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Come il centrodestra si sta autodistruggendo

Lite sulla successione al vertice del Copasir. E scontro aperto sulle candidature delle maggiori città italiane, fra cui Roma e Milano, in cui si voterà il prossimo autunno. Il centrodestra, pur essendo in testa in tutti i sondaggi, continua ad autodistruggersi, a causa della rivalità fra Meloni e Salvini e della frammentazione di Forza Italia

Meloni e Salvini

Come allontanare gli elettori e correre dietro a miseri interessi di bottega anziché fare politica sul territorio e tra la gente. Per maggiori informazioni rivolgersi al centrodestra. Il primato in termini di autolesionismo sembrava saldamente nelle mani del Pd e dei Cinque Stelle, che fanno a gara nel lanciare proposte irrealizzabili e nell’ingaggiare battaglie fratricide. Invece, Lega, Fratelli d’Italia e ciò che rimane di Forza Italia competono senza esclusione di colpi per farsi del male, dando così l’impressione di una coalizione frantumata.

Il caso più eclatante delle ultime ore riguarda il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che esercita il controllo sulle attività dei servizi segreti. Per legge, la presidenza del Comitato spetta all’opposizione, quindi il presidente Raffaele Volpi, deputato della Lega, si è dovuto dimettere, essendo il Carroccio entrato nella maggioranza dell’attuale governo. Ma le dimissioni sono arrivate dopo ben tre mesi di braccio di ferro, a causa delle tensioni tra la Lega e Fratelli d’Italia. E la situazione è tutt’altro che risolta, anzi.

Matteo Salvini ha dovuto cedere alle richieste di tutti gli altri partiti, che invocavano la rinuncia leghista a quella poltrona, ma ora pretende l’azzeramento dell’organismo e le dimissioni di tutti i membri, con il corollario che il successore di Volpi venga scelto tra i nuovi componenti. Pare ci sia addirittura un veto leghista sul nome di Adolfo Urso, il nome che Fratelli d’Italia, unico partito di opposizione (ad eccezione di qualche piccolo cespuglio di sinistra) ha messo sul tavolo. Il paradosso potrebbe essere che l’esponente del partito della Meloni, da tre anni vicepresidente Copasir, venga eletto presidente grazie ai voti di Pd e Cinque Stelle e senza quelli della Lega.

La rivalità tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni è alimentata da sondaggi che danno il primo in costante calo e la seconda in forte ascesa. Fratelli d’Italia, stando alle rilevazioni più accreditate, ha scavalcato il Pd al secondo posto e ora tallona il Carroccio a soli tre punti percentuali. Stare all’opposizione, si sa, in un momento di ristrettezze economiche e di tensioni sociali come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia, fa guadagnare voti. Di qui la galoppante crescita del partito della fiamma, che tuttavia sembra spopolare soprattutto al sud e al centro, mentre il nord appare ancora saldamente nelle mani del Capitano.

Il tema, però, è quello dell’unità del centrodestra, messa a rischio anche dalle trattative sulle candidature per le amministrative di ottobre. Nelle principali città chiamate al voto (Milano, Roma, Bologna, Napoli, Torino) è ancora nebbia fitta sui nomi dei candidati sindaci, il che inizia ad essere un serio problema, visto che nessuna di quelle città è amministrata dal centrodestra e che quindi il centrosinistra, con o senza i Cinque Stelle, gode di un innegabile vantaggio di partenza, avendo gestito per cinque anni il potere. Gli sgambetti continui tra gli alleati Salvini e Meloni rischiano di produrre scelte infelici. A Milano Gabriele Albertini e a Roma Guido Bertolaso hanno rinunciato, auspicando candidature più giovani. Pensare che debbano essere i designati recalcitranti a suggerire le mosse ai partiti è alquanto triste, ma tant’è.

Così a Milano si fa con insistenza il nome di Maurizio Lupi e a Roma quello di Giovanni Nistri, comandante generale dei carabinieri in pensione (in alternativa Claudio Graziano, ex capo di stato maggiore dell’esercito e della difesa, quindi un altro super graduato), senza escludere volti del tutto nuovi come quello dell’avvocato Enrico Michetti, considerato vicino alla Meloni. Ma in questa girandola di nomi manca il progetto, mancano i programmi e, soprattutto, difetta l’unità della coalizione. Una cosa sono le differenze, una ricchezza, altra cosa sono i veti incrociati e le ripicche distruttive. Ed è quello che sta succedendo anche nei gruppi parlamentari, dove si profila una clamorosa scissione.

Una decina di deputati di Forza Italia, insieme con altri di “Cambiamo”, partito fondato dal governatore ligure, Giovanni Toti, potrebbero dar vita nelle prossime ore a un gruppo parlamentare ispirato da Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, imprenditore, con ambizioni nazionali. C’è già il nome del suo nuovo partito, “Coraggio Italia”. Ma a che serve questa frantumazione? Ad infastidire ancora di più gli elettori di centrodestra e ad appannare l’immagine dei leader nazionali di quello schieramento, che evidentemente si dimostrano incapaci di tenere unite le truppe. Se le amministrative andassero male, di certo ci sarebbe la resa dei conti dentro il centrodestra e volerebbero i coltelli. Gran parte dei parlamentari di Forza Italia, ma anche molti della Lega e di Fratelli d’Italia hanno la quasi certezza di non essere ricandidati e rieletti e quindi non sono facilmente addomesticabili rispetto alle scelte di questi ultimi due anni di legislatura. Ecco perché le sorprese sono dietro l’angolo e schieramenti trasversali potrebbero costituirsi soprattutto da agosto, data di inizio del semestre bianco, e contribuire a destabilizzare ulteriormente il già fragile bipolarismo della politica italiana.

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