Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sabato Santo a cura di Ermes Dovico
Cristiani Perseguitati
a cura di Anna Bono
Asia

Validi matrimonio e conversione di una cristiana pakistana di 13 anni

Un tribunale ha deciso che matrimonio e conversione all’islam di Maria Bibi sono validi anche se illegali dal momento che Maria ha solo 13 anni

 

In Pakistan per le femmine  l’età minima per il matrimonio è di 16 anni (portata a 18 nell’area della capitale Islamabad nel 2025). Inoltre per i minori che intendono convertirsi ad altra religione occorre il consenso del padre. Eppure la Corte costituzionale federale ha giudicato validi la conversione e il matrimonio di Maria Bibi, una ragazzina cristiana di 13 anni di Lahore, sposata a un musulmano, Shehryar Ahmad. I giudici hanno stabilito che la ragazzina, nonostante l’età, era in grado di sposare un musulmano, convertirsi all’islam e rifiutare la custodia dei propri genitori. La sentenza è stata emessa il 3 febbraio scorso, ma le motivazioni sono state rese pubbliche il 25 marzo. Il padre di Maria Shahbaz Masih ne aveva denunciato la scomparsa. Quindi la piccola era stata ritrovata, ma convertita e sposata: a forza, secondo il padre, e illegalmente, secondo la legge. Sembrava quindi scontato che i giudici restituissero Maria alla sua famiglia. Invece la Corte ha sostenuto che in Pakistan i certificati di nascita possono essere falsificati – quello presentato dal padre dichiara che Maria è nata nel 2012 – ha fatto affidamento sull’aspetto fisico della ragazzina e sul fatto che Maria ha dichiarato di essersi sposata di sua volontà e di averlo fatto quando era già maggiorenne. Non si è indagato sulla effettiva spontaneità delle sue affermazioni e, siccome la legge vieta i matrimoni infantili ma non li invalida, ha stabilito che il matrimonio di Maria è comunque valido. La sentenza è stata accolta con costernazione perché crea un precedente che va contro la possibilità di essere liberate per le tante le cristiane minorenni che vengono rapite da musulmani e poi costrette a convertirsi all’islam e a sposare il rapitore. Gli organizzatori della Minority Rights March di Karachi si sono detti sconvolti e indignati perché è evidente che Maria è vittima dei reati di rapimento e matrimonio infantile, e potrebbe inoltre essere costantemente esposta ad altri crimini efferati da parte del suo rapitore. Padre Shahzad Arshad, direttore dell’ufficio Commissione per la Giustizia e la Pace dell’arcidiocesi di Karachi, ha commentato: “esprimo la mia profonda preoccupazione e condanno fermamente la recente decisione del tribunale nel caso della tredicenne cristiana Maria Shahbaz e chiedo alle autorità giudiziarie di rivedere la loro decisione. In una società giusta e sicura, ogni cittadino dovrebbe ricevere protezione e giustizia senza alcuna discriminazione; è fondamentale che le indagini sui presunti casi di conversioni forzate e matrimoni di minori siano condotte con serietà e trasparenza, nel rispetto delle garanzie costituzionali”. Altrettanto preoccupati si sono detti monsignor Indrias Rahmat, vescovo di Faisalabad, e la Commissione nazionale Giustizia e Pace. In una dichiarazione hanno “sottolineato le lacune nell’attuale quadro giuridico, tra cui l’assenza di disposizioni esplicite che dichiarino nulli i matrimoni infantili, la natura non obbligatoria della registrazione del matrimonio e la mancanza di chiare linee guida giuridiche relative alla custodia di bambine e ragazze minorenni”. Monsignor Rehmat e la Commissione Giustizia e Pace di Faisalabad hanno pertanto rivolto l’invito al governo e al parlamento pakistani ad adottare “misure legislative immediate per dichiarare il matrimonio infantile giuridicamente nullo e invalido, fissare l’età minima legale per contrarre matrimonio a 18 anni, garantire che l’affidamento delle ragazze minorenni rimanga esclusivamente ai genitori o a istituzioni riconosciute per la tutela dei minori”. Inoltre hanno chiesto di “rendere obbligatoria l’indagine giudiziaria e la registrazione del matrimonio, applicando sanzioni severe a officiante, testimoni e facilitatori coinvolti in eventuali violenze”.