Ucraina, caos politico e incertezze militari
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Il siluramento da parte del presidente Zelenski del ministro della Difesa Fedorov ha provocato proteste di piazza che a loro volta hanno spinto al siluramento anche del Capo di stato maggiore Sirsky. Ma la situazione resta incerta. Tensioni anche con la Polonia. Appello dei vescovi polacchi e ucraini.
Il licenziamento, da parte di Volodimir Zelenski, del giovane e dinamico ministro della difesa Mikhailo Fedorov è solo uno degli elementi dell’attuale caos ucraino che ha coinvolto tutta la compagine di governo, sottoposta a un colossale rimpasto.
Per comprendere la situazione è opportuno fare due premesse: una storica e una di cronaca.
La premessa storica è che, nelle guerre di logoramento che durano anni, come nel caso di quella odierna, non solo le modalità di condotta bellica cambiano e si trasformano ma il logorio inflitto alle popolazioni può determinare repentini e imprevisti crolli di consenso. Per fare un paragone con la Prima guerra mondiale, nessuno si aspettava la caduta dello zar Nicola II il 2 marzo 1917 in seguito alla rivoluzione di febbraio (secondo il calendario giuliano). Allo stesso modo nessuno aveva previsto la resa degli Imperi Centrali nell’autunno del 1918 con un “effetto domino” iniziato in Bulgaria in settembre e concluso l’11 novembre. Questa considerazione valga a considerare l’estrema aleatorietà così come una possibile subitaneità di un crollo della Russia o dell’Ucraina, in barba a tutti gli illustri analisti che avevano previsto la fine del conflitto in questi quattro anni. Le incognite da calcolare in questa colossale equazione sono davvero tante e le previsioni degli esperti sono già state smentite troppe volte come quella di una guerra che la Russia avrebbe vinto in tre settimane o come una riconquista della Crimea da parte ucraina.
La premessa di cronaca, invece, riguarda una imbarazzante iniziativa di Zelenski della scorsa estate quando il presidente ucraino aveva voluto far dipendere le agenzie anticorruzione Nabu (Agenzia Nazionale Anticorruzione) e Sapo (Procura Specializzata Anticorruzione) dal Procuratore Generale (di nomina governativa). Le proteste di piazza avevano costretto Zelenski a fare marcia indietro e le suddette agenzie, nel novembre 2025, avevano provveduto a incriminare l’ex onnipotente eminenza grigia Andrij Yermak. Sempre in quella stessa estate 2025, in seguito a un ennesimo rimpasto voluto da Zelenski e accettato dal parlamento, Yulia Svyrydenko, vicina a Yermak, era diventata primo ministro.
Il 16 luglio scorso Zelenski ha licenziato Svyrydenko e tutti i suoi ministri sostituendola con Sergii Koretsky, ex capo dell’azienda energetica statale Naftogaz. Nel rimpasto non è stato riconfermato il ministro della difesa Fedorov, entrato in conflitto aperto con Oleksandr Sirsky, capo di stato maggiore dell’esercito ed è a questo punto che la piazza si è mobilitata a favore di Fedorov.
Sirsky, al quale sono stati riconosciuti dei meriti per la sua azione di comando nel 2022 (anche se non tutti quelli che Sirsky si attribuisce) ha sempre “goduto” sin dalla sua nomina, di una ben meritata fama di generale “macellaio” di scuola sovietica, indifferente alle sofferenze delle truppe e alle perdite, mentre il suo predecessore Valery Zaluzhny, di scuola occidentale, attualmente più popolare dello stesso Zelenski, è stato inviato a Londra in qualità di ambasciatore.
Con Fedorov al ministero della Difesa la guerra era cambiata in sei mesi con notevoli successi ucraini nella distruzione delle raffinerie russe, riuscendo a colpire persino quella di Omsk, in Siberia occidentale con effetti pesantissimi sull’economia russa. Per completezza di informazione va altresì notato che la Russia sta colpendo pesantemente le esportazioni di grano ucraino. Secondo il Kyiv Independent la situazione nel porto di Odessa ha raggiunto un punto critico e i bombardamenti russi stanno distruggendo il cuore logistico dell’Ucraina.
