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Ora di dottrina / 217 – Il supplemento

Maria Corredentrice, l’insegnamento di san Giovanni Paolo II

Il senso della corredenzione di Maria, nel magistero di Wojtyła, è profondamente legato alla fecondità di ogni sofferenza vissuta con Cristo e per Lui. Più volte il papa polacco usò il termine Corredentrice, lasciandoci una dottrina ricchissima.

Catechismo 12_07_2026

Abbiamo finora visto cos’è “successo” alla Corredentrice nel Magistero dei papi prima del Vaticano II, a partire da Leone XIII. Secondo alcuni autori, il Vaticano II avrebbe costituito lo spartiacque (tanto per cambiare…) tra una presenza un po’ troppo entusiasta della corredenzione di Maria nel Magistero e una più discreta ed equilibrata, segnata, per esempio, dalla volontaria omissione dell’uso del termine di “Corredentrice”.

A scompigliare le carte di questo quadro teorico è stato il pontificato di san Giovanni Paolo II; il papa polacco non fu solo il papa di Maria in generale, ma quello della Mediatrice, e in specifico della Corredentrice, di cui ripropose il titolo e offrì una dottrina approfondita. E merita di essere sottolineato il contesto nel quale, per la prima volta nel suo pontificato, egli ripropose il titolo tanto contestato. Si tratta di un discorso nella festa della Natività di Maria del 1982, rivolto agli ammalati. Il senso della corredenzione di Maria, nell’insegnamento di Giovanni Paolo II, è profondamente legato alla fecondità di ogni sofferenza vissuta con Cristo e per Lui. Maria si pone come la prima e singolare cooperatrice all’opera della Redenzione, associandosi con la sua sofferenza purissima all’immolazione del Figlio e procurandoci le grazie della salvezza. La sua singola e irripetibile corredenzione è però come un manto aperto, per accogliere le offerte delle sofferenze dei suoi figli, che partecipano così, a modo loro e secondo la loro misura, alla salvezza propria e dei fratelli. Un Redentore, una Corredentrice a Lui associata, un’immensa moltitudine di cooperatori.

Il 31 gennaio 1985, il papa tenne un’omelia memorabile al santuario ecuadoregno di Guayaquil, nella quale palesemente insegnava il ruolo attivo e immediato di Maria nella Redenzione. Il “sì” pronunciato a Nazareth «trova sul Calvario un momento particolarmente importante», perché lì, «spiritualmente crocifissa con il Figlio», «ella si unì al sacrificio del Figlio che tendeva alla fondazione della Chiesa; il suo cuore materno condivise fino in fondo la volontà di Cristo di “riunire insieme tutti i figli che erano dispersi” (Gv 11, 52). Avendo sofferto per la Chiesa, Maria meritò di diventare la Madre di tutti i discepoli del suo Figlio». Corredenzione e maternità spirituale di tutti i discepoli del Figlio sono verità intimamente legate tra loro, così che chiunque affermi Maria come Madre degli uomini non può negare l’atto natale della sua maternità, ossia la corredenzione.

Stesso anno, due mesi dopo, Wojtyła tornerà a ribadire, questa volta davanti ai giovani, che Maria è «Corredentrice», per la sua partecipazione al sacrificio di Cristo. E più volte non si fece alcuno scrupolo di utilizzare questo titolo. Ma più che la frequenza del suo utilizzo, è il contributo alla dottrina a costituire un lascito preziosissimo per la Chiesa.

Troviamo affermato il principio di associazione e l’identificazione della Donna del primo e ultimo libro delle Scritture sante con Maria, in piena sintonia con i papi precedenti (vedi qui e qui): «[…] leviamo gli occhi verso Maria, la Donna che è stata associata in maniera unica all’opera di riconciliazione dell’umanità. Secondo il piano del Padre, Cristo doveva compiere quest’opera mediante il suo sacrificio; a Lui però sarebbe stata associata una Donna, la Vergine Immacolata, la quale si pone così davanti ai nostri occhi come il modello più alto della cooperazione all’opera della salvezza». Una cooperazione «ad un livello subordinato» al Figlio, ma nondimeno «reale e impegnativa» (Udienza generale, 5 maggio 1983).

