Messori, amico e scrittore pieno di ironia. E quella volta in autogrill…
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La conoscenza nel 2008, il rapporto professionale, la sua ritrosia ad essere trattato come “personaggio”, l’amicizia e il suo tratto paterno. Ecco il Vittorio Messori raccontato dalla giornalista e traduttrice Sara Martín, che con il marito ha voluto lo scrittore come padrino del loro terzogenito.
Pubblichiamo di seguito la traduzione del ricordo su Vittorio Messori che Sara Martín – giornalista spagnola, traduttrice e collaboratrice della Brújula Cotidiana – ha scritto per Religion en Libertad. Sara ha a lungo collaborato con Messori come responsabile della comunicazione di LibrosLibres, la casa editrice che ha pubblicato la traduzione in spagnolo degli ultimi libri dello scrittore e apologeta italiano morto lo scorso 3 aprile.
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Ho conosciuto Vittorio Messori nel 2008. La mia è una storia come molte di quelle pubblicate in questi giorni, e senza dubbio la meno importante. Vittorio Messori ha condiviso per anni pranzi e cene con persone rilevanti della Chiesa, della cultura e della politica. Erano pasti in cui confidenze e segreti erano all'ordine del giorno, non ne dubito. Ma condivideva anche pranzi con molte altre persone senza alcuna rilevanza, e una di queste ero io. Le conversazioni con lui erano sempre interessanti, divertenti, intelligenti e stimolanti.
Oggi sono qui a scrivere queste righe perché Álex Rosal, direttore di Religion en Libertad, mio ex capo e sempre caro amico, me l’ha chiesto. Non parlerò dei meriti di Messori, del suo incredibile lavoro di ricerca, dei suoi libri e delle loro traduzioni, che si contano a centinaia. Quello che mi chiedono oggi è di parlare della mia storia personale con Messori, e così farò.
Quando ho incontrato Vittorio, ero responsabile della comunicazione e del marketing per la casa editrice spagnola LibrosLibres, che ha pubblicato la traduzione degli ultimi libri di Messori. Il mio compito era organizzare la sua agenda di interviste con i diversi media, concentrate in tre o quattro giorni che culminavano con la presentazione del libro in questione in una grande sala. Non so se fosse per la mia giovinezza (avevo 24 o 25 anni all’epoca), o forse per la totale mancanza di interesse per la “persona famosa” (non sono mai stata impressionata dai titoli o dalla fama, deformazione o virtù?), ma sono sicura che la naturalezza e la disinvoltura con cui lo trattavo sempre, a Vittorio piaceva molto. Era un uomo ironico, e rimaneva sorpreso perché le mie risposte alle sue battute erano tanto ironiche quanto le sue, se non di più. Per una persona abituata – con suo grande rammarico – a molta ammirazione (a volte quasi adulazione), trovare qualcuno che lo trattasse come una “persona” e non come il “personaggio” era un sollievo, lo so. La nostra intesa è stata immediata e, anche se poi tornava in Italia, di tanto in tanto ci mandavamo email per salutarci e parlare della vita. Conservo alcune di queste email come un tesoro. È tornato in altre occasioni e finì per chiamarmi “la mia schiavista” a causa del fitto programma mediatico a cui lo sottoponevo. Mi chiedeva anche di correggere il suo spagnolo e di leggermi in anticipo il discorso che aveva preparato per la presentazione ufficiale del libro, con il desiderio di migliorare il più possibile la sua pronuncia.
Risate e battute erano il nostro modo di affrontare giornate faticose in cui incontravamo – onestamente – giornalisti e personaggi di ogni tipo. Ricordo che anche un politico importante che ammirava molto Messori – e che in seguito sarebbe diventato ministro in Spagna – ci chiese una “udienza” con lui, e ovviamente dovemmo trovare spazio per lui. Queste erano le cose che Messori detestava, ma che sopportava con rassegnazione cristiana per la causa.
Un fine settimana sono andata a trovare Messori con un gruppo di amici e ci ha accolti calorosamente, organizzando cose da fare e persino una cena con conoscenti e amici suoi. La sua generosità e il suo affetto mi hanno sempre impressionato perché, è innegabile, non sono nessuno. Ma so che lui mi ha sempre visto come una figlia, o forse come una nipote, e in parte così mi ha sempre trattato.
Ricordo che durante quel viaggio una dipendente dell’Autogrill lo riconobbe, e lui – con la sua consueta ironia e il suo totale disinteresse per la fama – negò categoricamente, assicurando che assomigliava molto a Messori, che in effetti alcuni glielo avevano detto, ma che non era lui. Io ero davanti e ridevo tra me e me della situazione.