In definitiva entrambi i Paesi sono incapaci di difendersi con efficacia dagli attacchi reciproci, così come nessuno dei due eserciti può sperare, almeno a breve termine, di conseguire successi operativi o strategici. Tutto ciò è dovuto all’assoluta predominanza dei droni sul campo di battaglia e, per l’Ucraina tale sviluppo è dovuto all’opera innovatrice di Fedorov. Quello che la piazza ucraina comprende è che, con la dottrina Sirski, la guerra veniva lentamente ma sicuramente perduta mentre con la dottrina Fedorov viene almeno pareggiata. Tale impressione è stata confermata anche dalle reazioni dei military bloggers russi che hanno considerato il licenziamento di Fedorov come un fatto molto positivo per le forze armate russe.
L’approccio spregiudicato e asimmetrico di Fedorov ha portato a iniziative che, ai nostri occhi, appaiono raccapriccianti. Nell’intervista di Cecilia Sala a Fedorov, si constata che «i militari ucraini hanno una piattaforma a premi dove caricano i filmati girati dai loro droni. A ogni mezzo russo distrutto, a ogni soldato nemico ucciso, corrisponde un punteggio. Il punteggio poi te lo spendi sull'Amazon della Guerra, una piattaforma dove puoi scrollare per circa 2000 prodotti e ordinare quello che vuoi con i punti accumulati, soprattutto altri droni. È uno strumento tragicamente meritocratico». D’altra parte lo stesso Fedorov è scampato a quattro attentati e, considerata la sua lotta alla corruzione, non è detto che la minaccia venga esclusivamente dai russi. Fedorov ha dichiarato che con la riforma degli appalti alle forze armate ha fatto risparmiare allo stato 100 milioni di dollari: tenendo conto della corruzione endemica dell’Ucraina (quella russa è sistemica perché funzionale al potere) c’è da credere che si sia fatto dei nemici.
Le proteste di piazza e anche di ampi settori delle forze armate hanno portato alla destituzione di Sirski rimpiazzato da Mykhajlo Drapatyi, più vicino alle idee di Fedorov. Non si tratta, tuttavia, solo di uno scontro di potere ma di un processo che interessa il popolo ucraino e ciò che vuole diventare. Dalle proteste sembra che l’idea di un “uomo solo al comando” - come Sirsky appariva e come lo stesso Zelensky finisce per diventare - non interessi agli ucraini quanto la pace, la libertà e la fine della corruzione.
Ma c’è un altro infortunio occorso a Zelenski nelle scorse settimane che può significare molto per l’Ucraina e per l’Est europeo. Il presidente ucraino, forse per avere l’appoggio dei nazionalisti più estremi, aveva intitolato un’unità delle forze armate all’UPA (esercito insurrezionale ucraino). Una iniziativa improvvida e contraddittoria in quanto l’UPA si era reso colpevole di stermini di ebrei (come ebreo è lo stesso Zelensky) e di ben 100.000 polacchi in Volinia e Galizia.
Immediata la risposta polacca con tanto di incidente diplomatico e di nuove tensioni, tenendo conto del numero di ucraini ospitati in Polonia e degli aiuti militari forniti sinora da Varsavia. A fronte di questa débâcle diplomatica la speranza è stata rappresentata dagli episcopati polacco e ucraino che, riprendendo la lezione e l’iniziativa di san Giovanni Paolo II hanno fatto proprio questo comandamento «Perdoniamo e chiediamo perdono». «Imponendo agli altri – scrivono i vescovi - una visione particolaristica del passato e del futuro, ci arrendiamo alla cultura della violenza e della forza oggi dominante. Insieme al santo padre Leone XIV, esortiamo tutti a pensare in termini di bene comune e non solo di interessi personalistici. Il Vangelo in cui crediamo ci insegna che il rimedio al peccato è il perdono, e che il limite che Dio ha posto al male è la misericordia».
L’appello alla riconciliazione, senza dimenticare i crimini propri e altrui, è la sola strada che potrà portare a una reale pacificazione anche tra ucraini e russi quando questa guerra, come tutte le guerre della Storia, sarà finalmente terminata.
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- Lo scempio del Libano di Elisa Gestri

