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L'ANALISI

Vaccini, pandemia, totalitarismo: un piano studiato

Un programma di forte stampo totalitario e tecnocratico è stato concepito in Occidente per affrontare le nuove “sfide” del mondo globalizzato. Dalla cultura dei vaccini del 2014 alla pandemia fino all'imposizione del Green pass. Ecco come le élite globaliste stanno incarnando il "Padrone del mondo" con il Grande Reset. E come l'obiettivo - insegna San Giovanni Paolo II - sia sempre la negazione della dignità della persona umana. 

Documenti 26_10_2022

Grazie ad un invito del Comitato “La Gente come Noi” a tenere una conferenza a Caneva (PN), ho  avuto occasione di riflettere ancora sul fatto che la questione dell’obbligo vaccinale e del cosiddetto green pass non sono mere questioni tecniche ma evidenziano un passaggio critico di tipo ideologico e politico, che si potrebbe chiamare “totalitarismo del pensiero unico” (altri usano i termini “grande reset” o “transumanesimo”, tutti concetti tra loro collegati) e in questo si rivelano anche delle analogie con il modo con cui è gestita l’attuale crisi geopolitica. In questo intervento partirò da mie esperienze nel campo dei vaccini per allargare infine l’orizzonte sulle radici ideologiche e persino psicologiche delle distorsioni osservate.

LA “CULTURA” DEI VACCINI
Ho sempre insegnato immunologia e vaccinologia all’università, senza dubbi di sorta
fino al 2016, allorché fui coinvolto nel caso del dr. Roberto Gava, persona mite e competente, radiato dall’Ordine dei Medici di Treviso per le sue posizioni critiche verso le vaccinazioni indiscriminate e obbligatorie. Non si trattava di un caso isolato, ma di una manovra organizzata dalla Federazione dei Medici che con un documento del 2016 sui vaccini iniziava a seguire le indicazioni governative. Era già in corso una manovra poi culminata con la legge n. 3 dell'11 gennaio 2018, che ha previsto una nuova definizione degli Ordini, che ora agiscono quali organi sussidiari dello Stato “al fine di tutelare gli interessi pubblici” connessi all'esercizio professionale.

Anche se sono fatti del passato, conviene ricordare come andarono le cose perché si vede come operò l’intreccio tra industria, politica e informazione già in quell’occasione. In quegli anni si stava preparando l’allargamento dell’obbligo vaccinale con la legge Lorenzin del 2017. Ricordiamo che fino al 2017 erano obbligatori solo vaccini per difterite, tetano e polio (malattie sparite, di cui la difterite e il tetano non per merito dei vaccini, ma dell’igiene) cui poi fu aggiunta la epatite B, resa obbligatoria, benché inutile per i bambini, per una disposizione di legge del 1991 quando era ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, che intascò una tangente da 600 milioni di lire pagata dalla multinazionale Glaxo SmithKline (GSK), azienda produttrice del vaccino.

Dieci-quindici anni fa il mercato dei vaccini languiva e GSK iniziò a produrre un vaccino cosiddetto esavalente che oltre a contenere i 4 obbligatori conteneva l’antigene della pertosse e di haemophilus influenzae (malattia rarissima). Inoltre, le case farmaceutiche produssero un vaccino tetravalente contro Morbillo, Rosolia, Parotite e poi Varicella. Nello stesso tempo Glaxo e Merck si accordarono per eliminare dal mercato i vaccini monovalenti Morbillo e Rosolia che si facevano fino a quel momento. C’era semplicemente il problema di venderli. E salvare lo stabilimento di Siena, per cui si mosse Matteo Renzi in prima persona, quando GSK minacciò di chiudere lo stabilimento di Siena, dove sono impegnati circa 2.000 dipendenti.

