La nuova Arca dell’Alleanza (II parte) – Il testo del video
Dalle Sacre Scritture, con dei richiami splendidi tra Antico e Nuovo Testamento, emerge chiaramente chi è la nuova Arca dell’Alleanza: Maria Santissima. È lei la nuova e definitiva dimora di Dio, attraverso la quale Lui ci parla e spande le sue benedizioni.
Riprendiamo la nostra catechesi da dove l’abbiamo interrotta domenica scorsa, con la “suspense” sul mistero dell’Arca dell’Alleanza. Ricordiamo un dettaglio, quello che abbiamo trovato nel secondo libro dei Maccabei in relazione all’ordine dato dal profeta Geremia e la sua profezia: «Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità del suo popolo e si sarà mostrato propizio. Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà la gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mosè, e come avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse solennemente santificato» (2Mac 2, 7-8). Infatti, quando Mosè ha finito di costruire la tenda e ha posto l’Arca secondo le indicazioni del Signore, la nube della gloria di Dio, la Kabod, la presenza di Dio, la Shekinah, prende possesso della dimora e appunto il segno è proprio la visione di questa nube. Con Salomone è lo stesso. Quando Salomone costruisce il tempio del Signore e colloca l’Arca, di nuovo c’è il segno della nube. Geremia ci dice dunque che la nube verrà di nuovo quando Dio avrà radunato il suo popolo e si sarà reso propizio, e allora si vedrà di nuovo l’Arca che per adesso è nascosta e per la quale comanda di non mettere segnali perché si ritrovi.
Ora, alla luce di queste indicazioni, andiamo a riprendere un testo conosciutissimo che è il testo dell’Annunciazione, al cap. 1 del Vangelo di Luca. Ricordate che l’angelo dice a Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo». Quello che qui l’angelo preannuncia è qualche cosa di straordinario: è quello che il popolo attendeva dall’inizio della storia – perché chiaramente è l’annuncio del Messia –, e in particolare da sei secoli, ossia quella nube che indicherà finalmente dove si trova l’Arca. Qui l’evangelista Luca sta dicendo esattamente questo: la nube, il segno della presenza di Dio, della Shekinah, si stenderà su Maria Santissima. È il grande segno che Dio si rende di nuovo propizio al suo popolo; non a caso Gesù è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, Colui che pone la dimora in mezzo al suo popolo; e Maria Santissima è l’Arca su cui questa nube discende.
Ancora più evidente è il racconto della Visitazione, poco più avanti. Sempre l’evangelista Luca ci dice che Maria è proprio questa Arca. Perché si capisca che non è deduzione mia, è importante vedere il termine in greco che viene utilizzato nella Settanta relativamente al testo di Esodo 40, 35 e nel Vangelo di Luca. Il testo dell’Esodo dice: «Mosè non poté entrare nella tenda del convegno perché la nube dimorava su di essa e la gloria del Signore riempiva la dimora». Episkiazō. Quando prendete Luca 1, 35, «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo», abbiamo sempre il verbo episkiazō; non è solo un’indicazione generica.
Forte di questo, c’è un altro testo importantissimo che è appunto quello della Visitazione. Ora, per comprendere la profondità di questo testo dobbiamo fare un passo indietro e andare a cercare nel secondo libro di Samuele, al cap. 6, quando il re Davide fa venire l’Arca a Gerusalemme, che era stata conquistata da poco. Questa venuta dell’Arca nella sua città è organizzata come una festa, un rituale molto festoso. In particolare Samuele scrive (corsivo nostro): «Davide reclutò di nuovo tutti gli uomini scelti d'Israele, in numero di trentamila. Poi si alzò e partì con tutta la sua gente da Baalà di Giuda, per far salire di là l'arca di Dio, sulla quale si proclama il nome del Signore degli eserciti, che siede sui cherubini. Posero l'arca di Dio sopra un carro nuovo e la tolsero dalla casa di Abinadàb che era sul colle. […] Davide in quel giorno ebbe timore del Signore e disse: "Come potrà venire da me l'arca del Signore?"». Perché Davide ebbe paura? Perché nel frattempo Uzzà aveva toccato l’Arca ed era morto seduta stante. «Davide non volle trasferire l'arca del Signore presso di sé nella Città di Davide, ma la fece dirottare in casa di Obed-Edom di Gat. L'arca del Signore rimase tre mesi nella casa di Obed-Edom di Gat e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa. Ma poi fu detto al re Davide: "Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell'arca di Dio". Allora Davide andò e fece salire l'arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. Quando quelli che portavano l'arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. Così Davide e tutta la casa d'Israele facevano salire l'arca del Signore con grida e al suono del corno. Quando l'arca del Signore entrò nella Città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardando dalla finestra vide il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore e lo disprezzò in cuor suo. Introdussero dunque l'arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa».
