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IL DIROTTAMENTO

FlyDubai la strage sfiorata. L'eroismo di passeggeri e pilota

Un volo di linea da Dubai a Tel Aviv è stato dirottato e stava per schiantarsi. Solo la prontezza di un gruppo di passeggeri israeliani ha evitato che finisse in un massacro. Restano aperti molti interrogativi sull'identità dell'attentatore. E se abbia un mandante. 

Esteri 01_10_2026
Yaniv Hayun (al centro) (AP)

Alle 7,05 del mattino del 30 settembre, ora locale (le 5,05 in Italia) decollava da Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, il volo FZ1073, un Boeing 737 Max della compagnia emiratina FlyDubai, diretto a Tel Aviv, Israele. A bordo c’erano 174 passeggeri, quasi tutti israeliani, più l’equipaggio. Il pilota, l’indiano Smit Machchhar era un ufficiale esperto, con 13 anni di servizio e più di 10mila ore di volo. Il copilota, un cittadino omanita, forse con doppia cittadinanza emiratina (non ancora confermata), era stato assunto dalla compagnia otto mesi prima. Un’ora e mezzo dopo, quando l’aereo iniziava a sorvolare la Giordania, l’equipaggio ha emesso il codice transponder 7700 che indica “emergenza”. Poco dopo il codice diventa 7500, “interferenza”, dunque un possibile dirottamento. In due minuti l’aereo aveva perso quasi 5mila metri di quota e sembrava destinato a schiantarsi al suolo. Poi però si è stabilizzato, ha fatto rotta sull’Arabia Saudita ed è atterrato a Tabuk. Quel che è successo in un paio di ore ha del miracoloso. Poteva finire come lo United 93, schiantato in Pennsylvania dopo che i passeggeri erano riusciti a sopraffare i dirottatori. Oppure poteva andare ancora peggio. Perché di tentativo di attentato si è trattato, non solo di una “lite nella cabina di pilotaggio” come tuttora recita lo scarno comunicato della compagnia.

La "lite" è stata un’aggressione deliberata. E non c’entrava nulla la “rissa fra un pilota russo e un copilota ucraino”, come si leggeva nelle prime (surreali) cronache dell’evento. Stando a tutte le testimonianze raccolte finora, il copilota ha aggredito il pilota, lo ha pugnalato più volte e poi ha danneggiato i comandi dell’aereo, facendolo andare in picchiata. Il pilota Machchhar è riuscito a difendersi e a mantenere la lucidità necessaria ad aprire la porta della cabina di pilotaggio, permettendo ad alcuni passeggeri di intervenire e sopraffare l’attentatore.

Quel che sappiamo è attraverso le testimonianze di chi ha agito per fermare l'aggressore. Il passeggero che ha preso in mano per primo la situazione si chiama Yaniv Hayoun. Intervistato dal quotidiano The Free Press, racconta: «Ho visto mia moglie e i miei figli e ho capito che dovevo fare qualcosa». Hayoun, che lavora nella manutenzione e non ha alcuna esperienza nel settore della sicurezza, ha dimostrato una forza straordinaria. «C'era il caos più totale – prosegue nel racconto - Uno dei piloti ha accoltellato un altro. Ha cercato di farci schiantare. Quando l'aereo si è stabilizzato un po', solo un po', siamo riusciti a riprendere quota. Sono riuscito ad aprire la porta della cabina di pilotaggio con l'aiuto di un altro membro dell'equipaggio. Abbiamo lottato fisicamente con il copilota; era fuori di sé. L'ho immobilizzato con una presa alla gola e l'ho trascinato fuori dalla cabina di pilotaggio».

Assaf Rajwan, un altro degli israeliani che hanno contribuito a immobilizzare il copilota, ha dichiarato a Canale 12 israeliano che l'esperienza «è stata proprio come nei film. Non pensavo che una cosa del genere potesse accadere nella vita reale». Tzvika Manes ha raccontato che sua moglie stava accompagnando la figlia piccola in bagno, nella parte anteriore dell'aereo, quando ha sentito delle urla e una colluttazione provenire dalla cabina di pilotaggio. La moglie di Manes ha quindi attirato l'attenzione di un'assistente di volo della FlyDubai e le ha detto di andare in cabina di pilotaggio per controllare cosa stesse succedendo. Manes ha raccontato di aver portato fuori la figlia dal bagno prima di affrontare l'attentatore. Gli altri due israeliani lo hanno raggiunto e Yaniv Hayun è riuscito ad afferrare la cloche e a riportare l'aereo in volo. «Seguo Indagini ad alta quota in televisione», racconterà poi a The Free Press. «Ho tirato indietro la cloche, poi è arrivato un altro pilota e ha detto che avrebbe preso il controllo dell'aereo». Due piloti a bordo per il volo di ritorno hanno quindi preso il controllo e sono riusciti a stabilizzare l'aereo, prima di atterrare in Arabia Saudita.

Inizialmente hanno legato l'attentatore usando i cavi degli auricolari. Poi hanno trovato delle fascette di plastica e lo hanno immobilizzato con quelle. «Abbiamo tenuto il terrorista neutralizzato per 55 minuti», ha raccontato Rajwan, «e siamo atterrati sani e salvi».

Il pilota Smit Machchhar è stato curato dal dottor Shota Musayev, un dentista israeliano che si trovava a bordo. «Quando ho sentito le urla, dopo 10 secondi sono corso, non ho aspettato», ha raccontato Musayev al Times of Israel al suo ritorno in patria. «Quando sono entrato nella cabina di pilotaggio, il pilota era in condizioni davvero critiche, con una forte emorragia, soprattutto alla testa». Musayev era l’unico medico a bordo. Ha salvato il pilota che ora è ricoverato in Arabia Saudita e “in condizioni stabili”, secondo l’ultimo bollettino.

È una storia a lieto fine, ma poteva andare molto peggio, se non fosse stata per lo straordinario spirito di iniziativa personale dei passeggeri. Ora però restano irrisolte molte domande. Che scopo aveva l’attentatore? I colleghi della FlyDubai, intervistati da Times of Israel, lo descrivono come un uomo molto religioso “che rifiutava di stringere la mano alle donne”. L’Oman non ha relazioni con Israele e un pilota omanita non può atterrare in un aeroporto israeliano. Di qui la spiegazione del suo doppio passaporto. Le indagini accerteranno come abbia fatto a salire a bordo, armato di coltello e delle peggiori intenzioni. Chi ha diffuso la notizia falsa di una lite fra un pilota russo e un copilota ucraino? Le indagini si occupano anche di questo "dettaglio" tutt'altro che secondario, un esempio di disinformazione che mirava a depistare e confondere e che è stata rilanciata da quasi tutti i media. Risalire alla fonte della disinformazione può contribuire a scoprire un eventuale mandante.

Resta un mistero anche l’identità di questo copilota di cui non è ancora stato diffuso il nome, mentre questo articolo va online. Ha agito da solo? Era un “lupo solitario”? O era membro di un’organizzazione? Capirlo sarà fondamentale per conoscere il movente del dirottamento e un eventuale mandante. Qual era l’obiettivo? Difficile pensare a un dirottamento a fini estorsivi, stando alle descrizioni del dirottatore e del suo modus operandi furioso. Voleva uccidere i passeggeri israeliani? Dirottare l’aereo per farlo schiantare contro un bersaglio israeliano, come nell’11 settembre? Queste sono ancora le domande irrisolte che ci permetteranno di capire, man mano che procederanno le indagini, cosa e quanto abbiamo rischiato in un 30 settembre che è a cavallo fra l’11 settembre e il 7 ottobre.