Ecco quindi che sotto il governo Renzi si fece a Washington un accordo internazionale, che emerge anche da un comunicato dell’AIFA del 29 settembre 2014 in cui si legge, tra l’altro: “Washington, 29 settembre 2014 – L’Italia guiderà nei prossimi cinque anni le strategie e le campagne vaccinali nel mondo. È quanto deciso al Global Health Security Agenda (GHSA) che si è svolto venerdì scorso alla Casa Bianca. Il nostro Paese, rappresentato dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, accompagnata dal Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) prof. Sergio Pecorelli, ha ricevuto l’incarico dal Summit di 40 Paesi cui è intervenuto anche il Presidente USA Barack Obama”. La promessa era di aprire i mercati dei vaccini in oriente (soprattutto India e Pakistan) e in cambio bisognava saper garantire la vendita in Europa e diffondere “cultura” dei vaccini, tanto che il polo di Siena è diventato un centro di formazione dei vaccinatori di tutti i paesi poveri.

Non sta però scritto che Pecorelli fu poi costretto alle dimissioni per accertati legami con case farmaceutiche e che l’incontro di Washington fu organizzato dal dottor Ranieri Guerra, che era addetto medico dell'ambasciata italiana in USA e, guarda caso, faceva parte del CDA della fondazione GSK. Come “premio” di questa attività Ranieri Guerra alla fine dell’anno fu nominato direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, e da quella posizione si occupò di organizzare le campagne vaccinali e scrisse di suo pugno la legge sull’obbligo del 2017 (in cui in prima battuta avevano inserito 12 vaccini con previsione di ritiro della patria potestà agli inadempienti).

LA BUGIA DEL MORBILLO
La legge Lorenzin fu preparata dall’allora Ministro, per i motivi che si sono visti, approfittando in modo straordinariamente abile di un minimo aumento di casi di morbillo. Furono dette delle vere e proprie fandonie, la più grande fu che quel microscopico picco ricorrente ogni tre-cinque anni in una malattia così (da gennaio a maggio si trattava di poco più di 2500 casi in tutta Italia di cui nemmeno 1000 bambini, cioè meno di un caso ogni 5000 bambini) era dovuto a un presunto crollo delle coperture vaccinali (W. Ricciardi).

Io collaborai con la Regione Veneto nell’allestimento del dossier. Il ricorso del Veneto - in cui vigeva la libertà di vaccinazione da 10 anni - disse una cosa semplice e certa: non c’era alcuna necessità di un obbligo vaccinale, non c’era alcun aumento dei casi. Eppure la Corte Costituzionale respinse il ricorso, perché essa stessa fu ingannata dalle ripetute argomentazioni dell’Avvocatura dello Stato sul presunto interesse pubblico dell’obbligo vaccinale. Relatrice fu l’allora Consigliera Marta Cartabia, poi ministro del governo Draghi e “artefice” dei decreti legge sull’obbligo vaccinale anti-COVID-19 e “green pass”. Sarà un caso. Questi sono fatti e servono per capire come funzionano le cose anche oggi, perché il metodo è sostanzialmente lo stesso, in parte sono le stesse persone e gli stessi partiti a sponsorizzare l’operazione.

IL NUOVO TOTALITARISMO DEL GREEN PASS
Il primo obbligo vaccinale anti-COVID-19 (DL 44, 1 aprile 2021, Art. 4) fu decretato “al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell'erogazione delle prestazioni di cura e assistenza”. Poi da questo si è passati ad allargare l’obbligo agli ultra-50enni e soprattutto al green pass che è uno strumento tipico del nuovo totalitarismo, anzi ne è l’emblema. Caparbiamente voluto dalle élites europeiste, impersonate in Italia dal premier Draghi. Il filosofo Giorgio Agamben ebbe a dichiarare, in una audizione al Senato, che non è vero che il green pass sia servito a imporre i vaccini, sono stati i vaccini funzionali a imporre il green pass. Quest’ultimo era il vero obiettivo delle autorità italiane e europee, che affermavano, falsamente, che si sarebbe trattato di uno strumento a garanzia della libertà di circolazione e di movimento.

