Contrordine compagni! La Cina "corregge" i dati sulla decarbonizzazione
La Cina, ufficialmente, sta raggiungendo i suoi obiettivi di decarbonizzazione. In realtà gli obiettivi sono ben lungi dall'essere raggiunti. Pechino non vuole sacrificare la crescita per il clima. Piuttosto trucca i dati delle politiche climatiche.
Contrordine compagni! La Cina non ha più alcuna difficoltà nella sua campagna di riduzione delle emissioni di CO2. La Cina sta rispettando i suoi limiti. Qualsiasi rapporto precedente che dimostrasse il contrario deve essere corretto o cancellato. Così il Partito Comunista Cinese, in sintonia con una lunga tradizione marxista leninista, sta correggendo le cifre per far credere al resto del mondo che la Cina sia molto avanti nel suo programma di riduzione delle emissioni di gas serra.
La Cina si è posta l'obiettivo di ridurre la propria intensità di carbonio del 65% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030. L’“intensità di carbonio”, che la Cina utilizza da tempo per monitorare i progressi verso gli obiettivi in materia di cambiamenti climatici, si riferisce alla quantità di anidride carbonica emessa per unità di prodotto economico.
Le statistiche ufficiali di Pechino, alla fine dello scorso piano quinquennale, hanno suggerito che la Cina fosse ben lontana dal mantenere questa promessa sul clima. «In base ai progressi annuali riportati rispetto a questo vecchio obiettivo, l'intensità di carbonio della Cina è diminuita complessivamente del 12,4% tra il 2020 e il 2025 – scrive Lauri Myllyvirta del Centro di ricerca sull'energia e l'aria pulita (Crea) - Questo risultato è stato ben al di sotto dell'obiettivo del 18% fissato per questi anni nell'ambito del 14° piano quinquennale. Nel settembre 2025, Huang Runqiu, capo del Ministero dell'Ecologia e dell'Ambiente , ha riconosciuto questo divario, affermando che il raggiungimento degli obiettivi cinesi in materia di intensità di carbonio era diventato “più difficile” a causa degli effetti della pandemia di Covid-19 e delle tensioni commerciali. Tuttavia, il quindicesimo piano quinquennale, pubblicato nel marzo 2026, riportava che la Cina aveva ridotto la sua intensità di carbonio del 17,7% nello stesso periodo, poco al di sotto dell'obiettivo del 18%».
Insomma, fino a settembre scorso, la Cina era molto indietro nel suo programma. Da marzo è praticamente in pari. Ciò non è possibile, nemmeno spegnendo tutte le centrali termiche. Lauri Myllyvirta scrive, su Carbon Brief, edizione di fine maggio: «È evidente che si è verificato un cambiamento radicale nel modo in cui la Cina misura la propria intensità di carbonio, in particolare per quanto riguarda i tipi di emissioni inclusi». Se prima era difficile indovinare i dati, oggi è letteralmente impossibile, come constata il ricercatore: «Né gli impegni internazionali della Cina in materia di clima, né altri documenti ufficiali hanno mai fornito una definizione di intensità di carbonio, nonostante essa sia un elemento fondamentale degli impegni climatici del paese. Tuttavia, fino a quest'anno, era possibile riprodurre fedelmente i dati riportati, basandosi su un'interpretazione semplice del significato di intensità di carbonio. Ma le tipologie di emissioni incluse nel calcolo dell'intensità di carbonio sono ora cambiate».
In particolare, le simulazioni del Crea hanno suggerito che, a partire dall'ultimo piano quinquennale, le statistiche ufficiali cinesi hanno iniziato a omettere i dati sugli usi non energetici dei combustibili fossili, come quello dell’industria chimica, in forte crescita in Cina. Un altro fattore potrebbe essere rappresentato dalle lacune nel monitoraggio. Alcuni dati suggeriscono che le emissioni nell'industria chimica potrebbero essere state sottostimate, forse a causa della pressione delle scadenze per la presentazione dei rapporti annuali.
D’altra parte, nel 2022 il presidente Xi Jinping ha affermato che gli obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio non dovrebbero andare a scapito della sicurezza energetica e alimentare o della "vita normale" del popolo cinese.Le statistiche, di conseguenza, obbediscono. I numeri si piegano sempre al volere del Partito e del suo leader.
Questo problema potrebbe limitarsi alla disfunzionalità di un regime totalitario comunista. In questo, la Cina di oggi non è troppo diversa dall’Urss. Ma il problema riguarda anche noi. Perché l’Europa, capofila delle politiche verdi di riduzione delle emissioni, è in competizione con la Cina. Noi stiamo seriamente de-industrializzandoci pur di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, a scapito del benessere e della crescita degli europei. In Cina non sono disposti a sacrificare la crescita e il nuovo benessere appena acquisito sull’altare del clima. Per salvare la faccia, piuttosto truccano le statistiche: è il modo più facile.