Ho concluso la mia esperienza presso LibrosLibres nel 2010, ma i progetti di Dio hanno voluto che mi trasferissi in Italia nel 2012, a un’ora e mezza dalla casa di Vittorio. Che benedizione! Da allora, la nostra amicizia è cresciuta enormemente. Ogni due mesi io e mio marito andavamo a trovare lui e sua moglie, Rosanna, che è diventata subito un punto di riferimento molto importante per me. Il tempo passò, arrivarono i bambini e continuammo la nostra tradizione di vederci più volte all’anno. Loro sopportavano con stoicismo il caos di mangiare in mezzo a così tanti bambini piccoli, e ci hanno accolto sempre con affetto. Rosanna aveva persino pensato di trasferirsi nella nostra città se fosse rimasta vedova.
Vittorio e Rosanna sono diventati padrini del nostro terzo figlio, Pablo, nel 2019, anche se purtroppo l'arrivo del Covid, un anno dopo, ha impedito loro di goderselo come avremmo voluto. La prudenza e la loro età avanzata, unite alla presenza di così tanti bambini, ci hanno impedito di vederci così spesso come prima.
Nel 2022, una leucemia fulminante ha portato via Rosanna in meno di un mese, e da allora il declino fisico di Vittorio è stato vertiginoso. Vittorio ha accettato cristianamente la morte della moglie, ma non si è mai ripreso del tutto. Ogni volta che parlavo con lui mi diceva che aspettava pazientemente che “il buon Dio” lo chiamasse per andare con Rosanna. Mi è piaciuta molto l’immagine che Riccardo Caniato ha usato ultimamente per descrivere Vittorio: “Un viaggiatore sulla banchina, con la valigia pronta”, un’immagine che condivido pienamente. Vittorio desiderava ardentemente tornare nella patria celeste, ma non visse mai questa attesa con rabbia o risentimento. Era calmo: stava semplicemente aspettando il momento giusto. Aveva una totale certezza nella vita eterna, ed era convinto che la Vergine Maria, su cui aveva tanto studiato e che amava così tanto, lo avrebbe accolto tra le sue braccia amorevoli quando fosse giunta l’ora. Non ho dubbi che sia andata così.
L’ultima volta che ho visto Vittorio è stata tre mesi fa, dopo Natale. Siamo andati a trovarlo con due dei nostri figli, e siamo stati fortunati a goderci molto la sua compagnia, e oserei dire divertirci anche con lui. Il deterioramento fisico e mentale era già molto avanzato ma, come si suol dire, aveva una buona giornata. Ci siamo scambiati confidenze e aneddoti. Ci ha cantato canzoni, fatto battute e mi ha ricordato – come faceva sempre quando mi vedeva – che era stato decorato come Commendatore dell’Ordine Reale di Isabella la Cattolica dal Re Juan Carlos I. Era un riconoscimento di cui andava particolarmente fiero, così come lo era del suo libro sul miracolo di Calanda. Ricordo che un anno e mezzo fa ero andata là con tutta la mia famiglia, e da lì l’ho chiamato a casa per dirglielo. Ne fu molto felice. Compravo sempre il prosciutto di Teruel per lui perché era l’unico che accettava come regalo, perché gli ricordava la sua amata Calanda.
Ripensare al nostro ultimo incontro mi è ancora molto doloroso. Mi sono venute le lacrime agli occhi in diverse occasioni perché ero ben consapevole che le possibilità di rivederci erano scarse. La sua badante mi aveva già parlato del suo delicatissimo stato di salute e soprattutto della fragilità del suo cuore. Mi sono resa conto in ogni momento di quanto fosse straordinario averlo visto in una “giornata buona”. L’ho vissuto come un dono di Dio per mio figlio, che avrà sempre quel meraviglioso ricordo del suo padrino. Sono uscita da casa sua con un nodo allo stomaco, ma con la promessa di rivederci in primavera e di andare tutti insieme a bere una cioccolata all'Abbazia di Maguzzano, che tanto amava e da dove scriveva i suoi libri. Quella cioccolata non arriverà mai.
Rosanna morì il Sabato Santo e Vittorio il Venerdì Santo. Uniti in Cristo fino all'ultimo momento. Morti con Lui e risorti con Lui. Un grande onore. Entrambi hanno vissuto e si sono consumati per la causa del Vangelo, e sono convinta che sia Rosanna che Vittorio siano stati accolti in Paradiso con le parole delle Scritture: “Servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore”.
Arrivederci Vittorio, ci rivediamo lassù. Prega per la nostra famiglia.
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