G7: dopo l'Iran, Macron riporta l'attenzione di Trump sull'Ucraina
Al G7 di Evian, il presidente francese Macron combina l'incontro fra Zelensky e Trump. L'obiettivo è spingere il presidente americano a occuparsi di nuovo dell'Ucraina. Ma prima deve essere veramente finita la guerra con l'Iran (e non è scontato).
Il G7 è un’occasione formale in cui tensioni e priorità politiche devono essere intuite oltre le dichiarazioni ufficiali. Infatti, mentre una prima dichiarazione adottata dai sette leader dei paesi più industrializzati del mondo parla di cooperazione e sviluppo, lotta a Ebola e ricerca contro il cancro, l’attenzione, reale, dei capi di Stato e di governo riuniti a Evian, in Francia, era sul Golfo e sull’Ucraina. O più precisamente: archiviato (almeno apparentemente) il conflitto nel Golfo, i leader del G7 vogliono riportare l’attenzione del loro alleato americano sul conflitto in Ucraina.
Trump pare essere dell’idea di spostare le sue priorità in questa direzione. Il 15 giugno ha dichiarato che ora che la questione con l'Iran «è risolta» può dedicarsi all'Ucraina. Ma in che modo, Trump non lo ha specificato. Il presidente francese Emmanuel Macron, padrone di casa, nonostante la freddezza accordata all’accoglienza dell’omologo americano (non è andato a incontrarlo al suo arrivo in aeroporto) ha gestito l’incontro al vertice fra Usa e Ucraina, ottenendolo dopo trattative difficili e ha chiesto esplicitamente all’inquilino della Casa Bianca di «fare più pressione su Mosca».
Macron, Trump e Volodymyr Zelensky hanno avuto un incontro trilaterale ieri mattina, martedì 16 giugno, prima dell'inizio della prima sessione di lavoro del G7 dedicata proprio alla crisi dell’Ucraina. Trump ha riassunto così il faccia a faccia con il presidente ucraino: farà «tutto ciò che è in mio potere» per convincere Mosca ad accettare un accordo di pace. «Ho parlato adesso con il presidente Zelensky e domenica (due giorni prima, ndr) ho parlato anche con il presidente Putin. Loro stanno continuando a combattere, stanno continuando a perdere i loro soldati, così tanti soldati, non succedeva una cosa del genere dalla Seconda Guerra Mondiale». Poi il presidente americano ha aggiunto il suo vero marchio di fabbrica: «Ho risolto 8 guerre, pensavo che questa fosse la più semplice da risolvere, ma in realtà purtroppo i due leader non sono compatibili, non riescono a incontrarsi».
Per quanto riguarda le armi diplomatiche ed economiche che Trump potrebbe usare per fare pressioni su Mosca, una volta finito il conflitto in Iran e riaperto lo stretto di Hormuz (cosa ancora tutt’altro che scontata): «Presto potremo» reintrodurre le sanzioni sul petrolio russo. «Presto saremo in grado di farlo perché il petrolio ora scorre. Avevamo revocato le sanzioni perché non vogliamo ostacolare il flusso di petrolio» ma ora «siamo nella posizione» di reintrodurle.
Il dialogo sull’Ucraina arriva in un momento di grande emozione per l’ultimo bombardamento russo su Kiev, nella notte fra il 14 e il 15 giugno, in cui è stato danneggiato anche il tetto della cattedrale della Dormizione, parte del complesso del Monastero delle Grotte della capitale ucraina, uno dei luoghi più santi dell’ortodossia. La Russia nega ogni responsabilità e accusa un errore della contraerea ucraina, le autorità ucraine parlano invece di un attacco deliberato condotto con un drone. Secondo un funzionario europeo, Zelensky ha mostrato a Trump le immagini dei danni causati dall'attacco durante l'incontro. Nella sessione del G7 se ne è parlato e “tutti sono rimasti scioccati”, secondo il resoconto del ministero degli Esteri francese. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz , parlando al fianco di Zelensky, ha affermato che gli Stati Uniti si sarebbero uniti agli alleati del G7 per fornire all'Ucraina maggiori capacità di difesa aerea.
Il dossier Ucraina, per gli Usa, può essere riaperto solo se la crisi nel Golfo è veramente archiviata. Trump, al G7, ha “venduto” la tesi della fine del conflitto e della sua sostanziale vittoria. Quanto alle garanzie che la guerra non riprenda e che l’Iran non si doti di armi nucleari: «l'inferno gli cadrà addosso se prova ad avere l'arma nucleare», ha detto Trump nel suo solito linguaggio. Contraddicendo tante altre sue dichiarazioni precedenti, ha dichiarato anche di non credere che ci sarà un cambio di regime a Teheran. Ma la pace nel Golfo dura solo a condizione che regga anche la tregua in Libano, nel conflitto fra Israele e Hezbollah.
Parlando di Benjamin Netanyahu, Trump ha dichiarato che deve essere «più responsabile nei confronti del Libano. Senza di me non esisterebbe Israele, perché nessun altro presidente era disposto a fare quello che ho fatto io». Ma non erano amici? «Ho avuto un ottimo rapporto con Bibi, ma ora Bibi deve essere più responsabile nei confronti del Libano», ha aggiunto Trump. Ma allora come risolvere il conflitto, garantendo anche la sicurezza israeliana? Trump avrebbe «suggerito a Israele che sia la Siria ad occuparsi di Hezbollah». Quindi, massima fiducia nell’ex combattente jihadista al Jolani, al secolo Ahmad al Sharaa, che fino a due anni fa era nella lista nera Usa dei terroristi islamici.
Per il Medio Oriente non esistono soluzioni lineari e soprattutto non si sono mai viste paci durature. Ma dalla stabilizzazione, almeno temporanea, del doppio conflitto Libano-Golfo (in realtà due fronti della stessa guerra) dipenderà l’impegno americano per la pace in Ucraina e soprattutto la ripresa di buoni rapporti commerciali fra Usa ed Europa. Perché è dalle tensioni sulla guerra nel Golfo, a cui tutti i partner europei si sono opposti, che Trump ha iniziato la nuova guerra commerciale contro l’Ue. Ed è sempre il conflitto contro l’Iran che ha incrinato rapporti fino ad allora solidissimi, come quello fra Trump e la premier Giorgia Meloni. “Mi hai abbandonato” pare che il presidente americano le abbia detto, a microfoni spenti. E lei lo avrebbe rassicurato dicendogli che l’amicizia non è mai finita. Uno dei tanti siparietti che fanno gola ai cronisti di gossip internazionale, ma rivelatori di rapporti tutt’altro che idilliaci fra le due sponde dell’Atlantico.
