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IL BUON USO DELLE PAROLE / 7

A scuola di inventio: la materia prima del discorso

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Per strutturare un'argomentazione è fondamentale recuperare gli argomenti che possono essere utilizzati per sviluppare il tema, per avallare una tesi o confutarne un’altra, come insegnano i retori antichi.

Cultura 11_03_2024
La retorica (Sailko - Wikimedia Commons)

I retori antichi studiavano nell’inventio le materie che si dovevano conoscere per trovare argomenti a sostegno della propria tesi nella strutturazione del discorso.
Proviamo ad applicare l’inventio ad argomentazioni non di carattere processuale, ma che possano essere di interesse per giovani e adulti, anche nell’ambito scolastico, in modo tale che si colga l’attualità dello studio della retorica antica nella scuola odierna.

Esemplifichiamo, nel caso in cui uno studente o uno scrittore debbano stendere un saggio sull’amicizia. Si devono recuperare gli argomenti che possono essere utilizzati per sviluppare il tema, per avallare una tesi sull’amicizia o per confutarne un’altra. Dovranno essere annotati film, romanzi, trattati o dialoghi filosofici, poesie, personaggi famosi esemplari nell’ambito, citazioni.

Tra i tanti film potremmo annotarne uno, Will Hunting. Genio ribelle in cui il protagonista, prima di riuscire ad amare la sua ragazza deve fare esperienza di essere amato così come è, con la sua storia, i suoi limiti, le sue grandi doti. Solo così Will inizia a desiderare di essere migliore come persona.

Tra i romanzi segnaliamo sul nostro taccuino L’amico ritrovato di Fred Uhlman, in cui si racconta la storia dell’amicizia tra un ebreo, Hans, e un tedesco, Konradin, spezzata dagli anni del nazismo, e la storia fantastica Il piccolo principe, in cui emerge l’efficacia del rapporto affettivo nel fenomeno conoscitivo. Soltanto quando sei colpito da qualcuno o inizi a volergli bene allora scopri una parte di mondo fino ad allora sconosciuta e il rapporto diventa strada e chiave di accesso alla realtà, come nel caso della volpe che inizia ad apprezzare il colore dei campi di grano solo dopo che è divenuta amica del piccolo principe che ha i capelli biondi.

Nell’ambito filosofico ci possiamo soffermare su alcuni dialoghi platonici come Fedro e Liside in cui Platone afferma che l’amicizia è possibile solo tra buoni. Non occorre che due amici abbiano le stesse qualità o qualità opposte e, quindi, complementari. Nell’Etica Nicomachea Aristotele distingue tre gradini dell’amicizia: quella basata sull’utilità, quella legata al piacere e quella fondata sulla bontà.  Nel mondo romano, invece, l’amicizia non è soltanto un rapporto personale, ma è un legame che ha un carattere eminentemente politico che unisce persone appartenenti allo stesso clan familiare oppure tutti quanti gravitano come clienti o liberti nell’ambito di un personaggio politico importante. Grande mediatore della cultura e della filosofia greche a Roma, Cicerone riprende i principi aristotelici, affermando in maniera del tutto innovativa per il mondo romano che il legame di amicizia si deve improntare alla bontà e al bene reciproco: ne tratta nel dialogo Laelius de amicitia.

Tra le poesie c’è un sonetto bellissimo di Dante che descrive il desiderio del poeta di trascorrere del tempo con i suoi amici e la donna amata da ciascuno: Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io. Due parole sono centrali nei versi: «talento» e «disio». Vivere «sempre in un talento» può essere considerata la traduzione italiana del latino «idem velle atque idem nolle» (Cicerone, Laelius de amicitia), cioè «desiderare e respingere le stesse cose». L’amicizia è come una strada, un metodo, un percorso in cui si fanno scelte comuni di approvazione o di dissenso per alcuni aspetti o fatti della vita.

Tra i personaggi famosi Petrarca coltiva i rapporti di amicizia come pochi altri, prova per gli amici grande devozione e attaccamento, condivide con loro la casa, il vitto e la vita, favorisce la creazione di legami tra i suoi amici e quando scopre che alcuni rapporti si sono rotti interviene per riallacciarli. La morte dei cari, che provoca in lui grandi sofferenze, trova consolazione nella considerazione che non è che una temporanea separazione.

Tra le citazioni che potrebbero arricchire il saggio sull’amicizia potremmo riportare questa tratta da Il piccolo principe (nel tema, saggio o altro testo che verrà steso, la frase potrà naturalmente essere riprodotta solo parzialmente, o spezzata in più parti, accompagnata da commento; l’utilizzo della citazione riguarda le due fasi successive della dispositio e dell’elocutio):

[Addomesticare] è una cosa da molto dimenticata. Vuol dire «creare dei legami» […]. Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo. […] I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano. […] Gli uomini non hanno più il tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici.

Un’altra esemplificazione di esercizio sull’inventio che proponiamo riguarda la traccia su Pascoli dell’Esame di Maturità del 1990:

sviluppate e discutete il seguente giudizio su Pascoli: «L'esattezza e la limpidezza sono i pregi più manifesti in tutta quanta la poesia del Pascoli. Egli è un poeta rurale. Il sentimento che egli ha della natura è profondo, tranquillo e casto. Egli ama, più che le solitudini, i campi animati dal lavoro umano. Lo attraggono le bellezze umili della terra più che gli spettacoli grandiosi».

In questo caso il rinvenimento delle prove e delle esemplificazioni riguarda un ambito molto più preciso e specialistico: le poesie ed, eventualmente, riferimenti ad interpretazioni critiche di importanti letterati. Soffermandoci sui versi di Pascoli, stenderemo su un foglio i componimenti che riguardano la campagna, il lavoro dei campi, insomma tutti quei versi che possano in qualche modo confermare il giudizio critico della traccia; al contempo, scriveremo le poesie che mostrano un altro volto di Pascoli, distante dalla vulgata tradizionale: I due orfani, Il libro, La grande aspirazione, L’angelus, La buona novella (sezione che raccoglie più componimenti) e tante altre.

L’inventio costituirà un’operazione totalmente differente se lo studente, il giornalista, lo scrittore, chiunque debba stendere il testo ha la possibilità di usufruire delle fonti e dei documenti o se, invece, può far ricorso soltanto alla sua memoria.
Nello svolgimento dei temi è evidente che non è consentito l’accesso al materiale documentario e diventa fondamentale possedere una memoria letteraria che permetta di corroborare una tesi o confutarla. Tutto il materiale raccolto, sia nel caso della trattazione sull’amicizia o sulla poesia di Pascoli, sarà poi oggetto di riflessione per la fase della dispositio di cui tratteremo la prossima volta.