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L’ANNUNCIO DI BONETTI

Spunta il piano Lgbt, la freccia avvelenata del Governo Draghi

Il ministro Elena Bonetti annuncia su Repubblica l’imminente adozione della «nuova Strategia nazionale Lgbt+». Poi disinforma a proposito di discriminazioni, ignorando che le indagini esistono già e non sottolineano alcuna emergenza. È clamoroso il tentativo del Governo Draghi, ormai agli sgoccioli, di far passare l’indottrinamento arcobaleno. Al nuovo esecutivo il compito di stopparlo.

Attualità 08_10_2022
Mario Draghi ed Elena Bonetti

Il ministro della Famiglia e delle Pari opportunità Elena Bonetti fa sapere, tramite intervista a Repubblica, che a brevissimo verrà approvata la “nuova Strategia nazionale Lgbt+, un piano articolato in azioni concrete per prevenire e contrastare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere”. Questo piano esiste da tempo - e da tempo la Bussola ne parla - e viene rinnovato ogni tre anni in ossequio ai diktat europei. La Strategia, spiega il ministro, “individua le priorità in sei ambiti: lavoro, sicurezza, salute, educazione e sport, cultura e media, monitoraggio e valutazione. E indica azioni sistemiche da sviluppare. Ad esempio diffondere una cultura del lavoro che si fondi su diversity e inclusion, favorendo pratiche a livello aziendale che migliorino le condizioni lavorative. Promuovere il diversity management non solo nelle grandi aziende ma nelle realtà più piccole e anche nella Pa. Contrastare le discriminazioni dei giovani a scuola. Proteggere la salute, anche psicologica, accompagnando le persone transessuali nella fase della transizione, promuovere anche buone pratiche per le strutture penitenziarie”.

Tradotto significa che il governo diventa strumento di diffusione dell’agenda Lgbt, spingendo ancor di più all’indottrinamento di bambini e ragazzi secondo le coordinate del credo arcobaleno nelle scuole, formando gli operatori dei media e i datori di lavoro riguardo al corretto uso della neolingua Lgbt, trasformando la tutela delle persone omo e trans in corsie preferenziali in campo professionale e qualificando queste ultime come categorie di soggetti intoccabili.

Curioso poi che la Bonetti aggiunga: “Per la prima volta, inoltre, ci sarà un’indagine statistica che individui le discriminazioni”. Verrebbe da domandare: allora su quale base di dati reali tutti gridano alle discriminazioni a danno di persone omosessuali e transessuali? Se non abbiamo evidenze scientifiche perché mettere in piedi questo piano strategico? Abbiamo certezza che le discriminazioni esistano e siano molte oppure lo presumiamo? E quindi, perché curare se non sappiamo nemmeno se c’è la malattia?

In realtà le indagini sociologiche in questo campo ci sono da tempo e non evidenziano nessuna emergenza. Una di queste addirittura era citata proprio nel piano strategico Lgbt del 2013-2105: il Contact Center dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar) aveva allora individuato 144 casi di discriminazione per motivi legati all’orientamento sessuale nel 2012 (p. 5). Si è arrivati a questo numero perché, dato che nessuno chiamava, nella “maggior parte le istruttorie vengono aperte direttamente dall’Ufficio”.

Dicevamo che le indagini ci sono eccome. Per autorevolezza basta riferirsi al Monitoraggio dei crimini d’odio del 31 dicembre 2021 dell’Osservatorio per la Sicurezza degli Atti Discriminatori (Oscad) che fa capo al Ministero dell’Interno. Il report ci segnala che nel 2020 le segnalazioni per atti discriminatori a danno di persone omosessuali sono state 61, e a danno di persone transessuali sono 8: il percepito collettivo invece crede che i gay e i trans siano presi a sprangate a centinaia ogni giorno. Inoltre sono solo segnalazioni, ossia non tutte le segnalazioni corrispondono a reati veri e propri. C’è da aggiungere che nelle segnalazioni viene ricompresa anche la voce “incitamento alla violenza”, che è la principale, espressione assai generica e onnicomprensiva: anche il presente articolo potrebbe venire considerato “incitamento alla violenza” da parte di qualche attivista gay e così essere segnalato all’Oscad.

Inoltre, è da sottolineare che il trend delle discriminazioni a motivo religioso è in crescita negli ultimi anni, quelle a motivo dell’orientamento sessuale invece in decrescita nell’ultimo anno. Forse sarebbe bene redigere una Strategia di tutela del sentimento religioso. È quasi poi superfluo ricordare che gli strumenti penali e di carattere amministrativo per tutelare le persone omo e trans ci sono anch’essi da tempo e sono efficaci.

La Bonetti inoltre tiene a precisare che questo documento “nasce da un metodo di condivisione tra ministeri competenti, enti locali e 60 associazioni”. Peccato che l’orientamento di queste associazioni sia a senso unico. Nessuna associazione pro-family è presente. Viene poi da pensare che se abbiamo da tempo questa Strategia Lgbt che serve a tutelare le persone omosessuali e transessuali, il Ddl Zan dovrebbe essere inutile. E invece no. Secondo il ministro questo piano “non elimina la necessità di una legge che dia più tutela in ambito penale alle vittime di violenza omotransfobica”. Insomma il mondo non sarà mai abbastanza arcobaleno.

Un lettore di Repubblica ha così commentato l’intervista: “Incendiano i pozzi prima di andarsene?”. Infatti l’approvazione probabile di questo piano in zona Cesarini, poco prima dell’insediamento del nuovo governo, sembra proprio corrispondere all’intento di far più danni possibili prima che arrivi la Meloni. Occorre bruciare il villaggio prima che sia preso dal nemico, lanciarsi in un ultimo tentativo per avvelenare le fonti da cui dovranno bere gli italiani per i prossimi anni. Naturalmente la Bonetti si appella all’Europa affinché il nuovo premier faccia i compiti a casa: “La strategia è triennale, ci viene chiesta dall’Europa anche ai fini di finanziamenti per progetti specifici, per i quali è vincolante. Sarà responsabilità del prossimo esecutivo rispettarla o meno”. Speriamo proprio che la Meloni non voglia aprire questo pacco bomba e lasciare la Strategia Lgbt lettera morta.