Speranza, il conto è arrivato: risponda sui dati alterati
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L'audizione di martedì in Commissione Covid ha mostrato la sistematica alterazione dei dati statistici su efficacia e sicurezza dei vaccini per messaggi rassicuranti di propaganda. E i commissari ora vogliono chiedere a Speranza di renderne conto.
Cifre sbagliate, grafici alterati e una sovrastima dei benefici che non corrispondeva ai dati reali. Anche la comunicazione istituzionale statistica durante la campagna vaccinale è stata condotta per trasmettere un messaggio rassicurante sulle vaccinazioni. Sono alcune delle evidenze emerse dall’audizione in Commissione Covid di Bruno Cheli, docente di statistica economica all’Università di Pisa che è stato ascoltato dai commissari su questo aspetto particolare, ma dirimente, della campagna vaccinale.
Dati corretti alla mano e mostrando numerosi studi scientifici inoppugnabili, Cheli ha spiegato tutte le incongruenze della campagna vaccinale. Ad esempio, il fatto che “per evitare la malattia a una sola persona ne sono state vaccinate quaranta. Quindi 39 sono state vaccinate inutilmente. Aifa doveva informare di questo ma non l’ha fatto”.
Nelle comunicazioni istituzionali dell’Aifa e poi dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute, non si è tenuto mai conto dei valori di efficacia assoluta dei vaccini, mentre invece si è scelta la strada dei valori di efficacia relativa, che hanno alterato e di molto il dato sull’efficacia. Motivo per cui i numeri che il ministro Roberto Speranza sciorinava tutti i giorni, evidenziano una problematica comune: “Per evitare un solo caso di malattia è stato necessario vaccinare 100 persone – ad esempio – mentre la stessa Pfizer non aveva evidenza che il vaccino avesse ridotto la mortalità”.
Cheli ha fatto notare che se il vaccino fosse stato privo di effetti collaterali gravi, avrebbe potuto avere un senso vaccinare tutta la popolazione per evitare la malattia a poche, ma “siccome sappiamo bene che i vaccini hanno provocato reazioni avverse, allora viene a chiedersi se ne valeva davvero la pena?”.
Domanda retorica, alla quale, è facile rispondere no. Infatti, il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, su questo punto è stato fermo.
“L’informazione statistica istituzionale sui vaccini anti-Covid ha risentito di errori sistemici finalizzati a sovrastimare i benefici e a sottostimare i rischi associati alla vaccinazione – ha detto Malan -. L’esperto ha rilevato vere e proprie alterazioni di grafici per rassicurare la popolazione circa gli effetti avversi da vaccini anti-Covid, inoltre ha posto l’accento sulle lacune della vigilanza passiva, adottata dalle autorità italiane per le segnalazioni di eventuali reazioni avverse”.
Una informazione non corretta, dunque, effettuata da parte delle autorità, di quelle stesse autorità che contemporaneamente spingevano alla vaccinazione tramite imposizioni, obblighi e limitazioni e soprattutto magnificando le virtù dei vaccini. Di più, ha insistito Malan: “Una propaganda nascondendo la realtà dei fatti”.
Motivo per cui si rende necessario audire l’allora Ministro Speranza che “deve rispondere ai cittadini, specie a coloro che si sono fidati delle autorità, vaccinandosi, e che oggi ne pagano delle conseguenze in termini di salute. Nascondere la verità è gravissimo. Questo sì spinge la gente a non fidarsi delle autorità, incluse quelle sanitarie, anche quando fanno dichiarazioni pienamente fondate e importanti per tutelare la salute della popolazione”.
Dall’audizione di Cheli, infatti emerge una alterazione sistematica dei dati propagandati per rassicurare la popolazione. Basti pensare che la stessa Pfizer aveva già avvertito che “nel gruppo di vaccinati sottoposti a sperimentazione, il rischio di morte per arresto cardiaco è stato 4 volte superiore a quello di non vaccinati con placebo, mentre sulla mortalità generale il vaccino ha avuto una efficacia negativa”.
Fatti che hanno coinvolto anche l’Iss che “non distingueva tra coloro già guariti dalla malattia e gli altri e questo ha comportato una sovrastima perché chi era già guarito aveva immunità naturale quindi si tendeva a gonfiare l’efficacia del vaccino”.
Gli studiosi inglesi citati hanno denunciato in questo meccanismo una vera e propria “frode statistica, numeri alla mano che hanno chiamato the cheap trick, cioè un trucco da quattro soldi, spesso in disaccordo con le stesse case produttrici. “Mentre Aifa, ad esempio, - ha aggiunto Cheli - su 100 mila dosi rilevava 97 segnalazioni gravi, Pzifer comunicava più di 5000 e Moderna, sempre su 100mila, ben 19mila”.
Dati che fanno riflettere. Ma non quanto l’alterazione clamorosa di un grafico fatta apposta per rassicurare. Come è il caso del grafico a bolle che mostra nei sei rapporti Aifa la differenza tra reazioni gravi e non gravi. Ebbene, l’area che riflette le reazioni gravi è stata alterata ogni volta, come ad esempio nel caso del sesto rapporto dove ad una percentuale dell'11% non corrispondeva la dimensione grafica della bolla più appropriata che dunque avrebbe dovuto essere di più di dieci volte più grande.
Un’alterazione che era già emersa, in forme simili, nella denuncia fatta dall’inchiesta di Marianna Canè andata in onda nel 2022 nella trasmissione tv Fuori dal Coro diretta da Mario Giordano. All’epoca si rivelò clamorosa, oggi questa stessa alterazione è stata confermata sotto gli occhi dei deputati e dei senatori che indagano su tutti gli aspetti più problematici della campagna vaccinale e della gestione pandemica.


