Crioconservazione degli ovociti, gli errori della Lega (e della Cei)
L'onorevole Isabella Tovaglieri contesta il nostro articolo in cui si critica l'iniziativa della Lega in Regione Lombardia a sostegno del social freezing, richiamando (a sproposito) il ruolo della Chiesa nel referendum sulla Legge 40 e riproponendo luoghi comuni sui diritti delle donne e sulla denatalità. La risposta del direttore della Bussola.
Egregio direttore,
mi permetta una riflessione in risposta all'articolo di Ermes Dovico sulla proposta della Lega in Regione Lombardia a sostegno del social freezing.
Non discuto sul fatto che sia o meno una pratica moralmente lecita alla luce del Magistero della Chiesa, ma ricordo che 21 anni fa il mondo cattolico si mobilitò per osteggiare il referendum sulla fecondazione assistita, con l'obiettivo di salvaguardare una normativa, la legge 40, che prevedeva la possibilità di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo omologo nei casi di sterilità e di infertilità. Il cardinale Camillo Ruini, allora presidente della CEI, la definì «una legge che comunque salvaguarda princìpi e criteri essenziali».
Anche il social freezing, a mio parere, non contrasta con i principi essenziali della tutela della vita umana dal momento del concepimento e del riconoscimento di ogni vita umana come progetto biologico unico e irripetibile. Le tecniche attraverso cui viene praticato appaiono rispettose di questi principi e possono offrire alle donne uno strumento per superare gli ostacoli che oggi, troppo spesso, le costringono a rinunciare al desiderio di avere un figlio. Per questo ritengo che il tema meriti un confronto serio, libero da pregiudizi e fondato sul merito.
La nostra proposta infatti punta semplicemente ad offrire un contributo onesto e realista alla soluzione di un problema concreto che assilla tanti di noi “giusti e peccatori”, per dirla con Lutero, del mondo occidentale. Saranno le prospettive di carriera in un mondo del lavoro sempre più competitivo, oppure una precarietà economica e professionale da cui ci si libera sempre più tardi, o ancora la difficoltà irrisolta della conciliazione tra lavoro e famiglia: la strada verso un'effettiva parità di genere è ancora lunga. E non credo che una società dalla parte della vita possa essere quella che priva le donne della possibilità di scegliere.
E allora perché colpevolizzare le donne che scelgono di intraprendere un percorso di questo tipo, che raramente nasce da un desiderio pienamente libero e che mai viene affrontato a cuor leggero? E perché, soprattutto, ostacolarlo o renderlo accessibile soltanto a chi se lo può permettere? Con questa modesta proposta intendiamo squarciare il velo di ipocrisia che troppo spesso accompagna questi temi: sappiamo bene che chi ha la possibilità economica di ricorrervi difficilmente sarà fermato dalle istruzioni, per quanto autorevoli, della Congregazione per la Dottrina della Fede, ma il rischio concreto è invece che le donne che non hanno le stesse risorse economiche finiscano per essere costrette a rinunciare alla prospettiva di concepire una nuova vita.
Il mio appello agli scettici è: discutiamone con lo stesso spirito impregnato di realtà che animò il mondo cattolico ai tempi del referendum. E con la consapevolezza che, mentre noi ci dividiamo su questioni bioetiche che il popolo della Chiesa non sempre comprende del tutto, l'Italia e l'Europa affrontano un inverno demografico senza precedenti. Il cui vuoto viene colmato da un'immigrazione sempre più consistente proveniente da Paesi islamici, dove la denatalità non rappresenta un problema in quanto il ruolo della donna è subordinato e orientato alla maternità e alla famiglia, senza possibilità di scelta. Se vogliamo difendere la nostra identità, i nostri valori e il nostro futuro, dobbiamo innanzitutto rimettere le famiglie italiane nelle condizioni di avere figli. Aiutare una donna a non rinunciare alla maternità non è una resa ai tempi moderni: è una scelta di responsabilità verso il futuro della nostra comunità.
