Regno Unito, il giudice dà l’ok alla sperimentazione sui baby-trans
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L’Alta Corte ha respinto il ricorso presentato da genitori di minori sessualmente confusi e dalla detransitioner Keira Bell, che chiedevano lo stop al protocollo di ricerca sui farmaci blocca-pubertà. Un progetto, al via dall’1 agosto, che prevede il reclutamento di 226 soggetti tra 11 e 16 anni. Una sperimentazione su esseri umani, con danni prevedibili.
La sperimentazione dei farmaci bloccanti la pubertà, autorizzata dal Servizio sanitario nazionale inglese (NHS), andrà avanti, nonostante le preoccupazioni di genitori e detransitioner. Lo ha confermato l'Alta Corte del Regno Unito lo scorso 31 luglio, quando ha respinto una richiesta di ingiunzione da parte dell’associazione Bayswater Support Group, che rappresenta i genitori di minori sessualmente confusi e altri ricorrenti e che mirava a sospendere la sperimentazione. Il King's College di Londra ha ricevuto un finanziamento di 10,7 milioni di sterline per il suo progetto Pathways, che include la controversa sperimentazione con farmaci bloccanti la pubertà e che a partire dall’1 agosto 2026 può reclutare minori tra gli 11 e i 16 anni, se presentano «incongruenza di genere». Questi bambini e ragazzi saranno monitorati per due anni tramite scansioni cerebrali e altri test. Il progetto Pathways, commissionato dal National Health Service in collaborazione con il National Institute for Health and Care Research (Istituto nazionale per la ricerca sanitaria e assistenziale; in sigla NIHR), vorrebbe rappresentare una risposta diretta alle lacune nella letteratura scientifica evidenziate dal rapporto Cass del 2024 (da cui questa sperimentazione prende le mosse), ma nei fatti si sostanzia appunto come una sperimentazione su esseri umani.
Nella sentenza emessa venerdì 31 luglio, il giudice Chamberlain ha affermato che la decisione di approvare la sperimentazione «pragmatica» è «per eccellenza una questione di giudizio» per gli enti sanitari pubblici che dunque possono procedere immediatamente a reclutare bambini e adolescenti per lo studio Pathways, finanziato dall’NHS, al quale dovrebbero partecipare fino a 226 minori. La sentenza fa seguito a un’udienza di due giorni, a seguito del ricorso presentato dal Bayswater Support Group insieme a Keira Bell, che ha iniziato ad assumere inibitori della pubertà all’età di 16 anni per poi pentirsi e «ritornare al sesso di nascita», e James Esses, uno psicoterapeuta.
Esses ha dichiarato nei giorni scorsi alla stampa di essere «profondamente rattristato» dalla decisione della Corte di negare il permesso di procedere verso la completa revisione giudiziaria che avrebbe potuto fermare la sperimentazione degli ormoni blocca-pubertà. Una sentenza che favorisce il verificarsi di gravi danni in bambini e ragazzi vulnerabili, usati come vere e proprie cavie in sperimentazioni mediche: tali prolungate somministrazioni di farmaci hanno l’altissima probabilità di procurare danni fisici, fisiologici ed emotivi irreversibili, inclusa l'infertilità. Una sentenza che conferma la decisione del governo e della maggioranza laburista al potere nel Paese e che si dimostra contraria ad ogni tutela dei minori, oltreché del principio primo della medicina, la salvaguardia da un danno prevedibile.
Keira Bell, la ragazza inglese che si è sottoposta a una doppia mastectomia dopo aver assunto bloccanti della pubertà per diversi anni e in seguito, pentitasi, è divenuta una delle principali testimonial della lotta per la salvaguardia dei bambini da questo tipo di sperimentazioni, ha definito la sentenza «una tragedia». Vale la pena ricordare che il caso giudiziario “Bell contro Tavistock” era nato proprio perché Keira Bell aveva denunciato nel 2019 la clinica londinese per le sue sperimentazioni scandalose e indiscriminate su fanciulli sessualmente confusi di ogni età, a cui ella stessa era stata appunto sottoposta. Un portavoce del Bayswater Support Group ha dichiarato di essere «estremamente deluso» dal risultato, osservando che sia il Regolamento sui medicinali per uso umano (sperimentazioni cliniche) sia i principi della Dichiarazione di Helsinki dovrebbero garantire che i bambini, che non possono dare il proprio consenso, vengano inclusi solo in sperimentazioni che offrano una prospettiva realistica di beneficio diretto e si basino su solide fondamenta scientifiche. Le due dichiarazioni mediche non sono state «concepite per autorizzare interventi sperimentali su bambini altamente vulnerabili, al solo scopo di scoprire se esistano benefici».
Per la fondatrice di Transgender Trend, Stephanie Davies-Arai, la sperimentazione potrebbe distruggere la fiducia del pubblico nella professione medica, proprio perché questa «sperimentazione introduce un nuovo standard di sicurezza molto basso e crea un precedente preoccupante per la tutela dei minori nelle future sperimentazioni mediche». Tra l’altro, non dimentichiamo che la pubertà è un processo sano e naturale, non una malattia da curare con farmaci che prevedibilmente provocheranno danni anche irreparabili. Ma per i laburisti (socialisti) inglesi sperimentare su topi o bambini fa poca differenza.
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