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il caso concia

Valditara ministro camaleonte in un Governo in crisi di identità

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Scoppia il caso Concia, l'attivista Lgbt+ a cui il ministro Valditara affida l'indottrinamento nelle scuole. Ma i partiti di maggioranza non si erano sempre detti contro l'ideologia gender nelle scuole? Le pressioni del mondo pro family per far marcia indietro. 
- Famiglia assente dal progetto del ministro di Carlo Giovanardi

AGGIORNAMENTO: Il ministro Valditara ha rinunciato ad affidare l'incarico di garanti del progetto "Educare alle relazioni" ad Anna Paola Concia, suor Anna Monia Alfieri e Paola Zerman.

Politica 09_12_2023

Le decisioni prese sull’onda dell’emotività sono sempre rischiose. Purtroppo i politici le prendono spesso in quel modo, perché schiavi dei sondaggi e alla ricerca di visibilità e consensi sui social. La tragedia di Giulia Cecchettin avrebbe meritato ben altra maturità da parte delle istituzioni politiche e del mondo dei media. La dignità di una ragazza assassinata in modo vile ed efferato dall’ex fidanzato non può e non deve essere mercificata da chi la strumentalizza per ricavarne un tornaconto in termini elettorali o di audience.

Una cosa è rispettare l’immane sofferenza dei famigliari, altra cosa è orchestrare un circo mediatico che offende la memoria di tutte le altre vittime di violenza e trasforma in slogan e rivendicazioni politiche la valutazione di un gesto ignobile come quello di Filippo Turetta.

La decisione del Ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara di nominare come coordinatrice del progetto nelle scuole “Educare alle relazioni” l’attivista Lgbtq+ Paola Concia, ex parlamentare del Pd, continua a far discutere perchè sembra l’ennesimo cedimento del governo di centrodestra ad una visione di cultura e di società che a parole Meloni e i suoi dicevano di voler combattere.

C’è disorientamento nei partiti che sostengono l’esecutivo, anche se in pochi hanno il coraggio di uscire allo scoperto. Chi preferisce rimanere dietro le quinte per evitare polemiche, ripicche e vendette si limita a ricordare il curriculum politico del Ministro, perfetto per un governo capeggiato dalla Camaleonte per antonomasia, Giorgia Meloni, “incoronata” come tale da Politico.eu.

Come si legge in Wikipedia, Valditara inizia la sua attività politica in Alleanza Nazionale e, dopo il suo scioglimento, aderisce al Popolo delle libertà. È tra quelli che, dopo essere stato eletto anche e soprattutto grazie ai voti berlusconiani e leghisti, illudendosi che il Cavaliere sia al capolinea, si smarca opportunisticamente per intrupparsi in Futuro e Libertà, partitino costruito da Gianfranco Fini per accelerare la fine del berlusconismo d’intesa con l’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e con la lobby franco-tedesca.

Il “golpe” non riesce nell’immediato ma nel novembre 2011 si concretizza nella cacciata di Berlusconi da Palazzo Chigi e nella sua sostituzione con Mario Monti, che prima di accettare pretende e ottiene la nomina di senatore a vita e, nell’arco di un anno, si trasforma da tecnico in politico, fondando un suo partito. E Valditara, al seguito di Gianfranco Fini, quello della figuraccia della Casa di Montecarlo, lo appoggia.

Nel 2013, alla vigilia delle elezioni regionali in Lombardia, Valditara appoggia con slancio la candidatura di Gabriele Albertini alla carica di governatore, contro quella di Roberto Maroni (centrodestra), che poi prevarrà. Evidentemente Valditara aveva sposato in pieno l’agenda Monti e contrastato la candidatura di Maroni, perché considerava quest’ultimo ostile all’Ue e alla valuta comune. Ma pian piano Valditara è costretto a tornare all’ovile del centrodestra, rendendosi conto del naufragio del progetto centrista. E così si avvicina alla Lega, diventando consigliere politico di Matteo Salvini, che lo candida alle politiche del settembre 2022.