Oggi sappiamo che l’inoculo di materiale genetico del virus non previene l’infezione (in realtà si sapeva già che non c’era alcuna prova scientifica di ciò), ha efficacia di breve durata e la protezione si inverte dopo 5-6 mesi, in un anno ha totalizzato molti più effetti avversi di tutti gli altri vaccini assieme nella storia, non è monitorato con farmacovigilanza attiva, non è valutato correttamente per quanto riguarda la “correlazione” (algoritmo OMS). In mancanza della farmacovigilanza, l’unico parametro di riferimento indiscutibile (almeno come dato) è la mortalità per tutte le cause (cioè comprendente non solo i morti da COVID-19 ma anche da malattie cardiovascolari e tumori) e proprio da tale parametro originano dati estremamente preoccupanti. Almeno per quanto riguarda il Regno Unito, la mortalità per tutte le cause, che all’inizio sembrava inferiore tra i vaccinati, negli ultimi mesi sta invertendo la tendenza e si mostra maggiore tra i vaccinati (almeno quelli con due o tre dosi, non essendovi ancora dati sufficienti per quelli con quattro dosi).

VACCINO INTOCCABILE
Eppure il “vaccino” gode ancora di uno statuto di intoccabilità
, non si può nemmeno discuterlo, pena essere considerati complottisti e anti-scientifici. Continua la credenza che il vaccino sia l’unica salvezza e continua la sponsorizzazione di qualsiasi Ente o mezzo di informazione che ne promuova l’uso. Ad esempio, l’Università di Padova ha avviato un centro ricerche che riceverà 320 milioni dall’Unione europea e collabora con molte aziende di Big Pharma, tra cui Pfizer, Biontech, Astrazeneca che beneficeranno di questi fondi. Tra queste aziende spicca anche Orgenesis, un’azienda di biotecnologie americana che ha avuto un ruolo nello sviluppo dei vaccini a mRNA. Ebbene: in questa azienda opera in un ruolo direttivo Heiko von der Leyen, marito della presidente UE. E proprio il medico tedesco è stato inserito nel consiglio di sorveglianza, che secondo lo statuto del centro ha il potere di pianificare la strategia del budget. Un conflitto di interesse della famiglia von der Leyen grande come una casa ma di cui pochi parlano.

D’altra parte, ancora si parla troppo poco delle cure della malattia, forse perché i costosissimi antivirali (sempre della Pfizer) non mantengono le promesse o non ci sono fondi per utilizzarli in tutti i casi. Perché le cure domiciliari con i comuni antinfiammatori e integratori alimentari non vengono studiate, organizzate, promosse e valutate? Le ragioni sono essenzialmente tre:
1) la pervasiva mentalità tipica di uno statalismo “etico-burocratico”: lo Stato presume di dover dirigere la medicina e la farmacologia e non può ammettere cure cosiddette “non provate rigorosamente”. L’AIFA usa il termine cure “non raccomandate”, ma dalla non raccomandazione alla negazione il passo è breve, anche tenendo conto che qualche medico è stato già inquisito dalla magistratura o radiato per non aver seguito le “raccomandazioni” di Tachipirina e vigile attesa.
2) I vaccini promessi come l’unica salvezza dell’umanità potevano essere autorizzati in via emergenziale solo se non esistevano rimedi efficaci per la malattia.
3) AIFA è letteralmente finanziata dalle case farmaceutiche che versano notevoli somme per i propri dossier di registrazione. Un antinfiammatorio come l’indometacina (già registrato) costa 2 euro la scatola e non porta alcun incentivo nelle casse dello Stato, mentre i nuovi antivirali costano 500 euro.

L’INTRECCIO
Analizzare il modo di gestione della pandemia, particolarmente per gli aspetti dell’obbligo vaccinale e dei ritardi nelle cure, è importante perché le distorsioni segnalate rappresentano la “punta di un iceberg” e rivelano emblematicamente l’intreccio tra finanza, politica, informazione e scienza. Qui si rivelano le menzogne del potere totalitario (e del suo pensiero unico) che incombe sull’umanità e sfrutta la cosiddetta scienza (meglio si dovrebbe parlare di tecnologia) per i suoi fini di dominio planetario. Esistono dei poteri forti e sovranazionali che condizionano le nostre vite. Non per niente, ad esempio, la propaganda vaccinale a buon mercato (cioè senza neppure approfondire tecnicamente le questioni) ha visto come motore e protagonista lo stesso World Economic Forum (WEF), che ha pubblicato degli opuscoli in materia.

