In Libano si apre un nuovo fronte, Hezbollah al fianco dell'Iran
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Dopo aver celebrato Khamenei, Hezbollah entra uffcialmente in guerra. Il testimone italiano a Beirut: «Rischio altissimo di ripresa del conflitto con Israele».
L'operazione israeliana Lion's roar (Ruggito del leone) e la congiunta Epic fury (Furia epica) americana contro l'Iran hanno prevedibilmente finito per coinvolgere il Libano. Secondo fonti interne al suo entourage il Presidente Joseph Aoun sarebbe stato chiamato nell'immediatezza dell'attacco dalla Casa Bianca, con la richiesta di «stare fuori» dalle operazioni in corso in Iran.
Attraverso l'ambasciatore USA in Libano, Michael Issa, Washington ha poi fatto sapere ad Aoun che, se il Libano non avesse preso iniziative di alcun tipo, Israele non si sarebbe mosso contro il Paese dei Cedri. La cosa suona paradossale se si pensa che lo Stato Ebraico bombarda il Libano quotidianamente, nonostante tra i due Stati sia in vigore un cessate il fuoco dal 27 novembre 2024, senza interruzioni nemmeno durante l'attacco all'Iran.
Il Primo Ministro Nawaf Salam si è appellato su X ai suoi connazionali mettendoli in guardia dal trascinare il Libano in "avventure" deleterie per la sicurezza e l'unità del Paese. Il riferimento a Hezbollah è forte e chiaro, tanto più che, pochi giorni prima dell'attacco, Israele ha minacciato esplicitamente il Libano di pesanti ritorsioni su infrastrutture civili - compreso l'aeroporto - se Hezbollah si fosse unito all'Iran in caso di una "eventuale" guerra con lo Stato Ebraico.
Da parte sua il Presidente Aoun ha invitato governo e cittadini a mostrare «responsabilità» e a dare priorità agli interessi del Libano e della popolazione libanese, onde prevenire ripercussioni sul piccolo Paese. Secondo alcune fonti riportate dalla tv Al Arabiya Aoun avrebbe avvertito personalmente Hezbollah, ritenendolo responsabile di ogni conseguenza dovuta a «interferenze con la guerra in Iran».
Dopo che domenica mattina la tv di stato iraniana ha annunciato "il martirio" della Guida Suprema Khamenei, colpito nel suo compound a Teheran assieme a sua figlia, suo genero e ai suoi nipoti, il Segretario Generale di Hezbollah Naim Kassem ha rotto il silenzio del Partito di Dio, annunciando che la Resistenza Libanese non avrebbe smesso «di affrontare la tirannide USA e l'aggressione
Nel pomeriggio di domenica migliaia di persone in lutto si sono riunite nella Dahiyeh - la periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah - e in altre regioni del Libano, come segno di «lealtà al martirio dell'Imam Khamenei e alla Repubblica Islamica dell'Iran», seguendo l'esempio delle folle in nero che hanno riempito le piazze iraniane, irachene e yemenite in omaggio alla Guida Suprema, riferimento religioso per milioni di sciiti in tutto il mondo.
Nella notte tra domenica e lunedì Hezbollah ha annunciato il suo ingresso in guerra al fianco dell'Iran, lanciando alcuni razzi verso lo Stato Ebraico. La reazione israeliana non si è fatta attendere: attacchi reiterati a partire dall'alba di lunedì sul sud del Paese, sulla valle della Bekaa e sulla periferia sud di Beirut hanno causato, secondo l'ultimo bilancio, 52 vittime e più di 150 feriti. Oltre alle vittime, i raid hanno provocato la fuga in massa di migliaia di persone, stimate al momento in circa trentamila, che, mentre scriviamo, stanno continuando a dirigersi verso il nord del Paese. Il capo di Stato maggiore dell'IDF Eyal Zamir ha dichiarato che la campagna offensiva contro Hezbollah durerà «probabilmente diversi giorni»;
Mentre scriviamo bombardamenti sono in corso su tutto il Paese, da Baalbek al sud, dalla periferia di Beirut alla valle della Bekaa. Le autostrade registrano lunghi incolonnamenti di vetture che fuggono dalle zone più esposte, le scuole sono chiuse e i supermercati e i distributori di benzina sono presi d'assalto. Sono scene già viste nell'autunno del 2024, quando IDF ha invaso il Libano per quasi due mesi, e che non avremmo voluto rivedere.
La Bussola ha raggiunto al telefono Emiliano Stornelli, rimasto bloccato a Beirut a causa della cancellazione di numerosi voli internazionali. Stornelli è presidente di Religion & Security Council, «un'organizzazione impegnata da anni in Libano nella promozione di programmi di dialogo interreligioso e di supporto umanitario alla popolazione».
«La cosa più rimarchevole - ha spiegato - è il rumore forte e costante dei droni che da questa mattina volano a bassa quota e senza sosta sulla città, dopo varie serie di bombardamenti sulla periferia sud, il ben noto quartiere di Dahiyeh dove si prospetta una campagna di bombardamenti che si estenderà ai prossimi giorni. Dopo le esplosioni la popolazione ha ripreso le proprie attività quotidiane, ma il timore che Beirut venga nuovamente travolta dal conflitto tra Hezbollah e Israele è molto alto.
Stornelli ha ribadito che «la situazione politica è molto tesa. Il Governo ha dichiarato le attività militari di Hezbollah fuorilegge, ma la popolazione teme di essere ancora una volta delusa dalle istituzioni e lasciata sola di fronte a una nuova possibile catastrofe».

