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La sentenza

Alabama, la Corte Suprema: embrioni congelati = bambini

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Una sentenza della Corte Suprema dell’Alabama riconosce che gli embrioni congelati sono bambini, con tutti i diritti che ne derivano dalle leggi statali. Un riconoscimento della verità che ogni embrione è persona, in linea con la Costituzione dello Stato americano.

Vita e bioetica 23_02_2024

Gli embrioni congelati sono bambini. A mettere nero su bianco questa verità è una sentenza della Corte Suprema dell’Alabama, datata 16 febbraio 2024. Anche gli embrioni congelati, concepiti per mezzo della fecondazione in vitro, devono dunque godere dei diritti riconosciuti ai bambini dall’ordinamento dell’Alabama. La sentenza fa seguito a due cause (poi riunite nel giudizio) per omicidio colposo intentate da tre famiglie, i cui embrioni – cinque in tutto – sono stati accidentalmente distrutti all’interno di una clinica per la fecondazione artificiale dell’Alabama. La loro morte è stata causata dall’intrusione non autorizzata, nella stanza frigorifera dove erano conservati gli embrioni, da parte di un paziente dell’ospedale in cui è presente la stessa clinica.

In poche parole, i giudici dovevano stabilire se una norma contenuta in una legge statale, intitolata Wrongful Death of a Minor Act (“Legge sull’omicidio colposo di un minore”), si applichi a tutti i bambini non nati. E la risposta è stata sì, con una chiarezza che ha spazzato via tutti i cavilli.

Quali cavilli? Gli imputati sostenevano che si dovesse applicare un’eccezione non scritta, cioè che la norma sull’omicidio colposo non dovesse essere applicata ai concepiti non presenti nell’utero materno al momento della loro morte, come appunto gli embrioni congelati. Nel chiedere questa eccezione, gli imputati sottolineavano le ricadute che una decisione contraria avrebbe potuto comportare in termini di politiche pubbliche, come quella di «aumentare sostanzialmente il costo della fecondazione in vitro in Alabama» e di rendere più onerosa la crioconservazione degli embrioni.

La sentenza ha invece chiarito che la summenzionata legge statale «si applica a tutti i bambini, nati e non nati, senza limitazione. Non è compito di questa Corte elaborare una nuova limitazione basata sulla nostra personale visione di ciò che è o non è una saggia politica pubblica. Questo è specialmente vero laddove, come qui, il Popolo di questo Stato ha adottato un emendamento costituzionale volto direttamente a impedire ai tribunali di escludere la “vita non nata” dalla tutela giuridica». Parole che testimoniano una concezione del diritto lontana anni luce da certe “sentenze creative” in salsa progressista, diffuse sia negli Stati Uniti (vedi la sentenza Roe contro Wade, poi giustamente cancellata) che da noi in Italia.

La decisione, scritta dal giudice Jay Mitchell, è stata approvata a netta maggioranza. Dei 9 membri della Corte, solo il giudice Greg Cook ha dissentito in linea generale; più complessa la posizione del giudice William Sellers, che «concorda in parte sul risultato e dissente in parte». In pratica, un 7-2 pieno.

L’emendamento costituzionale a cui si riferisce Mitchell è quello sulla sacralità della vita (Sanctity of Life Amendment), che è stato aggiunto alla Costituzione dell’Alabama nel 2018, dopo che gli elettori lo hanno approvato con un ampio margine. In base a tale emendamento, l’Alabama «riconosce, dichiara e afferma che è politica pubblica di questo Stato riconoscere e sostenere la sacralità della vita non ancora nata e i diritti dei bambini non ancora nati, compreso il diritto alla vita». La stessa norma specifica poi che l’Alabama «riconosce, dichiara e afferma, inoltre, che è politica pubblica di questo Stato garantire la protezione dei diritti del bambino non ancora nato in tutte le maniere e misure lecite e appropriate». Ciò significa, come ha chiarito sempre Mitchell, che nei casi di statuti la cui interpretazione è contestata – come quella del Wrongful Death of Minor Act, risalente al 1872 – i tribunali, proprio in ragione di questo emendamento costituzionale, sono chiamati a risolvere l’ambiguità pronunciandosi «a favore della protezione dei bambini non ancora nati».

Altri aspetti interessanti sono contenuti nell’opinione concordante scritta dal giudice Tom Parker, che ha fatto un’articolata disamina dell’espressione “sacralità della vita umana”, dal profeta Geremia a san Tommaso d’Aquino. Un excursus che il laicismo odierno non può digerire, ma che ha il suo fondamento nel preambolo della Costituzione dell’Alabama ricordato dallo stesso Parker, laddove si invoca «il favore e la guida di Dio Onnipotente» e si aggiunge che «tutti gli uomini (…) sono dotati [di vita] dal loro Creatore». Anche questa è una verità evidente, e si spera che un giorno venga riconosciuta anche dalla “Costituzione più bella del mondo” (come alcuni chiamano la nostra…). Nostre speranze a parte, Parker conclude che l’emendamento sulla sacralità della vita riconosce che «anche prima della nascita, tutti gli esseri umani recano l’immagine di Dio», e perciò, se si sopprimono le loro vite, è Dio stesso a essere offeso.

Nella sua opinione dissenziente, invece, il giudice Cook ha lamentato il fatto che la sentenza «quasi certamente pone fine alla creazione di embrioni congelati attraverso la fecondazione in vitro (IVF) in Alabama». La sentenza, va precisato, non prescrive divieti rispetto all’attuale normativa sulla fecondazione artificiale in Alabama; d’altra parte, è chiaro che essa comporterà dei cambiamenti per le relative cliniche, perché alla luce delle cause in cui potranno incorrere dovranno stare più attente a gestire gli embrioni. Per questi timori di natura legale, l’Università dell’Alabama a Birmingham ha intanto sospeso le procedure di fecondazione in vitro.

Si tratta di una ricaduta positiva, perché le tecniche di fecondazione artificiale – anche se omologhe – «rimangono moralmente inaccettabili», come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2377). Queste tecniche dissociano infatti l’atto sessuale da quello procreativo, comportano la produzione, il congelamento e/o il sacrificio di un gran numero di embrioni, svilendo così la dignità della vita umana che – da dono e fine buono qual è – diventa un “diritto” e un mezzo. Va da sé che è naturale il desiderio di un figlio, ma va coltivato sempre nell’ordine voluto dal Creatore.



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