Trump firma una cambiale in bianco a Erdogan sugli F-35
Trump ammira Erdogan e vuole rimuovere le sanzioni imposte alla Turchia dalla sua prima amministrazione, consentendo la vendita di componenti di F-35. Un terremoto diplomatico e militare.
«Abbiamo un rapporto migliore con la Turchia, e la Turchia si è dimostrata per molti aspetti molto più leale di altri Paesi che avremmo ritenuto leali». «Revocheremo le sanzioni. È ora di farlo. Non vogliamo sanzionare gli amici». Così il presidente americano Trump all’inizio del vertice della Nato che si tiene ad Ankara, il primo in Turchia dopo 22 anni di assenza. Il paese meno democratico dell’Alleanza e quello con la politica estera più aggressiva in assoluto, con la tendenza a giocare su più tavoli da battitore libero e con il grosso delle forze navali schierato contro un alleato della Nato (la Grecia) adesso sembra il nuovo beniamino del presidente americano. Lo vuole potenziare, proprio mentre annuncia tagli drastici, senza precedenti, nell’apparato della difesa statunitense dell’Europa continentale.
In uno degli ormai prevedibili cambi di rotta, l’amministrazione Trump 2 distrugge di colpo il lavoro fatto… dall’amministrazione Trump 1 che aveva semmai cercato di emarginare la Turchia di Erdogan dai programmi più costosi e sensibili della Nato, fra cui soprattutto l’F-35. La prima amministrazione Trump aveva infatti escluso la Turchia dal programma di sviluppo del caccia invisibile, perché Erdogan, nel 2017 aveva acquistato dalla Russia i nuovi sistemi di difesa anti-aerea S-400.
Per un caccia invisibile, la segretezza è tutto e il rischio concreto è che gli S-400 turchi possano “capire” come e dove volano gli F-35 e i tecnici che gestiscono il sistema (non è da escludere che siano ancora russi, né che siano ancora attive misure di controllo in remoto) possano passare i dati a Mosca e ai suoi alleati, fra cui anche lo stesso Iran. Il Congresso degli Usa, nel 2020, aveva vietato per legge la riammissione della Turchia nel programma F-35, almeno finché non avesse rinunciato del tutto ai sistemi russi di difesa aerea.
Però, l’agenzia Reuters ha riportato il mese scorso che l'amministrazione Trump abbia formalmente notificato al Congresso la sua intenzione di vendere più di 700 milioni di dollari in motori a reazione F-110 (quelli usati per gli F-35) alla Turchia. Gli F-110 servono all’aviazione turca per completare il programma del suo nuovo caccia Kaan. A domanda se stesse preparando a vendere i motori e anche gli F-35 completi alla Turchia, Trump rispondeva: «Penso di sì, guarda... Probabilmente farò qualcosa che lo renderà [Erdogan] molto felice».
Negli ultimi anni, funzionari americani e turchi hanno discusso di possibili soluzioni al problema della presenza inquietante di una difesa antiaerea russa. Si è discusso l'invio del sistema S-400 in Ucraina o il suo trasferimento in un luogo sicuro controllato dagli Stati Uniti. Nessuna di queste soluzioni si è finora concretizzata. Però Trump vuole procedere ugualmente.
Netanyahu è stato il primo amico e alleato del presidente americano a reagire con collera e sconcerto. Intervistato in merito alla prossima vendita dei super-caccia americani, che fanno parte anche della flotta aerea israeliana, il premier di Gerusalemme ha definito la Turchia «un regime infettato dai Fratelli Musulmani, un movimento estremo che odia l'America e grida 'Morte all'America'». Dunque: «Non credo che dovrebbero ricevere F-35 o motori per i loro caccia».
Più silenziosamente, ma con la stessa angoscia, la questione viene seguita da vicino in Grecia che vede premiato il suo principale antagonista (anche se formalmente alleato), senza alcuna ragione apparente. La Grecia ha formato, con Israele e Cipro, un nuovo patto di mutua assistenza militare e di sicurezza. L’obiettivo immediato è quello di proteggersi dal terrorismo di Hezbollah e dall’Iran. Ma è evidente che lo scopo di lungo periodo è quello di contenere la Turchia, che continua a occupare Cipro nord, vuole appropriarsi dei giacimenti di gas sottomarino, è perennemente ai ferri corti con i greci (per il controllo dell’Egeo) ed usa nei confronti di Israele gli stessi toni e slogan di Hamas. Da ultimo: Erdogan ha pregato per la distruzione dello Stato ebraico.
Ma la resistenza maggiore, Trump la incontrerà in Congresso, con cui è già ai ferri corti da mesi. L’opposizione alla vendita dei caccia invisibili alla Turchia è trasversale, coinvolge Democratici e Repubblicani. «Sappiamo che non accadrà (la vendita dei motori, ndr) finché non sarà risolta la questione del sistema di difesa aerea S-400», ha dichiarato, ad esempio, il senatore Mike Rounds, Repubblicano. Quattro deputati democratici hanno esortato i leader della Camera a presentare una risoluzione congiunta di disapprovazione qualora l'amministrazione Trump dovesse procedere con i piani per consentire alla Turchia di rientrare nel programma F-35.