IL GREAT RESET E IL TRANSUMANO
Il Grande Reset (in inglese Great Reset) è una proposta del WEF per ricostruire l'economia “in modo sostenibile” dopo la pandemia di COVID-19. Fu presentato congiuntamente a maggio 2020 da Carlo, oggi re del Regno Unito, e dal fondatore e direttore Klaus Schwab. Si tratta, in breve, di un progetto di completa riorganizzazione della produzione, del commercio e dei consumi in vista di una trasformazione della società dichiaratamente in senso trans-umano. La stessa von der Leyen ne ha fatto menzione nei suoi discorsi programmatici. Il programma si basa sulle innovazioni della “Quarta rivoluzione industriale” con una apparente finalità etica, filantropica, ecosostenibile etc...

Per quarta rivoluzione industriale si intende la crescente compenetrazione tra mondo fisico, digitale e biologico. È una somma dei progressi in intelligenza artificiale, robotica, Internet, stampa 3D, ingegneria genetica, computer quantistici e altre tecnologie. L’obiettivo è la creazione di un nuovo tipo umano che anziché riferirsi alle credenze tradizionali diviene creatore e allo stesso tempo utilizzatore del proprio destino, mediante la tecnologia di stampo meccanicistico e riduzionistico. Un “uomo nuovo”, sano, efficiente, che è capace di emanciparsi dalla stessa natura utilizzando la conoscenza soprattutto biogenetica e informatica. Il “metaverso”, in cui l’uomo alienato potrà immergersi e “vivere”, è solo un esempio di questo progresso. L’obiettivo finale è l’emancipazione dalla morte o, se non possibile, almeno una "dolce morte". Una società finalmente funzionante, ben organizzata, una popolazione selezionata sin dall’embrione, ridotta di numero, senza pesi morti e individui non produttivi.

Oltre che nel WEF, l’idea del Great Reset trova alimento e rilancio in Occidente in un cartello sovranazionale, di stampo scienti-tecnocratico e con accentuati lineamenti etici. Le sue “armate” sono costituite da un coacervo di istituzioni e organismi che agiscono su tutti i principali ambiti dell’esistenza umana: Gruppo Bilderberg, Banca Mondiale, OMS, Trilaterale, Aspen Institute, Fondazione Gates, GAVI (Global Alliance for Vaccine Initiative). In tali e altri Enti sovranazionali, in parte pubblici, in parte privati, in parte esclusivi, sono implicati banchieri, politici (di destra, centro e sinistra), giornalisti, economisti, dirigenti d’azienda, persino personaggi dello spettacolo. Quindi si è formato un intreccio di interessi tra finanza, industria tecnologicamente avanzata, politica ispirata alla sinistra globalista, informazione mainstream. Queste entità sono intrecciate, dipendono le une dalle altre e si sostengono. Questo “pensiero unico” e totalizzante prende forma e si autogiustifica come tale, demonizzando qualsiasi pensiero alternativo o di resistenza. Nel mondo la fa da padrone, tanto che si potrebbe chiamare la personificazione del “Padrone del Mondo” profetizzato in vari romanzi del secolo scorso. Contro questo “pensiero” ingranato con tutto non si può andare, neppure i potenti ci devono provare.

IL RUOLO DELLA CINA
Questo programma di forte stampo totalitario e tecnocratico è stato concepito in Occidente per affrontare le nuove “sfide” del mondo globalizzato, forse anche perché la Cina ha dimostrato coi fatti che un regime politicamente e giuridicamente autoritario è più efficiente delle nostre vecchie democrazie per padroneggiare le crisi. Ad esempio, il modo con cui la Cina ha affrontato la pandemia è esemplare: hanno lavorato per anni nel settore del “gain of function” (GOF) dei virus (anche con i finanziamenti americani), poi si sono lasciati “scappare” il virus dal laboratorio, hanno fatto subito un lockdown durissimo, mentre in giro per il mondo sono stati presi tutti alla sprovvista. Subito dopo la “comparsa” dei SARS-CoV-2 i cinesi “concessero” la sequenza del nuovo virus e gli americani ed europei ci cascarono, pensando che con quella avrebbero prodotto i vaccini, mentre i cinesi i vaccini se li sono fatti col sistema tradizionale dei virus inattivati.

