Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Agostino di Canterbury a cura di Ermes Dovico
LA GUERRA DELL’ABORTO

Usa, minacce a Kavanaugh e nuove violenze degli abortisti

Arrestato un uomo armato di pistola e coltello mentre urlava minacce di morte vicino alla casa del giudice Kavanaugh; 15 attiviste imprecano e si spogliano in una chiesa protestante; ancora molotov e atti vandalici contro i centri pro vita; e gli abortisti puntano a bloccare la Corte Suprema il 13 giugno. I Dem e i media liberal fomentano le violenze.

Attualità 09_06_2022
Mountain Area Pregnancy Services di Asheville

Siamo a un passo dal peggio. La chiamata alle ‘armi’ di stampa, Democratici e multinazionali abortiste contro chiese, pro vita e giudici della Corte Suprema, che potrebbero decidere di eliminare la validità dell’aborto a livello federale, sta portando a conseguenze infauste. Un uomo armato di pistola e coltello, un ventenne della California, è stato arrestato ieri pomeriggio nei pressi dell’abitazione del giudice Brett Kavanaugh mentre urlava minacce di morte. È l’ennesimo segnale di un clima che si fa sempre più arroventato.

Lo scorso 3 giugno il Capitol Hill Crisis Pregnancy Center, centro cattolico di aiuto alla vita, a Washington, è stato completamente vandalizzato con vernice, uova, scritte. Il marchio dei terroristi è sempre “Jane Says Revenge” (o frasi simili). Domenica 5 giugno, un gruppo di 15 attiviste pro-aborto del gruppo Rise Up 4 Abortion Rights hanno interrotto il sermone del predicatore Joel Osteen alla Lakewood Church di Houston, una mega chiesa protestante con migliaia di posti a sedere, spogliandosi fino agli indumenti intimi e gridando imprecazioni e slogan pro aborto prima di essere scortate fuori dall’edificio. Il 7 giugno, è stato attaccato il CompassCare, centro di gravidanza di un gruppo pro life, a Buffalo, dove i vandali hanno rotto le finestre e dato fuoco, lanciando bombe molotov, allo studio medico della struttura, aggiungendo graffiti con la scritta “Jane Was Here”, una frase usata dal gruppo Jane’s Revenge che ha rivendicato la responsabilità di attacchi simili a livello nazionale. Lo stesso giorno il Mountain Area Pregnancy Services di Asheville, nella Carolina del Nord, è stato ricoperto di vernice rossa, minacce e graffiti a favore dell’aborto.

Per l’ennesima volta il 7 giugno, dopo l’allarme lanciato circa un mese fa, il Dipartimento per la Sicurezza ha pubblicato un bollettino di allerta per la crescente minaccia di violenza derivante dalla disinformazione degli estremisti nazionali e dai potenziali disordini civili legati alla decisione finale della Corte Suprema sull’aborto.

Incurante di tutto ciò che sta accadendo nel Paese a causa della pubblicazione illegale, a maggio, della bozza di sentenza e dei numerosi inviti ad ogni forma di protesta contro i giudici, le chiese e i sostenitori della vita umana del concepito, il presidente Joe Biden ha invitato i maggiori gruppi ed esponenti delle multinazionali dell’aborto alla Casa Bianca (notizia trapelata nei giorni scorsi), per incoraggiarli e promettere sostegno; la vicepresidente Kamala Harris ha intanto incontrato a Los Angeles alcuni leader religiosi, in un incontro al quale si è ben guardata dall’invitare i rappresentanti cattolici e i leader delle denominazioni cristiane pro life.

I prossimi giorni potrebbero essere cruciali, non solo perché crescono le aspettative verso la Corte Suprema e la sua possibile decisione per la prossima settimana, ma anche e soprattutto perché di giorno in giorno si va disvelando il piano predisposto dai gruppi di terroristi abortisti in vista di lunedì 13 giugno, primo giorno di riunione dei giudici supremi per deliberare sulle proprie sentenze. A questo proposito, il quotidiano online Epoch Times ha pubblicato ulteriori dettagli sui piani degli attivisti abortisti radicali di bloccare le strade intorno alla Corte Suprema il 13 giugno, nel tentativo di farla chiudere. “Il 13 giugno, abbiamo intenzione di bloccare le strade intorno alla Corte Suprema e insorgere per provocare quel cambiamento trasformativo di cui le nostre comunità hanno bisogno”, si legge sul sito web del gruppo. Inoltre, basandosi su un filmato ottenuto da una riunione del gruppo Shut Down D.C., si è saputo che verranno organizzati sit-in per bloccare le tre entrate dei veicoli all’edificio della Corte Suprema, e impedire ai giudici e al personale della Corte di entrarvi e deliberare contro l’aborto. L’obiettivo è aggravare la crisi, costringendo la polizia a intervenire o il governo a soddisfare le richieste abortiste di approvare in poche ore una legge che federalizzi l’aborto libero in tutto il Paese, oltre a rimuovere i giudici conservatori e/o ampliare la composizione della Corte con giudici di provata fede abortista ed Lgbt.

All’incontro online del coordinamento delle proteste hanno partecipato circa 60 persone appartenenti a diversi gruppi di attivisti, tra cui Showing Up for Racial Justice D.C., Rainforest Action Network e SCOTUS6, affiliato a Ruth Sent Us. Questa è la situazione esplosiva che l’Amministrazione Biden e i suoi ascari dei mass media liberal stanno provocando e spalleggiando, senza batter ciglio e mettendo in chiaro pericolo vite umane di giudici, volontari e fedeli in tutti gli Stati Uniti d’America.

Ieri, nelle ore successive all’arresto dell’abortista che progettava l’omicidio del giudice Brett Kavanaugh, il gruppo terrorista abortista Ruth Sent Us, assolutamente digiuno del significato della massima excusatio non petita, accusatio manifesta, ha dichiarato la devozione dei suoi membri alla “non violenza” e malignato sulla reale convenienza politica dei pro life nel provocare incidenti del genere. Il vicesegretario della Sala stampa della Casa Bianca, Andrew Bates, ha dichiarato che “il presidente Biden condanna con la massima fermezza le azioni di questo individuo ed è grato alle forze dell’ordine per averlo preso rapidamente in custodia. Qualsiasi violenza, minaccia di violenza o tentativo di intimidire i giudici non hanno posto nella nostra società”. Tutto falso perché, pur conoscendo i leader, i piani di attacco e i finanziatori di questi gruppi eversivi pro aborto, né il presidente Biden né il procuratore generale Merrick Garland hanno intenzione di arrestarli.

Sino a ieri i proiettili non hanno colpito ma, in attesa della sentenza, la Ford Foundation, tramite newsletter, annuncia orgogliosamente di moltiplicare all’inverosimile l’approvvigionamento finanziario per gli abortisti.