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crisi

Terremoto nel centrodestra dopo la sconfitta referendaria

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La maggioranza è in piena bufera con dimissioni a catena e ripercussioni sugli equilibri interni. E le nuove inchieste giudiziarie, come quella che coinvolge il ministero della Difesa, alimentano il sospetto che una parte delle toghe abbia colto l'occasione della vittoria del No al referendum. Nella difficoltà generalizzata emerge e sorprende la compattezza del Carroccio dopo la fine dell'era Bossi.

Politica 27_03_2026
foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Il centrodestra italiano attraversa una delle fasi più turbolente degli ultimi anni, una crisi che si è manifestata con particolare evidenza all’indomani della sconfitta referendaria e che sta producendo effetti a catena sugli equilibri interni delle principali forze della coalizione, a partire da Forza Italia, dove le dimissioni di Maurizio Gasparri da capogruppo al Senato rappresentano solo l’ultimo capitolo di una resa dei conti già in atto da settimane.

La decisione di Gasparri è maturata dopo la richiesta esplicita avanzata da 14 senatori su 20, tra cui figure di primo piano come i ministri Paolo Zangrillo e Maria Elisabetta Alberti Casellati, che appare chiaramente come una mossa volta a ridimensionare il peso del ministro degli Esteri Antonio Tajani, segretario del partito, accelerando al contempo il percorso verso congressi interni destinati a ridefinire la leadership azzurra.
Un passaggio che mette in luce tutte le fragilità di una formazione che, dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, sembra aver perso la propria identità originaria trasformandosi progressivamente in un contenitore politico incapace di attrarre l’elettorato moderato e sempre più percepito come uno spazio di sopravvivenza per una classe dirigente priva di reale radicamento e progettualità.

Un quadro che contribuisce anche a mettere in discussione l’attendibilità di sondaggi spesso considerati troppo generosi nei confronti degli azzurri, mentre sullo sfondo si profila l’ipotesi della nomina di Stefania Craxi alla guida del gruppo al Senato. Una scelta che potrebbe segnare un ritorno a posizioni più marcatamente garantiste proprio nel momento in cui il clima politico sembra invece muoversi in direzione opposta, anche per effetto delle tensioni che attraversano Fratelli d'Italia, dove la leadership di Giorgia Meloni è alle prese con una guerra sotterranea tra correnti che si è intensificata dopo le dimissioni di Daniela Santanchè da ministra del Turismo.
Un episodio, quest’ultimo, che ha riacceso il dibattito interno sul rapporto tra politica e giustizia e che rischia di mettere in difficoltà la stessa presidente del Consiglio, soprattutto se dovesse consolidarsi una linea più rigorosa sul piano etico, destinata a imporre dimissioni anche in presenza di semplici avvisi di garanzia. Una prospettiva che potrebbe rivelarsi insostenibile in un contesto già segnato da nuove inchieste giudiziarie, come quella che coinvolge il ministero della Difesa, RFI e Terna, con perquisizioni da parte della Guardia di Finanza nell’ambito di un filone investigativo che rappresenta uno sviluppo dell’indagine su Sogei avviata due anni fa e che coinvolge generali, manager e imprenditori.

Un intreccio che alimenta inevitabilmente sospetti e letture politiche, soprattutto tra chi ritiene che una parte della magistratura possa aver colto l’occasione della vittoria del No al referendum per riequilibrare i rapporti di forza dopo le tensioni generate dalle iniziative del governo nei confronti delle toghe nei mesi precedenti.
Una chiave interpretativa che, al di là della sua fondatezza, contribuisce a rendere ancora più incerto il quadro complessivo, mentre in questo scenario di difficoltà generalizzata emerge un dato in parte sorprendente, ovvero il rafforzamento relativo della Lega, che sembra aver ritrovato una certa compattezza interna proprio nel momento in cui gli alleati appaiono più divisi.
Una dinamica favorita anche dalla fine dell’era di Umberto Bossi, che ha chiuso definitivamente una stagione storica consentendo al partito di ridefinire i propri equilibri senza il peso delle vecchie contrapposizioni, e che oggi permette al Carroccio di presentarsi come un soggetto relativamente più stabile rispetto a Forza Italia e Fratelli d’Italia, entrambe alle prese con conflitti interni e pressioni esterne.

Si delinea così un centrodestra attraversato da profonde linee di frattura, dove la competizione tra leadership, le tensioni ideologiche e l’impatto delle vicende giudiziarie si intrecciano in modo sempre più evidente, mettendo in discussione la tenuta stessa della coalizione e aprendo interrogativi non solo sul futuro dei singoli partiti ma anche sulla capacità complessiva dell’area di governo di mantenere una direzione politica coerente in un contesto che appare ogni giorno più instabile e imprevedibile.



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