TOTALITARISMO O DITTATURA?
Il totalitarismo è diverso dalla dittatura perché la seconda è violenta e forza le persone, mentre il primo è pervasivo, convincente, si basa sulla formazione del pensiero delle masse e il controllo capillare dell’informazione. Matthias Desmet, nel suo recente “Psicologia del totalitarismo” (Edizioni La Linea, Bologna 2022), ricorda che la differenza si colloca soprattutto sul piano psicologico: mentre le dittature si basano sulla paura fisica, lo Stato totalitario affonda le sue radici nel processo sociale e psicologico della “formazione di massa”.

In una società devono darsi quattro condizioni perché si renda possibile una formazione di massa su larga scala, tutte presenti al momento dell’avvento del nazismo e dello stalinismo, ma emergenti anche nella nostra epoca:
1) uno stato di solitudine generalizzata, isolamento sociale e mancanza di legami interni alla popolazione;
2) mancanza di senso della vita, del lavoro e dello studio;
3) enorme diffusione di ansia latente e disagio psicologico;
4) senso generalizzato di frustrazione e quindi aggressività, che cercano degli oggetti verso cui indirizzarsi.

Il metodo di lavoro del sistema di potere globale emergente è basato su una sorta di procedura la cui attuazione, passo dopo passo, consente di raggiunge l’obiettivo principale, cioè il totalitarismo del pensiero unico. Eccone gli steps fondamentali:

  • Creazione artificiosa di fenomeni – o utilizzazione strumentale di situazioni effettivamente presenti – dai quali far scaturire un pericolo grave e incombente per tutti (malattia, povertà, fame, aggressione di un nemico, regressione economica, cambi climatici).
  • Necessità di risposte immediate e presentazione di soluzioni che “appaiano” il più possibile rapide, efficaci e univoche, comunque incontestabili (meglio se eticamente giustificabili; da qui l’opportunità del supporto, quando necessario, di una religione compiacente).
  • Creazione di vere e proprie “fedi” indiscutibili. La prima “fede” è la cosiddetta scienza e i suoi prodotti tecnologici. Un’altra fede è la bontà dello Stato che si occupa del bene dei cittadini. Un’altra è la “transizione ecologica” che metterebbe fine al riscaldamento globale.
  • Portare la gente a credere in un solo modello economico (adesione di massa all’Euro e al modello irreversibile, unico e indiscutibile delle politiche liberiste di stampo euro-globalista), uno politico-strategico (adesione di massa all’approccio euro-atlantico nella crisi russo-ucraina e nello scenario cino-taiwanese), uno etico-valoriale (adesione di massa alla visione e alle strategie mondialiste LGBTQIA+).
  • Conseguimento della piena operatività delle soluzioni proposte, grazie alla progressiva collaborazione delle persone, prima spinte poi forzate ad adottare cambiamenti di tipo comportamentale, sociale, relazionale, affettivo ed etico.
  • Parallela adozione di massicce e pervasive strategie di comunicazione, informazione e persuasione per conseguire incondizionato consenso acritico di massa alle soluzioni adottate;
  • Isolamento, insulto e discriminazione, fino all’eliminazione (non c’è più bisogno che sia fisica) di singoli soggetti o gruppi sociali dissidenti.

UNA REAZIONE
Di fronte a tali minacce, così pervasive, profonde e apparentemente invincibili, cosa si può realmente fare? È possibile resistere, lottare e reagire? Innanzitutto si tratta di capire il pericolo e le sue radici. In questo ci aiuta quanto scrisse San Giovanni Paolo II Papa (che di totalitarismo se ne intendeva) nella sua Centesimus Annus:  “La radice del moderno totalitarismo, dunque, è da individuare nella negazione della trascendente dignità della persona umana, immagine visibile del Dio invisibile e, proprio per questo, per sua natura stessa, soggetto di diritti che nessuno può violare: né l'individuo, né il gruppo, né la classe, né la Nazione o lo Stato. Non può farlo nemmeno la maggioranza di un corpo sociale, ponendosi contro la minoranza". Nella Centesimus Annus si leggono affermazioni ancora più forti: “Lo Stato totalitario, inoltre, tende ad assorbire in se stesso la Nazione, la società, la famiglia, le comunità religiose e le stesse persone. Difendendo la propria libertà, la Chiesa difende la persona, che deve obbedire a Dio piuttosto che agli uomini (cf At 5,29), la famiglia, le diverse organizzazioni sociali e le Nazioni, realtà tutte che godono di una propria sfera di autonomia e di sovranità.”

