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REGGIO EMILIA

Schiaffo ai defunti: il cimitero diventa un set di intrattenimento

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A Reggio Emilia spettacoli e intrattenimenti tra il macabro e il new age nel cimitero. A protestare col Comune è la Diocesi che invita i fedeli a disertate e ricorda che il camposanto non può diventare allestimento per iniziative che violano il rispetto per i defunti e i loro cari, banalizzando la pietas. 

Cronaca 19_10_2023

All’ombra dei cipressi e dentro l’urne va in scena la dissacrazione della morte. E a prenderla male stavolta – finalmente, dopo decenni di quieto conformismo – è la Chiesa reggiana che ha battuto un colpo in testa al Comune per ribadire che con la morte non si scherza e che i cimiteri non sono luoghi di intrattenimento.

Vicenda dal sapore agrodolce noir che la dice lunga su come la morte sia ormai percepita come un tabù, da esorcizzare alla bisogna. Oppure da coprire con altro. Uno show ad esempio, una pantomima, una baruffa chiozzotta di bassa lega dove la morte è collegata ad un “oltre” indefinito e dal vago sapore new age.

Reggio Emilia. Il Comune sostiene una rassegna di eventi chiamata “Oltree che hanno nel cimitero monumentale della Città del Tricolore il loro teatro. Il calendario è diviso in quattro appuntamenti, uno per ogni sabato di ottobre.

Che si combina? Nell’ordine: un tour guidato alla scoperta della spoon river reggiana, un concerto con tromba e flicorno dalle note jazz su pezzi dei Massive Attack seguito da un aperitivo musicale nel vicino centro sociale. Ma, accanto a una visita guidata al cimitero di stampo più “culturale”, anche uno spettacolo di danza contemporanea seguito sempre dal dj set nell’immancabile e vicino centro sociale.

Ma è con l’appuntamento di sabato prossimo, 21 ottobre, che il livello delle performance si alza virando sul gothic e il macabro. I partecipanti potranno – così si legge nel programma - «vivere l’esperienza immersiva del “Cimitero infestato”, percorso romantico e gotico site specific (che significa? Boh! ndr.) con la direzione artistica di Guglielmo Del Sante. Il cimitero sarà popolato da fantasmi e creature gotiche provenienti dai libri che hanno fatto la storia del genere». Al termine della serata ancora un dj set.

Si chiuderà sabato 28 ottobre, quando ormai saremo nelle imminenze della commemorazione dei defunti, un «cammino poetico sonoro» e lo spettacolo Machina comica, opera funebris, con narrazioni varie e sketch di burattini. Gran finale - poteva mancare? - il solito dj set nella piazza antistante il camposanto.

La Diocesi di Reggio non l’ha presa bene e ha alzato la testa per criticare l’iniziativa e mettere in guardia i fedeli che intendessero partecipare ad usare discernimento. Parola particolarmente stiracchiata in questo periodo dalla Chiesa sinodale, ma stavolta usata a ragion veduta, nel senso di discernere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto.

Perché, che ci sia qualche cosa di non propriamente rispettoso verso i defunti e i loro cari, che magari li stanno piangendo da poco, è parso evidente a tutti, a cominciare dal vescovo reggiano Giacomo Morandi, il quale ha fatto pubblicare un comunicato sul sito diocesano in cui, con uno stile piuttosto polemico distante dagli standard a cui sono abituati a queste latitudini, si mettono in fila tutte le problematiche dell’iniziativa.

Anzitutto la curia ha ricordato all’assessorato competente che già dal 1809, sulla scia della legislazione napoleonica, «Comune e Diocesi hanno sempre collaborato affinché quel luogo, detto anche “camposanto”, fosse occasione e ambito per manifestare una intensa pietas umana e cristiana. Nella ricerca di equilibro tra le esigenze della salute pubblica e il rispetto del ricordo dei defunti, la Chiesa ha sempre fornito un contributo non secondario».

Così la Chiesa reggiana chiede all’istituzione il “rispetto” cimiteriale, che tra l’altro è previsto dalle norme regionali e statali, ma che non ha solo ragioni sanitarie, bensì sociali e culturali: «I Cimiteri – prosegue la nota della Chiesa reggiana - non possono essere degradati a mera scenografia o allestimenti per rappresentazioni».

C’è dunque «rammarico perché non si è ritenuto di confrontarsi con la Diocesi per un percorso alternativo» sul tema «della morte/resurrezione» che «mai come nel cristianesimo è stato declinato e vissuto. Le immagini e le statue che popolano anche il nostro Cimitero esprimono la fede nel Cristo che dopo la morte in croce è apparso come Risorto, eventi che non possono essere offuscati e che continuano ad orientare l’esistenza di tanti credenti e delle nostre comunità cristiane».

Nel citare poi la nota della DDF Ad resurgendum cum Christo, la Chiesa reggiana dice che c’è un pericolo di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e che queste iniziative rischiano di portare una sorta di mancanza di rispetto verso i defunti con pratiche sconvenienti o superstiziose.

In conclusione, l’atteso obstat dal sapore antico, ma efficace: «L’iniziativa “OLTRE”, un mese di musica, danza, teatro e visite guidate al cimitero monumentale non ha ricevuto alcun avallo da parte della Diocesi», pertanto «si richiama ad un attento discernimento in quanti intendano prendere parte all’iniziativa».

Con una scomunica del genere il Comune ora dovrà scrollarsi di dosso l’accusa di aver approfittato della morte per bieche esigenze di intrattenimento. Ma sarà difficile. Puta caso che in uno di questi sabati mentre si svolge uno degli spettacoli di intrattenimento, lì a fianco voglia trovare quiete un padre che ha appena perso il figlio o una moglie che da poco ha sepolto il marito. Con quale coraggio gli si potrà andare a dire «fatti più in là che noi ora dobbiamo fare un’esperienza “immersiva” di tipo gotico»?

È evidente che l’iniziativa, oltre che di cattivo gusto, è anche la solita e un po’ prepotente pretesa, un po’ sinistra, un po’ materialista, di appropriarsi anche degli ultimi brandelli di sacro che la morte nell’immaginario collettivo reca con sé. Ma questo è ormai un segno dei tempi.

Non più tardi di tre mesi fa commentavamo l’uso ormai maggioritario di funerali chiamati laici, in cui la sepoltura del de cuius è priva di una qualunque cerimonia di tipo religioso e in cui il nichilismo che accompagna il tema della morte è componente fondamentale. Dei non funerali, in realtà. 

Adesso, si pretende di spogliare anche l’ultimo brandello di inviolabilità rimasta, che era ancora custodita nei cimiteri, là dove i sentimenti di dolore, malinconia, nostalgia, rimpianto e gratitudine trovano ancora il loro tempio, il loro spazio sacro, nel senso di separato dal mondo. E la loro intima speranza. Ridurre un cimitero a set di intrattenimento significa degradarlo a luogo come tanti, con l'ipocrita scusa di poterlo vivere meglio, senza però rispettarne l'unico utilizzo ammesso: quello del silenzio. 

E così che, con la complicità di un’amministrazione comunale ormai megafono di nullità, riducendo anche i cimiteri a semplici contenitori, a quinte teatrali di intrattenimenti profani e piuttosto volgari, di burattini e musicanti, di danzatrici e attori in cerca di ingaggio, che la morte diventa un pretesto per distrarre l’uomo dal suo destino eterno. Che in ogni caso, lo attende.