Attenzione adesso al parallelo con il cap. 1 del Vangelo di Luca: «In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda» (Lc 1, 39). Nel testo si dice in realtà «si alzò e si mise in viaggio», a rievocare quel passaggio dove Davide «si alzò e partì». Proseguiamo con Luca: «Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo». Letteralmente questo sussulto nel grembo andrebbe tradotto come «danzò» o «saltò di gioia», e qui il riferimento letterale è al re Davide che «saltava e danzava» mentre l’Arca entrava in città. «Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce...». Anche qui, questo esclamare a gran voce richiama il tripudio, le grida del popolo di Israele che festeggia e accoglie l’Arca. E che cosa dice Elisabetta? «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». È un parallelo straordinario con quanto dice Davide: «Come potrà venire da me l'arca del Signore?». Ancora un dettaglio: «Appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo». Cioè, ha saltato, ha danzato, letteralmente: di nuovo c’è il riferimento alla danza del re Davide davanti all’Arca. E a conclusione del Magnificat leggiamo che «Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua». E anche questo è un riferimento al tempo di tre mesi in cui l’Arca si fermò in casa di Obed-Edom.
Dunque, ci sono tanti riferimenti – da sommare a quanto detto per l’Annunciazione – che indicano che Maria è la nuova Arca dell’Alleanza. Al suo arrivo si ripete il tripudio, l’accoglienza; a danzare non è più il re Davide ma è Giovanni Battista; a esclamare a gran voce non è più il popolo ma Elisabetta; non è più il re Davide a dire «Come potrà venire da me l'arca del Signore?», ma è Elisabetta che dice: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Vedete i paralleli che indicano chiaramente che Maria è la nuova Arca dell’Alleanza.
Come se non bastasse, abbiamo il testo fantastico, inequivocabile, del libro dell’Apocalisse: il famoso capitolo 12 viene letto abitualmente a partire dal versetto 1, ma in realtà andrebbe letto con almeno la sua introduzione, cioè il versetto 19 del capitolo precedente, l’undicesimo. Ricordiamoci che siamo alla settima tromba e all’inno dei ventiquattro vegliardi che dicono: «Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai messo mano alla tua grande potenza, e hai instaurato il tuo regno. Le genti ne fremettero, ma è giunta l'ora della tua ira, il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra» (Ap 11, 17-18). È giunto il tempo «di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi»: cosa vuol dire questa espressione? È il tempo del compimento della grande promessa fatta a partire da Adamo, il compimento di tutta la storia che punta al Messia, che è un grande intreccio di profezie dirette e indirette che punta a Cristo. E che cosa si vede? Ce lo dice il versetto 19 al cap. 11 dell’Apocalisse: «Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza». Cioè, qui san Giovanni sta dicendo: vi presento l’Arca. La famosa attesa profetizzata da Geremia è qui e si compie: appare l’Arca. «Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine», dice il prosieguo del versetto 19. Ecco qui allora che si inserisce il cap. 12: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle». È l’epifania, il “passaggio di consegne” tra l’antica Arca, un oggetto, e la nuova Arca, in carne e ossa, che è Maria Santissima. Ed è un testo veramente splendido, densissimo: qui c’è tutta l’attesa di Israele e dell’umanità che si focalizza certamente su Dio, ma in particolare sull’Arca, perché l’Arca è la dimora di Dio. Il Dio di Israele non è il Dio dei deisti, è il Dio che «siede sui cherubini», è il Dio che benedice da Sion, è il Dio che dimora in Sion, nell’Arca. Dunque, questo testo è splendido, ci indica anche nell’Apocalisse quello che abbiamo visto nel Vangelo di Luca: Maria Santissima è la nuova Arca.
