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L'EDITORIALE

Una certezza incrollabile

Solo Gesù Cristo rivela veramente l'uomo a se stesso. Questa è la certezza granitica che Giovanni Paolo II ha testimoniato in tutta la sua vita. Ed è la certezza di cui abbiamo bisogno per essere cristiani e uomini autentici.

Editoriali 23_08_2011
“E l’esistenza diventa una immensa certezza”: il titolo della 32esima edizione del Meeting di Rimini richiama immediatamente un volto che ha segnato gli ultimi decenni, quello di Giovanni Paolo II. Abbiamo perciò chiesto a monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, di spiegarci il fondamento e le ragioni di questa certezza esistenziale, che è un esempio e un ideale per chiunque desideri vivere pienamente la propria vita e costruire il bene per il mondo.

La certezza esistenziale di Giovanni Paolo II consiste nella sua conversione, quando decise di non proseguire la sua carriera di studioso di letteratura e di artista del teatro rapsodico per fare la scelta del sacerdozio. Questa è la sua conversione: si rese conto che l’uomo poteva essere radicalmente salvato dall’incontro con Cristo e nell’incontro con Cristo. Quell’uomo che era così terribilmente, desolatamente negato nei grandi sistemi totalitari, che egli non studiò come molti altri sulle pagine dei libri, ma che ghermirono il suo cuore, la sua coscienza e la sua carne sotto il terribile periodo nazista della Polonia e poi quello non meno terribile del marx-leninismo.

Giovanni Paolo II aveva una certezza incrollabile: che solo Cristo rivela veramente l’uomo a se stesso. E con tutta la sua vita si mise al servizio di quel grande compito della Chiesa della fine del secondo millennio e l’inizio del terzo millennio: riaprire il dialogo tra Cristo e il cuore dell’uomo. Questo ha servito ininterrottamente parlando, girando per il mondo, incontrando uomini e persone delle più diverse estrazioni, o stando silenzioso alla finestra del Gemelli benedicendo con una mano resa quasi deforme dalla malattia la gente che lo aspettava davanti all’ospedale.

Giovanni Paolo II ha insegnato ai cristiani ad essere cristiani autentici, cioè a vivere ogni giorno la grande dialettica positiva tra la domanda umana e la risposta che Cristo è. Ha insegnato ai cristiani a camminare dietro Cristo. Entrare in Lui con tutta la propria vita, diceva nel no. 10 della Redemptor Hominis, che ho sempre considerato il manifesto programmatico del cristianesimo del nuovo millennio. Ha insegnato ad andare dietro Cristo e quindi ad assistere quasi inconsapevoli allo splendore di una vita che si rinnova. Lo stupore di vita che si rinnova. Il cristianesimo è stato definito da lui lo stupore di vita che si rinnova. E che perciò non può che essere comunicato a tutti gli uomini perché questo stupore è per ogni uomo che viene in questo mondo.

D’altro canto ha insegnato agli uomini a essere veramente uomini, a non accettare di vivere nella paura, a non avere paura della violenza ideologica o consumistica, o edonista;  a vivere senza paura, cioè radicati in quel mistero che torna continuamente a illuminare la vita dell’uomo e rende la vita dell’uomo così grande, anche umanamente così grande. Perché come tante volte ha ricordato citando Pascal, «l’uomo supera infinitamente l’uomo».

Ha insegnato ai cristiani ad essere cristiani e agli uomini ad essere uomini. E questo è il suo posto ormai intoccabile nella storia della Chiesa e dell’umanità.

* Vescovo di San Marino-Montefeltro