Un altro insegnamento viene dall’esperienza delle resistenze al potere sovietico - soprattutto ungheresi, polacche e cecoslovacche - prima del suo crollo. Come ricorda Francesco Occhetta in un commento al libro di Havel Il potere dei senza potere, il muro di Berlino è caduto anche grazie alla dissidenza non violenta di uomini come Václav Havel, drammaturgo e intellettuale liberale, poi diventato Presidente della Cecoslovacchia. L’eredità del suo pensiero ci consegna almeno tre insegnamenti: 1) il dovere della memoria: omettere questa responsabilità significa creare le condizioni per un oblio politico e sociale da cui nemmeno l’Italia è immune; 2) la mitezza, che ha ispirato la Rivoluzione di Velluto nel 1989 e rovesciato il comunismo in Cecoslovacchia. Havel infatti si è rifiutato di odiare anche quando è stato rinchiuso in carcere; 3) la ricerca della verità contro ogni tipo di menzogna, attraverso la qualità della parola. Havel non ha mai soffocato la sua parola, nemmeno nei circa sei anni trascorsi in carcere: anzi, l’ha esaltata come drammaturgo, l’ha condivisa e resa dialogica come politico. Per Havel ogni cambiamento sociale e politico inizia dai singoli atti, soprattutto da quelli piccoli che prendono le mosse dal cambiare la (propria) storia. Incluso ciò che serve per «cercare l’anima dell’Europa», un’Europa dei popoli: «Al totalitarismo – diceva – si resiste soltanto se si sceglie di scacciarlo dalla propria anima».

In pratica, la gente che ha capito e vuole resistere può fare comunque alcune cose in tale direzione, a portata di tutti e di ciascuno:

  • Dichiarare il proprio dissenso dal pensiero unico in ogni circostanza e con qualunque mezzo.
  • Diffondere ogni tipo di struttura, organizzazione e iniziativa che nei diversi contesti (religioso, politico, informativo, web, editoriale, educativo, sanitario, sportivo) sia portatrice di istanze resistenziali antitotalitarie.
  • Partecipare attivamente e dare visibilità a qualunque evento pubblico venga organizzato per dar voce e corpo alle suindicate istanze.
  • Promuovere e realizzare, con iniziative sia individuali sia sociali, forme di boicottaggio mirato a qualunque organizzazione che sia allineata con le politiche, le strategie e i cosiddetti “valori” politicamente corretti.
  • Scegliere per i propri figli proposte scolastiche ed educative che siano sicuramente fuori dai “circuiti” gender ed ecoambientalisti.
  • Attivare azioni, anche drastiche, di silenziamento massmediale. Una di esse, ad esempio, potrebbe essere quella di eliminare i collegamenti televisivi o ridurli al minimo.
  • Aiutare nelle forme per ciascuno possibili persone e organizzazioni che, a motivo delle loro scelte resistenziali, si trovino a operare concretamente e rischiosamente contro il sistema totalitario.
  • Politicamente, promuovere ogni iniziativa che vada nella direzione dell'applicazione di un autentico principio di sussidiarietà, che è sempre stato il cardine della Dottrina sociale della Chiesa

È necessario iniziare a muoverci, anche individualmente, qui e ora. Occorre farlo, io penso, anche come credenti, anche se oggi la Chiesa nelle sue gerarchie sembra ancora lontana da tale consapevolezza. Dobbiamo lavorare con pazienza affinché aumenti la presa di coscienza (con relativo cambiamento) che renda gruppi sociali più o meno vasti e importanti consapevoli del disegno oppressivo di cui sono vittime e siano capaci di resistere per il bene comune.

* Medico chirurgo e ricercatore indipendente