È molto interessante vedere come questa identificazione di Maria con l’Arca, Maria come compimento dell’Arca che la preannunciava, la ritroviamo nel cuore della liturgia della Chiesa fin dai primi secoli e nella predicazione dei Padri. C’è un testo antichissimo che troviamo nello Shehimo, che è la Liturgia delle ore della Chiesa siro-occidentale. Attenzione: è una liturgia, quella della Chiesa siro-occidentale, che dipende direttamente dalla Chiesa di Gerusalemme, quindi un rito che risente tantissimo non solo della Chiesa antica, ma proprio della Chiesa madre di Gerusalemme. In questo testo troviamo una lode, una sorta di Magnificat, rivolta a Maria Santissima: «Tu sei l’immagine prefigurata dai profeti con i loro simboli meravigliosi: il roveto, il vello e la nube, l’Arca dell’Alleanza, la torre, la verga di Aronne e la tavola della legge» (in Testi mariani del primo millennio, IV, Roma, 1991, p. 246). A noi ovviamente qui interessa l’Arca dell’Alleanza. Qui c’è l’identificazione liturgica di Maria Santissima con l’Arca. Ed è una testimonianza bellissima, straordinaria. Non è l’unica. Quando andiamo a vedere l’Ufficio domenicale della Chiesa siro-maronita (Fanqito), dunque sempre nell’area orientale, molto vicina a Gerusalemme, troviamo quest’altra affermazione: «Maria è l’Arca che contenne la manna, la legge e la verga di Aronne. Il cedro si adorna delle sue foglie nuove e il ramo genera il Pane vivo venuto dal cielo» (Ibi, p. 509). Dunque, vedete di nuovo: Maria è l’Arca che ha contenuto la manna, la legge e la verga di Aronne.
Sono due riferimenti davvero importanti, anche perché – ripeto – sono liturgie che risentono tantissimo della Chiesa di Gerusalemme, cioè della Chiesa degli ebrei convertiti al cristianesimo: per loro la sottolineatura di Maria come nuova Arca dell’Alleanza era di una forza straordinaria, perché indicava il compimento dell’attesa di ritrovare l’Arca che da sei secoli stavano vivendo. Ed eccola qui, l’Arca: è Maria Santissima.
Ancora, c’è un inno della Chiesa etiopica che dice così: «Il tempio della vecchia legge in cui entrasti oggi, Maria, madre nostra e madre di nostro Signore, nell’utero di Anna si rifugiò» (Ibi, p. 946). Cioè, il tempio della vecchia legge non è solo il tempio, è l’Arca. Ora, il tempio, l’Arca della vecchia legge si è rifugiata nell’utero di Anna, la madre di Maria Santissima. Cosa significa «in cui entrasti oggi»? Questo fa riferimento alla presentazione di Maria Santissima al tempio. La festa della Presentazione di Maria liturgicamente si è un po’ smorzata, ma ha un significato straordinario, ricchissimo, perché Maria che va al tempio è l’Arca che ritorna nel tempio, perché nel tempio non c’era più l’Arca. Quindi è un’altra festa che ci indica questo adempimento dell’attesa. E non c’è solo questo adempimento: questa presentazione al tempio ha anche tutta una pregnanza di significato. Andremo a vedere.
Nella Chiesa siro-orientale c’è un autore, Giovanni di Dara, che è ancora più esplicito: «La tavola del santuario è di legno, quella del popolo d’Israele era di legno dentro, ma placcata d’oro fuori e dentro. Presso il popolo d’Israele l’oro e il legno simbolizzavano l’unione della divinità con l’umanità. L’Arca placcata d’oro dentro e fuori simbolizzava Maria, la santa Madre di Dio. Al di fuori significava l’impassibilità che possedeva la santa, che era lontana da ogni impurità e da qualsiasi spudoratezza delle donne. L’oro all’interno indicava lo Spirito Santo che doveva abitare in tutto il suo intimo» (Ibi, p. 368). Dunque, di nuovo un testo che sottolinea questa identificazione e ne dà una bellissima lettura simbolica.
Adesso possiamo finalmente chiudere il cerchio. Ricordiamo ciò che era l’Arca per il popolo ebraico. L’Arca è il luogo della dimora di Dio. Ricordate il testo di Esodo 25 che avevamo enfatizzato: «Io ti darò convegno in quel luogo – dice Jahvè a Mosè – parlerò con te, (…) ti darò i miei ordini riguardo agli Israeliti». Cioè, al Signore è piaciuto dimorare in questa Arca: l’Arca di Maria Santissima, da lì parlare con il suo popolo, da lì dare i suoi ordini. Qui crollano tutte quelle “precauzioni” teologiche di non esagerare troppo con il culto di Maria, di non identificarla troppo con Dio: certo che Maria non è Dio, però Dio parla attraverso Maria Santissima, la sua dimora è in Maria Santissima; a Lui è piaciuto così, punto: non c’è discussione; quando Dio decide una cosa, la fa. E noi semplicemente prendiamo atto. Come a dire, non si ha accesso a Dio se non grazie all’Arca, Dio si fa presente nell’Arca.
