Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Bonaventura a cura di Ermes Dovico
la sfida

Gender e nuovi diritti, Sarah denuncia il ricatto UE all'Africa

Ascolta la versione audio dell'articolo

Invitato dal gruppo europarlamentare ECR il cardinale non gira intorno alle parole, anzi ne smaschera l'uso distorto per veicolare e imporre anche fuori dall'Europa una visione antropologica contraria alla fede e alla ragione, artificiosamente creata nei «corridoi di Bruxelles». Un discorso che parla anche all'interno della Chiesa stessa.
- L'Europa cambia le parole per distruggere l'uomo e la famigliadel card. Robert Sarah

Ecclesia 15_07_2026 English Español
STEFANO CAROFEI - IMAGOECONOMICA

«Ebbene, onorevoli parlamentari, io chiedo, con rispetto, ma con altrettanta fermezza, che le parole uomo, donna, matrimonio, famiglia non siano ridotte a costrutti sociali modificabili a piacimento dalle mode ideologiche del momento, ma custodite come dati ontologici della realtà». Queste le parole centrali del coraggioso discorso del cardinale Robert Sarah ad un evento svolto presso il parlamento dell’Unione Europea, che riprende la linea dei grandi discorsi di Benedetto XVI a Berlino, Parigi e Londra, e che costituisce una condanna solenne per come l’Unione Europea gestisca un «sistema» di imposizione alle persone e ai popoli di una visione antropologica artificiosamente creata nei «corridoi di Bruxelles» contraria alla ragione e alla loro fede. Si tratta di un discorso “duro”, con critiche documentate allo sfruttamento ricattatorio dell’Unione Europea rispetto ai Paesi africani sui piani normativo, giuridico e finanziario, che potrà stupire quanti erano abituati a sentire dal Cardinale soprattutto parole di spiritualità e di liturgia, ma anche per questo molto efficace e penetrante. L’evento si è tenuto il 15 luglio al Parlamento europeo a Bruxelles ed è stato organizzato dal gruppo ECR, Conservatori e riformisti europei, con il titolo Europe and Africa. In conversation with Cardinal Robert Sarah.

Il discorso ripropone lo schema di pensiero di Benedetto XVI al quale è dedicato un paragrafo specifico dal titolo: «Benedetto XVI e il primato del logos». Qui il cardinale riprende il significato profondo dei famosi tra grandi discorsi di Papa Benedetto a Berlino, a Londra e a Parigi. In molti passaggi sembra che parli lui, anche se si nota l’impegno del cardinale a mostrare una continuità con Francesco, e la sua espressione «colonialismo culturale», e con Leone XIV, che nel Discorso al Corpo Diplomatico ha espresso la grande urgenza che «le parole esprimano realtà certe». Proprio la parola è al centro dell’intero discorso, fatta levitare fino a collegarsi con il Logos, il Verbo di Dio incarnato, che nella sua Sapienza ha creato le cose secondo un ordine e vuole che le nostre parole siano vere, ossia rispettino questo ordine. Da qui l’uso contino nel discorso del termine «ontologia» e dell’aggettivo «ontologico», ossia relativo all’essere delle cose e non a invenzioni umane. Non è sufficiente l’assiologia – chiarisce il cardinale – perché i valori che meritano rispetto possono essere tanti e scelti dopo essere stati misurati tra loro, bisogna ripartire dall’ontologia, da ciò che le cose sono e che le parole devono esprimere secondo verità.

La parola rispecchia un ordine e questo ordine rimanda ad una Sapienza ordinatrice, «Ne segue una conseguenza che vorrei sottolineare con forza dinanzi a questa assemblea: una ragione che, di fronte al divino, si fa sorda e relega la religione nell'ambito delle sottoculture private, diventa essa stessa incapace – sono ancora parole di Benedetto – di inserirsi nel dialogo delle culture». La ragione, anche quella politica, ha bisogno della religio vera del Logos, il cristianesimo, altrimenti deforma le parole di cui si serve e le trasforma in strumenti di violenza. Riprendendo quanto detto da Ratzinger nel 2011 al parlamento federale tedesco, Sarah dimostra l’irrazionalità del razionalismo politico che vuole escludere la religione vera in quanto la suppone irrazionale: «la legislazione europea che pretenda di essere "neutrale" verso ogni visione antropologica, ma che di fatto impone in tutto il mondo – tramite trattati, aiuti, condizionalità commerciali – una specifica e contestabile visione dell'uomo, non sta forse scivolando proprio in quell'irrazionalità contro la quale Papa Benedetto XVI ci metteva in guardia?».

