristo, con lui e accanto a lui», divenendo così «la Madre del Corpo mistico, la Chiesa, che è la sua generazione spirituale» (Ibi, pp. 173-174).

Non è possibile sostenere che Maria sia Madre della Chiesa e Madre nostra negando al contempo la sua partecipazione al sacrificio redentore di Cristo, ossia la sua corredenzione. La Chiesa, ci dice suor Lucia, è la sua «generazione spirituale», generazione avvenuta in quelle doglie del parto che le erano state risparmiate nel parto verginale, e che invece troviamo chiaramente espresse nella Donna dell’Apocalisse. La nuova “natura” di Maria, dopo il suo assenso all’Incarnazione del Verbo in lei, è quella di essere una con Cristo; e in virtù di questa unione, ella, nuova Eva, concepisce e partorisce la Chiesa e tutti i cristiani.

Il mistero più profondo del Cuore Immacolato, quello che la veggente di Fatima ha contemplato per anni, è proprio quello di essere uno con il Cuore di Cristo. Il disegno originario della prima donna e del primo uomo chiamati ad essere una sola carne era immagine di un’unione ben più perfetta e feconda, quella del Cuore di Cristo e del Cuore della Madre, che insieme hanno rigenerato l’umanità, generando la Chiesa. È a questa profondità che suor Lucia comprende il mistero della Corredentrice.



Ora di dottrina / 197 – Il video

La nuova Eva

15_02_2026 Luisella Scrosati

Non meno importanti delle profezie dirette su Maria, sono quelle indirette: in primis, quella di nuova Eva insieme a Cristo, nuovo Adamo. Un parallelo evidente già per sant’Ireneo e molti altri Padri della Chiesa. Il fondamento nelle Scritture: «la donna», per san Giovanni.

Ora di dottrina / 195 – Il supplemento

La corredenzione e il parallelo Maria-Abramo

01_02_2026 Luisella Scrosati

Con riferimento esplicito alla corredenzione mariana, il beato Giacomo Alberione scrive più volte del parallelo fra Abramo e Maria, spiegando che lei, «più forte di Abramo, offrì il suo Unigenito al Padre, rimanendo ferma nella fede e nel proposito di tutto soffrire per la redenzione del mondo».

Ora di dottrina / 194 – Il supplemento

Redentore e Corredentrice, la spiegazione del beato Alberione

25_01_2026 Luisella Scrosati

Appoggiandosi alle Scritture, alla Tradizione e al Magistero, il padre della Famiglia paolina affermava la verità della corredenzione spiegando che Gesù, «Mediatore principale per ufficio», associa a Sé sua Madre nell’opera di mediazione: ella, per mezzo di Lui e in Lui, merita così la salvezza dei suoi figli.