UE, svolta sui rimpatri: oggi il voto in aula al Parlamento
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Grazie al voto compatto in Commissione LIBE di una coalizione di parlamentari di centrodestra, è stato approvato un nuovo regolamento che comporta una stretta sui rimpatri degli immigrati irregolari. Oggi il voto in aula, ma l’esito appare scontato.
Maggioranza “Ursula” sconfitta. Il PPE si schiera con le destre e finalmente viene approvata in Europa una norma chiara e seria sui rimpatri e respingimenti per migranti illegalmente presenti sul territorio dei Paesi europei. Una significativa vittoria, lunedì in commissione parlamentare e oggi quasi certamente in aula, per le forze di centrodestra al Parlamento europeo.
Il 9 marzo scorso la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) ha adottato un nuovo regolamento sui rimpatri, approvato da una coalizione di parlamentari dei partiti di centrodestra: Conservatori e Riformisti Europei, i Patrioti per l'Europa, il Partito Popolare Europeo e il gruppo delle Nazioni Sovrane (o identitari). Il voto finale in plenaria è oggi, 12 marzo: non dovrebbero esserci sorprese, l’approvazione è data per certa.
Il voto segna un fondamentale rafforzamento del quadro normativo dell'UE in materia di migrazione, sulla base del più ampio Patto sulla migrazione e l'asilo che entrerà in vigore a giugno. Con 41 voti favorevoli, 32 contrari e un’astensione, i deputati del Parlamento europeo in Commissione LIBE hanno adottato i loro emendamenti alla proposta, presentata nel marzo 2025, della Commissione di rivedere le procedure di rimpatrio dell'UE. Secondo la proposta emendata, le autorità nazionali competenti devono emettere una decisione di rimpatrio nei confronti di qualsiasi cittadino extracomunitario che soggiorna illegalmente in uno Stato membro e che impone l'obbligo di lasciare lo Stato membro dell'UE in questione. Le decisioni di rimpatrio sarebbero incluse in un cosiddetto "ordine di rimpatrio europeo" e rese disponibili, tramite il Sistema d'Informazione Schengen, in tutta l'area Schengen. Qualsiasi paese dell'UE dovrà riconoscere ed eseguire le decisioni di rimpatrio e gli ordini di allontanamento emessi da un altro paese dell'UE entro il 1° luglio 2027, sulla base di una proposta della Commissione. Il paese dell'UE nel cui territorio il cittadino di un paese terzo soggiorna illegalmente sarebbe responsabile di garantirne il rimpatrio.
Il regolamento, dicono i deputati della neonata maggioranza, deve rispettare le funzioni essenziali della responsabilità nazionale, quali la garanzia dell'integrità territoriale, il mantenimento dell'ordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza nazionale. Il regolamento proposto consentirebbe la creazione di “centri esterni” in cui inviare i richiedenti asilo respinti, imporrebbe sanzioni più severe in caso di inosservanza, come la detenzione prolungata e il divieto di ingresso; infine, semplificherebbe le procedure di rimpatrio per affrontare quelle che i proponenti descrivono come inefficienze del sistema attuale.
Il voto dei giorni scorsi mostra l’inizio della fine delle illusioni immigrazioniste, ovvero della propaganda che voleva nei fatti promuovere la sostituzione etnico-religiosa nei paesi europei. La pressione politica per frenare l'immigrazione, dovuta sia ai costi dell'immigrazione di massa sia alla diffusa insicurezza e allo spregio dei valori occidentali, ha fatto breccia anche nelle maglie del PPE che ha deciso di smarcarsi dal codazzo di socialisti, sinistre, verdi e liberali con i quali ha formato la coalizione di potere attuale “Ursula”. Non a caso, l'eurodeputato francese di centrodestra François-Xavier Bellamy, negoziatore del gruppo PPE sul dossier, ha salutato l'esito come «un voto storico (…). Con l'adozione del regolamento sui rimpatri, che trasformerà le norme europee sulle espulsioni, stiamo finalmente dando ai nostri Stati i mezzi per governare la loro politica migratoria». Soddisfazione anche dai Conservatori, dai Patrioti e dai Sovranisti: tutti definiscono il voto come una «giornata storica».
Il voto di lunedì ha suscitato invece aspre critiche da parte di gruppi di sinistra e diverse ONG che di fatto favoriscono la tratta di esseri umani e il nascondimento sistematico di migranti illegali. Il relatore liberale (Renew), Malik Azmani, ha espresso un'opinione più articolata, in perfetto stile macroniano, affermando che il suo obiettivo era quello «di giungere a un regolamento efficiente e praticabile in tempi rapidi (…), ora procederemo verso i negoziati del trilogo». Ambiguità che copre la sua sconfitta politica, dopo che i negoziati con sinistre e popolari sono falliti, lasciando il posto a una maggioranza alternativa di centrodestra. Il partito Socialisti e Democratici (S&D) denuncia che l'esternalizzazione dei rimpatri rischia di rappresentare un «traffico di esseri umani». Secondo i verdi la riforma approvata in Commissione LIBE metterà «in pericolo la vita delle persone e violerà la loro dignità». Amnesty International indica «gravi rischi di sistematiche violazioni dei diritti umani», mentre Maria Nyman, segretaria generale di Caritas Europa, protesta per i nuovi «centri di deportazione di fatto, al di là di un efficace controllo dei diritti umani». Parole lunari o interessi elettorali e prezzolati?
In ogni caso, il testo passerà oggi al voto in plenaria, dopodiché inizieranno i negoziati interistituzionali con il Consiglio europeo e la Commissione (trilogo) per finalizzare il regolamento definitivamente e mettere la parola fine alle complicità dell’islamocomunismo giudiziario di tanta magistratura dei paesi di tutta Europa.