Nell’Angelus della solennità del Corpus Domini del 1983, il papa ricordava che ogni volta che si celebra l’Eucaristia, memoriale del sacrificio di Cristo, torna ad essere presente anche l’associazione di Maria a questo sacrificio: «A quell’unico sacrificio ebbe parte attiva Maria, la prima redenta, la Madre della Chiesa. Stette accanto al Crocifisso, soffrendo profondamente col suo Unigenito; si associò con animo materno al suo sacrificio; acconsentì con amore alla sua immolazione: lo offrì e si offrì al Padre». Da notare come l’essere la prima redenta non viene visto come in contrasto con il suo essere Corredentrice.

Al contrario, la redenzione preventiva, che fa di Maria l’Immacolata Concezione ed è «il primo radicale effetto dell’opera redentiva di Cristo» (Angelus, 8 dicembre 1983), è stata pensata da Dio «al fine di poter meglio servire in nostro favore» (Udienza generale, 7 dicembre 1983). «La pienezza di grazia le ha permesso di adempiere perfettamente la sua missione di collaborazione con l’opera di salvezza: ha dato il massimo valore alla sua cooperazione al sacrificio». Giovanni Paolo II, con grande semplicità e sicurezza, risponde ad una delle maggiori obiezioni alla verità di Maria Corredentrice: se è Corredentrice, allora ella non ha avuto bisogno della Redenzione di Cristo. Il papa rovescia l’obiezione: è Corredentrice precisamente perché è stata la prima redenta, redenta in quel modo singolare espresso dal dogma dell’Immacolata Concezione. La preservazione dalla colpa, che è frutto del sacrificio di Cristo, è stata voluta precisamente perché lei potesse cooperare pienamente alla redenzione di tutti gli uomini, partecipando pienamente all’acquisto delle grazie redentive, proprio grazie alla sua immacolatezza e pienezza di grazia

Questa partecipazione è stata espressa in modo particolarmente efficace nell’enciclica Salvifici doloris. Come avevamo notato all’inizio di questo articolo, una nota caratteristica della mariologia del papa polacco è proprio quella della sofferenza corredentrice di Maria come modello cui ogni sofferenza umana deve ispirarsi e a cui unirsi. Sottolineando la presenza di Maria ai piedi della croce, il papa insegna che questo suo salire con il Figlio al Calvario indica «una partecipazione del tutto speciale alla morte redentrice del Figlio», raggiungendo nella sofferenza «un vertice già difficilmente immaginabile nella sua altezza dal punto di vista umano, ma certo misterioso e soprannaturalmente fecondo ai fini dell'universale salvezza». E continua: «Testimone della passione del Figlio con la sua presenza, e di essa partecipe con la sua compassione, Maria Santissima offrì un singolare apporto al Vangelo della sofferenza, avverando in anticipo l'espressione paolina, riportata all'inizio. In effetti, Ella ha titoli specialissimi per poter asserire di “completare nella sua carne - come già nel suo cuore - quello che manca ai patimenti di Cristo”» (n. 25).

È un testo straordinario, che marca la differenza abissale tra il modo con cui Maria compie l’insegnamento paolino rispetto ad ogni altro uomo, e tuttavia ne segna la continuità. Maria è la prima creatura a vivere il «Vangelo della sofferenza» e l’unica a viverlo come Corredentrice, perché l’unica ad essere piena di grazia, immacolata, Madre di Dio. Ma ella apre, per così dire, la strada perché ciascun uomo redento possa completare in sé quanto manca ai patimenti di Cristo. È impresa impossibile anche solo menzionare tutti gli interventi in cui san Giovanni Paolo II ha in qualche modo toccato il tema di Maria Corredentrice. Ci sono però, oltre a quelli già riportati, altri interventi che non possono essere tralasciati. Alla prossima domenica.



Ora di dottrina / 215 – Il supplemento

Maria Corredentrice, i cinque principi insegnati dal Magistero

28_06_2026 Luisella Scrosati

Il principio di associazione, la Madonna come nuova Eva, l’estensione a tutta l’opera della redenzione, l’acquisto delle grazie, frutto a sua volta della soddisfazione e dei meriti di Gesù e Maria. Vediamo come il Magistero, da Leone XIII alla Lumen Gentium, fonda la corredenzione mariana.

Ora di dottrina / 217 – La trascrizione

Magistero sulla Corredentrice – Il testo del video

12_07_2026 Luisella Scrosati

Se guardiamo al magistero dei papi, da Leone XIII in poi, è chiarissima la cooperazione attiva e immediata di Maria alla redenzione, ciò che si chiama corredenzione. Il primo pontefice a usare direttamente il termine Corredentrice fu Pio XI. L’importanza del magistero ordinario reiterato.