Il cardinale denuncia che «nel rapporto fra l'Unione Europea e l'Africa, le parole siano oggi usate non per rivelare la realtà, ma per nasconderla o addirittura per rovesciarla. Si parla di "salute sessuale e riproduttiva" e si intende, in molti casi, l'accesso all'aborto. Si parla di "uguaglianza di genere" e si intende, talvolta, la decostruzione della differenza sessuale tra uomo e donna iscritta nel corpo dell’essere umano. Si parla di "diritti umani" per Paesi africani, e si intende l'imposizione di categorie giuridiche estranee alla nostra storia, alla nostra fede, alla nostra cultura, alla nostra visione antropologica… Come può l'Africa fidarsi di un'Europa che parla con parole equivoche, a doppio senso?».

L’aborto o il gender, così come sono proposti e imposti dall’Unione Europea, sono «rovesciamenti del logos», sono «contro il Logos della creazione» e vengono come tali sistematicamente imposti ai Paesi africani – e non solo a loro – i quali cercano di mantenersi fedeli al legame tra la dignità della persona e la difesa della vita come testimoniano le costituzioni di molti Paesi, dal Kenya all’Uganda. Nei rapporti con i Paesi africani l’Unione Europea applica la linea della condizionalità su gender e sull’aborto: «Se non firmi ci saranno conseguenze». In questo modo le parole usate non sono solo una questione accademica ma diventano un fatto politico perché «chi controlla il significato delle parole controlla, di fatto, l'esito del negoziato, senza che l'altra parte se ne accorga».

Il discorso è molto analitico, vengono esaminati specifici trattati e casi particolari di imposizione ricattatoria come quello dell’Uganda. Vengono anche toccati due temi di grande interesse: l’autodeterminazione dei popoli, a partire da quelli africani, e il principio di sussidiarietà. Circa il primo, il cardinale Sarah precisa che «il rispetto della storia religiosa e culturale di un popolo – tanto più lodevole quanto più essa tutela la famiglia, la vita, la trasmissione della fede – non è un ostacolo allo sviluppo, come talvolta si insinua nei corridoi di Bruxelles, ma un requisito elementare di giustizia».

Molto pertinente anche l’applicazione al caso UE-Africa del principio di sussidiarietà: «Applicato alle relazioni internazionali, questo principio ci dice che l'Unione Europea, per quanto animata da buone intenzioni, non ha il compito di riscrivere dall'esterno il diritto di famiglia, il diritto penale, i sistemi educativi degli Stati africani sovrani: ha piuttosto il compito di sostenerli, quando essi lo richiedano, nel raggiungimento dei propri fini legittimi».

Nel suo discorso il cardinale Sarah non parla solo ai parlamentari europei, ma intende parlare anche alla Chiesa stessa, e non si tratta – a nostro parere – di un aspetto marginale: «la crisi della Chiesa in Occidente e la crisi dell'Occidente stesso sono, in fondo, la stessa crisi. È perché la Chiesa in molte nazioni europee ha smarrito la propria identità, la propria voce profetica, che l'Occidente stesso ha smarrito il senso della propria civiltà … Siate disposti a ricevere dall'Africa ciò che essa può ancora offrire all'Occidente stanco: la testimonianza di una fede viva e di un senso della famiglia, che possono aiutare l'Europa stessa a ritrovare il proprio logos».



l'appello

Sarah come Solženicyn: "Non cedere alla menzogna!"

12_04_2024 Luisella Scrosati

Cinquant'anni dopo la denuncia dello scrittore russo riecheggia nelle parole del cardinale africano. Un monito contro la tentazione di assecondare l'ateismo "fluido", penetrato nella Chiesa, anche in vista del prossimo Sinodo.

la sfida

Gender e nuovi diritti, Sarah denuncia il ricatto UE all'Africa

15_07_2026 Stefano Fontana

Invitato dal gruppo europarlamentare ECR il cardinale non gira intorno alle parole, anzi ne smaschera l'uso distorto per veicolare e imporre anche fuori dall'Europa una visione antropologica contraria alla fede e alla ragione, artificiosamente creata nei «corridoi di Bruxelles». Un discorso che parla anche all'interno della Chiesa stessa.
- L'Europa cambia le parole per distruggere l'uomo e la famigliadel card. Robert Sarah

PROGETTI 2025

Sarah e tanti altri eventi. Rendili possibili, dona alla Bussola

17_01_2025 Riccardo Cascioli

Lunedì prossimo a Milano ospiteremo il cardinale Sarah, e tanti altri eventi abbiamo in programma. Ma organizzare questi incontri in presenza ha un costo, perciò sarà possibile realizzarli solo se ognuno di voi lettori farà uno sforzo generoso per sostenere la Bussola. DONA ORA!

il libro

Dio esiste? Per Sarah la risposta si trova in ginocchio

Di fronte al grido dell'uomo che chiede salvezza non bastano le parole d'ordine di questo mondo, ma occorre annunciare che la nostra speranza ha un nome: Cristo, unico salvatore. Il cardinale presenterà questo volume con la Bussola a Milano il 20 gennaio al Teatro Guanella.