Come spesso accade in una politica che non tiene minimamente conto del volere degli elettori, Valditara, bocciato nelle urne, viene premiato con un Ministero, quello dell’Istruzione e del merito. In verità mostra subito gli artigli e dopo pochi mesi di governo si segnala per alcune brillanti uscite come quella del febbraio scorso quando ha il coraggio di contestare la lettera della preside di un liceo di Firenze che agita lo spettro di un ritorno al fascismo. «E' una lettera del tutto impropria - reagisce Valditara - mi è dispiaciuto leggerla, non compete ad una preside lanciare messaggi di questo tipo e il contenuto non ha nulla a che vedere con la realtà: in Italia non c'è alcuna deriva violenta e autoritaria, non c'è alcun pericolo fascista, difendere le frontiere non ha nulla a che vedere con il nazismo o con il razzismo».

Dopo la tragedia di Giulia, però, le sue reazioni contro i presunti residui della cultura maschilista, machista della società italiana segnano un appiattimento inopportuno e disarmante sulle posizioni progressiste, assai distanti dalla sua storia e dal programma politico del suo attuale partito, la Lega, che si è sempre battuta contro l’ideologia gender nelle scuole. Un conto è il dialogo con posizioni diverse, altra cosa è affidare ad una donna "sposata" da 13 anni con una persona dello stesso sesso un progetto educativo sull’affettività rivolto all’intera comunità scolastica (partirà dalle superiori ma la Concia ha già annunciato che si estenderà a tutte le scuole di ogni ordine e grado).

Peraltro la paladina dei diritti Lgbtq+ ha fatto sapere che collabora con Valditara sin dal suo insediamento al Ministero, cosa che in pochi sapevano. Ma non era Matteo Salvini a ripetere che i bambini hanno bisogno di un papà e una mamma, non era Giorgia Meloni a voler difendere «la donna in quanto madre?». E loro hanno piacere che i loro figli ricevano insegnamenti da figure come la Concia, portatrici di una visione della famiglia, della filiazione e della libertà educativa completamente opposta alla loro?

Nella Lega sono in molti a protestare. Matteo Montevecchi, consigliere del Carroccio in Emilia-Romagna, chiede le dimissioni immediate di Valditara: «Dire che il ministro dovrebbe revocare la nomina è scontato e giunti a questo punto in assenza di un suo dietrofront mi aspetto le sue dimissioni immediate, in quanto ha dimostrato un gigantesco complesso di inferiorità culturale».

L’associazione “Pro Vita & Famiglia ha intanto lanciato una petizione on line perché Valditara faccia marcia indietro e revochi la nomina della Concia: «Il problema – si legge nell’appello - non è la persona, ma la visione politica della Concia sui temi della famiglia, della filiazione e della libertà educativa dei genitori radicalmente incompatibile coi valori della stragrande maggioranza degli elettori che hanno votato i partiti che sostengono il Governo Meloni». Perplesso anche il deputato leghista Stefano Candiani: «Non vorrei mai che ci fosse un complesso nel dover dare a una controparte ideologica uno spazio».

Vista l’inconsistenza delle opposizioni di sinistra le forze di maggioranza potranno continuare a tradire il loro elettorato e a rimangiarsi quanto detto fino a un anno fa pur di conquistare il potere. Ma ormai l’elenco delle promesse non mantenute inizia ad allungarsi un po' troppo e il premier farebbe bene a ricordare i precedenti di Renzi e Conte, i quali godettero di un gradimento popolare estesissimo, dissipato in poco tempo grazie ai loro errori e a una minacciosa volatilità degli umori degli italiani, sempre meno disposti a consentire l’apertura di cicli politici lunghi.

AGGIORNAMENTO: Il ministro Valditara ha rinunciato ad affidare l'incarico di garanti del progetto "Educazione alle relazioni" ad Anna Paola Concia, suor Anna Monia Alfieri e Paola Zerman. Il progetto pertanto andrà avanti senza alcun garante (Ansa h. 13:42)



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AGGIORNAMENTO: Il ministro Valditara ha rinunciato ad affidare l'incarico di garanti del progetto "Educare alle relazioni" ad Anna Paola Concia, suor Anna Monia Alfieri e Paola Zerman.