New York, la strage sfiorata di cui non sta bene parlare
Il 7 marzo a New York si è sfiorata la strage jihadista. Ma la Cnn parla di gioventù bruciata in una calda giornata di marzo e anche lo stesso sindaco Mamdani stenta a nominare la matrice islamica degli attentatori.
Il 7 marzo a New York si è sfiorata la strage jihadista. I sospetti sono Emir Balat, 18 anni, figlio di immigrati turchi, e Ibrahim Kayumi, afgano, di 19 anni. La polizia di New York conferma che i due, dopo aver giurato fedeltà all’Isis, hanno tentato di far detonare due esplosivi fuori dalla Gracie Mansion, la residenza ufficiale del sindaco Zohran Mamdani. Il loro obiettivo non era il primo sindaco musulmano, ma la piccola manifestazione contro di lui, organizzata da un estremista di destra. L’aspetto curioso della vicenda è che i due attentatori falliti si erano infiltrati nella contromanifestazione di sinistra.
Quella mattina, la manifestazione di Jack Lang, uno degli assalitori del Campidoglio del 6 gennaio 2021, poi graziato dal presidente Trump, aveva raccolto appena una ventina di persone. Lang intendeva protestare contro l’islamizzazione di New York, ma si è scontrato con almeno cento manifestanti di sinistra, con influencer popolari come Walter Masterson. I due gruppi stavano arrivando alle mani, un manifestante di destra aveva anche iniziato a usare lo spray al peperoncino. Nulla di particolarmente nuovo sotto il sole di un’America sempre più polarizzata dagli opposti estremismi.
A quel punto Emir Balat ha letteralmente scavalcato Masterson, durante il suo comizio, lanciando una rudimentale bomba a mano contro il gruppetto di Jack Lang. Per pura fortuna, la miccia si è spenta dopo aver colpito una barriera. Balat poi ha recuperato una seconda bomba da Ibrahim Kayumi, ha acceso la miccia e ha corso per un po’ prima di lasciarla cadere. Negli aggiornamenti forniti lunedì, Mamdani ha detto che entrambi i dispositivi erano stati lanciati. Nessuno dei due è esploso, altrimenti avrebbero provocato una strage. La commissaria della polizia di New York, Jessica Tisch, ha dichiarato che i due sospetti avevano ammesso di essere stati ispirati dallo Stato Islamico ed erano avidi consumatori della propaganda online dell’Isis. «Siamo stati fortunati che gli ordigni usati questo fine settimana non abbiano causato il tipo di danno che certamente potevano causare», ha detto la Tisch durante una conferenza stampa lunedì. «Ma la fortuna non è mai una strategia. Dispositivi come questi hanno il potenziale di causare danni devastanti». Balat ha detto, nell’interrogatorio, di sperare che l'attacco fallito fosse più letale dell'attentato della Maratona di Boston del 2013, che aveva provocato “solo” 3 morti.
Scampata la tragedia, nessuno pare essersene reso conto. Sicuramente non la Cnn, che nel lanciare la notizia, sul suo sito online, scriveva testuali parole: «Sabato mattina due adolescenti della Pennsylvania sono entrati a New York City per quella che avrebbe potuto essere una normale giornata trascorsa a godersi la città nonostante un clima insolitamente caldo. Ma in meno di un'ora, le loro vite sarebbero cambiate drasticamente: i due sarebbero stati arrestati per aver lanciato bombe artigianali durante una protesta anti-musulmana fuori dalla casa del sindaco Zohran Mamdani. Ecco cosa sappiamo finora». Il post è stato successivamente rimosso, ma il breve testo resta a imperituro ricordo di come un giornalismo politicamente corretto non riesca a parlare del terrorismo islamico, ancora oggi, a 25 anni dall’11 settembre.
Il sindaco Zohran Mamdani non è stato da meno. La sua dichiarazione iniziale sull'episodio iniziava con una forte condanna di Jack Lang, chiamato per nome e cognome, e poi si limitava a condannare “la violenza”, genericamente intesa. «La violenza a una protesta non è mai accettabile», si legge nel primo comunicato del sindaco. Mamdani non ha nominato i sospetti e non ha neppure sfiorato il tema dell’islam radicale che li ispirava. La condanna è infine arrivata, ma dopo due giorni: «Emir Balat e Ibrahim Kayumi – si legge nella dichiarazione di Mamdani – sono stati accusati di aver commesso un atroce atto di terrorismo e di aver proclamato la loro fedeltà all’ISIS. Devono essere ritenuti pienamente responsabili delle loro azioni».
Quando hanno eletto Mamdani, secondo i sondaggi, i newyorkesi prevedevano comunque che sarebbe aumentato il rischio del terrorismo. Non perché Mamdani aiuti i terroristi, ma perché l’islam più radicale fa parte della sua base elettorale e mai prenderebbe provvedimenti contro di essa, per monitorarla e prevenire le azioni delle sue frange più violente. Mamdani è stato eletto anche grazie a una campagna elettorale in cui l’islam newyorkese è vittima di razzismo e pregiudizi, mai penserebbe di mettere sotto osservazione le moschee in cui si predica odio e in cui lui stesso ha tenuto comizi.
Poco dopo l’accaduto, il sindaco ha infatti ospitato l’attivista musulmano anti-israeliano Mahmoud Khalil, lo stesso che era stato arrestato l’anno scorso, per presunti legami con Hamas, e che Trump voleva espellere in Siria. Ebbene, Mamdani lo ha ospitato per consumare assieme l'iftar, il pasto dopo il digiuno del Ramadan, presso la residenza ufficiale del sindaco, quella stessa Gracie Mansion che stava per diventare teatro di una strage jihadista.