Ancora, in questo ultimo testo che abbiamo letto, abbiamo visto che l’Arca era di legno incorruttibile, placcata d’oro dentro e fuori; qui troviamo l’incorruttibilità di Maria Santissima. L’oro dentro e fuori richiama il testo dell’Apocalisse, la Donna vestita di sole, in qualche modo completamente ripiena della divinità, perché la divinità abita in lei. Ma non soltanto abita in lei, ma lei è la Sua dimora, è ricoperta della Sua stessa vita divina.
L’Arca, come abbiamo visto, è decisiva nella storia di Israele per entrare nella terra promessa: non si può passare il Giordano senza l’Arca, non si può entrare nel Regno dei cieli senza l’Arca. L’Arca è quella che permette il crollo delle mura di Gerico, il bastione del nemico che vuole occupare la terra che Dio ha destinato in eredità al suo popolo. Non c’è possibilità di far crollare le mura del potere del male senza portare l’Arca, senza portare con sé Maria Santissima. È grazie alla sua presenza – in quanto lei stessa è il luogo in cui Dio dimora, è completamente ripiena della gloria di Dio, della Shekinah, di questa nube – che possiamo vincere i nostri nemici. Infatti, Maria Santissima, in molti momenti della storia della Cristianità, si è rivelata come colei che ha letteralmente sbaragliato eserciti materiali, eserciti nemici, non solo quelli immateriali: i demoni tremano al nome di Maria Santissima.
Questi testi veramente splendidi – e ce ne sarebbero altri – ci confermano che Maria è la nuova Arca dell’Alleanza. E questo dovrebbe da un lato “rasserenarci” e da un altro lato scuoterci, cioè fare attenzione a non cercare Dio dove Dio non abita, e a cercarlo dove abita. Tutta l’importanza della mariologia, dei misteri legati a Maria Santissima, la custodia con cui la Chiesa li ha sempre circondati perché venissero trasmessi incorruttibili e perché la stessa Chiesa potesse crescere nella comprensione di questi misteri, anno dopo anno della sua storia, da che cosa dipendono? Dipendono precisamente dalla scelta di Dio di dimorare in Maria Santissima, di incarnarsi in lei e di continuare a dimorare in lei. Non c’è altra ragione. È perché Dio ha fatto questa scelta che consegue tutto il culto straordinario legato a Maria Santissima. È per questo che Maria ha tutti quei privilegi che nessun’altra creatura, neanche tra gli angeli, ha. La Chiesa, i Padri hanno sciorinato cantici, lodi, non solo per affetto, ma perché hanno compreso la densità teologica della presenza di Maria Santissima.
Maria quindi è la nuova Arca dell’Alleanza, in lei le promesse legate all’Antica Alleanza vengono riversate e si compiono. Non c’è più un’arca materiale che dobbiamo ricercare, c’è un’Arca vivente, più pura, più santa del tempio. E sarebbe insano, ripeto, voler cercare Dio dove Dio ha scelto di non essere e di non cercarlo dove ha scelto di dimorare. Dio è il Dio che «abita in Sion», che «siede sui cherubini», e per questa ragione è il Dio che abita in Maria Santissima, che dimora in lei. E capite che, a questo punto, non ha più senso cavillare sul dover distinguere tra Maria e Dio: è evidente che Maria non è Dio, ma il concetto è che Maria è totalmente relativa a Dio, perché Dio ha scelto di dimorare in lei. Non si va a Gesù se non per Maria, come diceva il Montfort: non si va a Dio se non per mezzo di Maria, che è la dimora di Dio. E rivolgersi all’Arca vuol dire rivolgersi a Colui che abita nell’Arca. Non c’è nessun tipo di contrapposizione tra Dio e la sua dimora. È il Dio che abita in Sion, è il Dio che ha scelto di dimorare nel Santo dei Santi, poggiando la propria gloria nella nuova Arca dell’Alleanza.
La prossima domenica vedremo un’altra prefigurazione mariana nell’Antico Testamento.
La nuova Arca dell’Alleanza (II parte)
Dalle Sacre Scritture, con dei richiami splendidi tra Antico e Nuovo Testamento, emerge chiaramente chi è la nuova Arca dell’Alleanza: Maria Santissima. È lei la nuova e definitiva dimora di Dio, attraverso la quale Lui ci parla e spande le sue benedizioni.
La nuova Arca dell’Alleanza – Il testo del video
L’Arca dell’Alleanza è centrale nella storia di Israele: lo si vede in alcuni episodi chiave dell’Antico Testamento, come l’ingresso nella terra promessa. Scopriamo com’era fatta. E dove si trova adesso? La profezia di Geremia.