Isabella Tovaglieri, europarlamentare della Lega
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Gentile on. Tovaglieri,
non starò a ripetere tutti gli argomenti che rendono moralmente inaccettabile la crioconservazione degli ovociti e la fecondazione artificiale. Li ha già spiegati Ermes Dovico nell'articolo da lei contestato e lo abbiamo spiegato in decine e decine di articoli precedenti. Ma mi colpisce che lei faccia riferimento al referendum sulla Legge 40, sia per difendere la fecondazione artificiale (almeno quella omologa) sia per richiamare il metodo con cui il mondo cattolico affrontò la questione allora, cioè nel 2005.
Quello che lei dice conferma quanto ebbi già modo di sostenere in occasione del decimo anniversario di quel referendum, ovvero che la strategia della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) guidata dal cardinale Camillo Ruini, se «fu una grande vittoria politica, dal punto di vista culturale è stata devastante per la Chiesa». Si è infatti radicata l’idea - tra i laici ma anche tra i fedeli e perfino nel clero - che per i cattolici la fecondazione artificiale omologa sia moralmente lecita, seppure a certe condizioni. In pratica quella che è stata una scelta “politica” contingente nel momento in cui c’era da scegliere tra un male e uno peggiore, si è trasformata in una affermazione di (dis-)valori causata dal coinvolgimento nella battaglia politica dei vescovi che, per rendere la comunicazione politica più efficace, hanno rinunciato a dire la verità tutta intera. E questo anche nel post-referendum, a risultato acquisito.
Se vuole, anche l’iniziativa in Lombardia della Lega e la sua posizione personale sono figlie di quel clamoroso equivoco. Quindi, no grazie, lasciamo da parte «lo spirito» che animò i cattolici allora.
Niente dialogo allora? Tutt’altro, ma il dialogo va fatto nella verità e sulla realtà, non su slogan triti e ritriti.
Colpevolizzare le donne? Non scherziamo. Ma che metodo è quello di riparare a situazioni riconosciute sbagliate con un altro errore? Se si vuole ritardare la maternità per tutti i motivi da lei elencati, intanto bisognerebbe chiedersi se sono motivi veri o alibi, e poi in ogni caso è su questi ostacoli – culturali, sociali, economici – che bisogna intervenire, non favorendo pratiche immorali che oltretutto sono in gran parte anche illusorie.
Bisogna infatti anche spiegare che le statistiche mostrano come il tasso di conversione in nuovi nati degli ovociti conservati sia molto basso, percentuale che oltretutto diminuisce con l’avanzare degli anni della donna. Negli Stati Uniti i dati dimostrano che solo tra il 5 e il 15% delle donne che hanno fatto ricorso al social freezing decidono poi di scongelare gli ovociti per tentare di avere un bambino. Tentare: sì, perché la percentuale media di nascite, tra coloro che scongelano gli ovociti è tra il 30 e il 39%, percentuale che scende sotto il 20% per le donne che sono ricorse al social freezing oltre i 40 anni di età.
Tenendo conto che in Italia ricorrono a questa tecnica circa 6mila donne l’anno, potremmo dire che il social freezing potrebbe garantire al massimo circa 200 nascite all’anno. E con queste cifre lei vorrebbe combattere la denatalità e frenare l’avanzata islamica? Diciamo allora che se si vietasse finalmente l’aborto, la misura sarebbe molto più efficace visto che in Italia si praticano circa 66mila aborti l’anno (ultimi dati disponibili riferiti al 2023) a cui vanno sommati quelli (incalcolabili) realizzati con le pillole dei giorni dopo.
Il problema è che la denatalità, di cui finalmente si comincia a riconoscere gli effetti sociali disastrosi, adesso però viene presa a pretesto per promuovere qualsiasi progetto sociale che con le cause di questo fenomeno non ha nulla a che fare: immigrazione di massa, fecondazione artificiale e così via.
Ma la denatalità si supera soltanto con una vera cultura della vita e riconoscendo anche il valore sociale della genitorialità, perché i bambini non sono soltanto numeri da mettere al mondo in qualsiasi modo, ma persone che hanno bisogno di un ambiente familiare sano e stabile per poter sviluppare la propria personalità.
Riccardo Cascioli
Lombardia e social freezing, una falsa via per la maternità
Il Pirellone approva un ordine del giorno che impegna la giunta regionale a sostenere economicamente la crioconservazione degli ovociti per ragioni “sociali”. Una misura presentata come a favore della natalità, ma che va nella direzione opposta e non è moralmente lecita.

