Il guru di Epstein: Deepak Chopra e il materialismo mistico
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Fra le amicizie di Epstein spunta il guru Deepak Chopra, uno dei peggiori esponenti della New Age, tutto materialismo, successo e guarigione del corpo. La versione politicamente corretta del satanismo di Anton LaVey.
La spiritualità proposta da Deepak Chopra, guru mondiale della New age e amico di Epstein, è riassumibile con una frase-simbolo trovata in una dei migliaia di files di Epstein, ossia “Dio è un costrutto, le belle ragazze sono reali”.
Chopra, è uno dei fenomeni più influenti del tardo Novecento. Presentata come un ponte tra Oriente e Occidente, tra scienza e misticismo, essa si rivela, a uno sguardo più attento, come una spiritualità radicalmente immanentista, centrata non sulla salvezza dell’anima ma sull’ottimizzazione dell’io.
Il testo più celebre, Le sette leggi spirituali del successo, è emblematico: il lessico è spirituale, ma il fine è chiaramente materiale. Successo, ricchezza, benessere, salute, longevità, giovinezza. La “legge” non conduce alla conversione, bensì alla performance; non al dono di sé, ma alla realizzazione di sé. Nel pensiero di Chopra, Dio non è una Persona, né un Tu che interpella l’uomo. È piuttosto un’energia, una funzione della coscienza, un costrutto mentale. Questo emerge con brutalità in un carteggio privato attribuito a Chopra, dove si legge appunto la frase:
“God is a construct. Cute girls are real.”
Al di là del contesto, la frase è teologicamente chiarissima: il reale è ciò che dà piacere, ciò che soddisfa il desiderio; il trascendente è ridotto a proiezione. È, in senso nietzscheano, una vera uccisione di Dio, ma senza il dramma tragico di Nietzsche: qui la morte di Dio è indolore, anzi liberatoria, perché consente all’ego di occupare il centro della scena.
Uno dei pilastri della spiritualità chopriana è la guarigione: guarigione energetica, guarigione quantistica, auto-guarigione. Ma il corpo, invece di essere luogo di limite e di attesa, diventa oggetto di controllo e di consumo spirituale.
La malattia non è più un mistero che interpella il senso, ma un errore di programmazione. La sofferenza non ha valore simbolico o redentivo, ma va eliminata. La morte, infine, è rimossa dall’orizzonte, sostituita dalla promessa di una giovinezza prolungata, quasi indefinita. Siamo lontanissimi da ogni tradizione ascetica, cristiana o orientale. Qui non si tratta di trascendere l’ego, ma di potenziarlo con strumenti spirituali.
Chopra può essere considerato a buon diritto un capostipite della spiritualità New Age occidentale, soprattutto nella sua versione più consumistica. Una spiritualità senza peccato, senza giudizio, senza croce, senza redenzione, perfettamente allineata col capitalismo di quest’epoca viziosa ed iperconsumistica. Al posto delle Sacre Scritture troviamo il linguaggio del successo, dell’abbondanza, dell’attrazione, del “meritare”. La salvezza è rimpiazzata dal benessere, la grazia dall’auto-aiuto, la preghiera dalla tecnica.
È una spiritualità perfettamente compatibile con il capitalismo avanzato: non lo critica, lo santifica e lo pone come Sommo Bene. Il punto decisivo è questo: la spiritualità di Chopra non chiede mai di perdere qualcosa. Non chiede di rinunciare, di morire a sé stessi, di attraversare il deserto. Promette tutto, subito, e in questa vita. Anche a costo di fare cose illegali sull’isola della lussuria in mezzo all’oceano.
La New Age spirituale di Chopra è profondamente materialista ed è il lato “politicamente corretto” del satanismo di Anton LaVey, che insegna “Non avrai altro Dio all’infuori di te stesso”.
La spiritualità dell’Isola di Epstein, col suo tempietto a righe bianche e Blu e il tettuccio dorato, è il trionfo di una spiritualità senza Dio, che degrada il corpo a oggetto di piacere e l’unico dogma è il soddisfacimento del desiderio effimero e contrario al decalogo (quando non è addirittura illegale).

