Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
la perizia in commissione

La condanna della vigile attesa e la vittoria dell'indometacina

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La perizia della Commissione Covid sancisce il fallimento della raccomandazione “paracetamolo e vigile attesa” e conferma l'efficacia del protocollo terapeutico Fazio-Bellavite a base di indometacina, che la Bussola difese e diffuse. Non ci sono più scuse: ora Speranza deve rispondere degli errori sulle terapie domiciliari. In ballo ci sono i morti che si potevano evitare e i ricoveri che intasarono gli ospedali. 

Attualità 28_07_2026

Per poter “apparecchiare” le prove della disfatta della gestione dell’ex ministro Roberto Speranza, la Commissione di indagine Covid aveva bisogno della “pistola fumante” da presentare all’ex titolare della Salute. E l’ha trovata con una corposa perizia tecnica che boccia senza appello la raccomandazione di Paracetamolo e vigile attesa che fu la prima indicazione ministeriale durante i drammatici mesi della pandemia.

Ora, con un giudizio del genere, che certifica che l’approccio della vigile attesa nei pazienti paucisintomatici fu deleterio e aggravò i ricoveri in ospedale, la Commissione dovrà chiedere a Speranza di presentarsi per essere audito. E questo rappresenterà sicuramente uno dei momenti più importanti nella vita della Commissione alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa di agosto.

E lo farà presentandogli i risultati di una perizia, che difficilmente l’ex ministro potrà smentire.

Anzitutto perché la perizia è stata affidata non ad un medico qualunque, ma a un dirigente del Servizio pubblico, la dottoressa Simona Amato, direttore Uoc Accreditamento, Qualità e Risk Management dell'Asl Roma 2. In secondo luogo, perché la sua nomina è avvenuta all’unanimità da parte dell’ufficio di presidenza, nel quale siedono anche esponenti dell’opposizione che all’epoca erano al governo.

Eppure, da un punto di vista medico, la perizia della dottoressa Amato non aggiunge nulla di quanto non fosse già noto, ma mette un punto finale su una vicenda che anche su queste colonne abbiamo documentato abbondantemente: l’abbandono terapeutico di migliaia di pazienti che, senza alcuna indicazione da parte dei loro medici di medicina generale, hanno visto aggravarsi la malattia da Covid 19 fino a dover ricorrere alle cure dell’ospedale e in alcuni casi rimettendoci la vita.

Si potevano salvare? La domanda resta sullo sfondo, ma la risposta affermativa è implicita nell’analisi della vigile attesa, che, appurato non essere un vero e proprio protocollo medico, è stato considerata anche da parte della Federazione degli Ordini dei medici una «mera raccomandazione». Sì, una raccomandazione, però, che è stata seguita pedissequamente da migliaia di medici e ha fatto danni evidenti.

Perché, come si legge nel documento che la Bussola ha potuto visionare «la vigile attesa è un atteggiamento che di norma viene assicurato quando le possibilità̀ di guarigione spontanea sono notevoli e se sappiamo che la malattia, che stiamo affrontando, difficilmente evolverà̀ in maniera pericolosa». E questo non era certo il caso del Covid 19.

Ma anche perché «a ben vedere però nemmeno la vigile attesa e la terapia sintomatica avevano all’epoca evidenze solide ed incontrovertibili, vieppiù̀ che la malattia era pressoché́ sconosciuta. Eppure, la citata circolare, in maniera inconfutabile, indica per i pazienti positivi al tampone per infezione da SARS-COV-2, che siano asintomatici o pausintomatici, e si trovino a domicilio, la vigile attesa e trattamenti sintomatici quali ad esempio il paracetamolo». Una follia sanitaria. Motivo per cui – si legge sempre nel documento firmato dalla dottoressa Amato - la “vigile attesa” è andata a impattare nella situazione già critica della organizzazione delle cure territoriali» mentre «per un paziente “a domicilio” nella fase di replicazione virale sarebbe stato logico considerare l’introduzione precoce di trattamento ad azione antivirale, soprattutto se presenti fattori di rischio per progressione di malattia, piuttosto che la vigile attesa e il paracetamolo».

Nel testo la Amato spiega molto bene – come la Bussola fece dando voce a numerosi medici sul campo – il meccanismo di proliferazione della malattia da Covid e, sostanzialmente, la sua evoluzione in una malattia diversa in fase grave. Invece «l’approccio di vigile attesa e paracetamolo indicato dalla prima circolare del 30 novembre 2020 non ha tenuto conto delle prove scientifiche effettivamente a disposizione nella letteratura scientifica dando, dunque, delle indicazioni non supportate da prove di efficacia e ponendo quindi a rischio di evoluzione di malattia i pazienti paucisintomatici a domicilio».

E questo ha provocato nei pazienti «un senso di abbandono e dunque di stress che impattando negativamente con il sistema immunitario ha aumentato il rischio di progressione e danno della Covid 19».

Le prove scientifiche erano disponibili? Sì, e non solo a livello empirico.

E qui veniamo ad un aspetto che non è stato colto nel dare la notizia della perizia, quello delle terapie possibili per affrontare una malattia che all’epoca era ancora sconosciuta.

Dice la Amato: «Infatti, le prove scientifiche pubblicate avevano messo in evidenza come l’approccio alla malattia dovesse essere tempestivo per evitare la tempesta citochinica il cui esito poteva essere fatale e dunque un approccio di vigile attesa risulta in palese contrasto con la fisiopatogenesi della malattia». Una frase che conferma la bontà dei tentativi, all’inizio empirici e poi sempre più supportati da solida letteratura che il Covid 19 andasse aggredito sin dal suo insorgere. Il contrario di quello che è stato fatto.

Come?

La Amato non si spinge a fare una disamina delle tante terapie di contrasto proposte, ma ne sceglie una in particolare, che i lettori della Bussola conoscono bene. Si tratta della terapia a base di indometacina, un potente FANS con una forte componente antinfiammatoria, quello che non poteva avere il paracetamolo (anche questo si sapeva), ma contemporaneamente un’azione antivirale importante.

Supportata da indagini scientifiche pre covid già dal 2006 e poi di epoca pandemica e da trials clinici sul campo, l’indometacina doveva essere considerata fin da subito nel trattamento iniziale del Covid a domicilio proprio per spegnere la tempesta citochinica e indebolire il virus.

E qui, giova menzionare proprio il trial clinico e la sua successiva pubblicazione che misero a punto i dottori Serafino Fazio dell’ospedale di Napoli e il “nostro” Paolo Bellavite, che utilizzarono nel protocollo proposto ai pazienti, proprio l’indometacina, unita a flavonoidi come quercetina e esperidina.

Così conclude la Amato: « È doveroso evidenziare che il Comitato tecnico scientifico nonostante i dati di mortalità̀ e morbilità̀, nonché́ le prove scientifiche pubblicate, non ha proceduto a rettificare le indicazioni sulla vigile attesa, nonostante la pubblicazione di uno studio italiano nel dicembre 2021 nel quale emergeva chiaramente che con l’intervento nei primi tre giorni dall’inizio dei sintomi con indometacina, Quercitina ed Esperidina i pazienti non necessitavano di ospedalizzazione e il decorso della malattia era trattabile a domicilio a differenza dei pazienti trattati con la stessa terapia dal quarto giorno di malattia in poi».

Ebbene, lo studio citato è proprio quello relativo al protocollo di intervento Fazio-Bellavite, che la Bussola, tra i pochi, si spinse a “rendere noto” ben sapendo che un quotidiano non può pubblicizzare cure, ma può e deve dare evidenza pubblica di ciò che funziona. E in questo, sicuramente, registriamo con piacere che dopo quasi 6 anni, il tempo ha dato ragione anche a noi che abbiamo dato credito all’impegno sul campo di Bellavite e Fazio.

La pubblicazione della perizia è stata accolta con favore dai commissari di Fratelli d’Italia, che in coro, hanno chiesto a Speranza di rendere conto degli errori in commissione. Da Alice Buonguerrieri («riteniamo doveroso che l’allora ministro della Salute, Roberto Speranza, risponda di questi dati») a Francesco Ciancitto, vicepresidente della Commissione («la vigile attesa richiesta dalle circolari del 2020 e del 2021, declinata nel controllo della saturazione fai-da-te, fu lacunosa in termini sanitari, ma anche strettamente concreti. Una vergogna assoluta, è doveroso che i responsabili ne rispondano»). Fino a Lucio Malan, capogruppo in Senato del partito di governo che ha notato come «se ci fosse stata una maggiore apertura verso altre terapie, probabilmente ne avremmo tratto enorme giovamento».

Ora, su questa penosa vicenda, è tempo che Speranza risponda e che risponda al più presto.