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Il caso

Romania, l’abate sfrattato dagli europeisti

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I funzionari del comune di Oradea (Transilvania) hanno sfondato una parete per occupare la sacrestia della chiesa abbaziale dei premostratensi, su cui pende un ordine di sfratto. L’abate alla Bussola: «Nemmeno i comunisti si sono spinti fino a questo punto».

Libertà religiosa 29_05_2026
Screenshot video su pagina Facebook di Váradhegyfoki Premontrei Prépostság

Si sono presentati alle 4 di mattina di mercoledì 27 maggio e hanno sfondato una parete di un edificio religioso per poter occupare la sacrestia della chiesa abbaziale. Loro sono i funzionari del comune di Oradea (vedi un video qui), città della Transilvania e feudo elettorale del primo ministro romeno (appena sfiduciato) Ilie Bolojan. L'obiettivo è quello di sfrattare l'abate Rudolf Anzelm Fejes che lì risiede da trent'anni. La presenza dell'Ordine premostratense da queste parti risale addirittura al 1130 e il complesso da cui le autorità romene vogliono cacciare padre Fejes e un altro religioso è nelle loro disponibilità dall'inizio dell'Ottocento. Inizialmente si componeva del monastero, della chiesa e di una scuola. 

«Nemmeno i comunisti si sono spinti fino a questo punto», si sfoga amaramente l'abate con la Nuova Bussola che lo ha contattato poche ore dopo l'episodio. In effetti, il regime comunista romeno nazionalizzò «tutte le scuole confessionali o private di qualsiasi ordine» e dunque anche la scuola secondaria gestita dai premostratensi ad Oradea, ma non toccò la chiesa e il monastero. Anzi: il Ministero degli affari religiosi della Repubblica Popolare Rumena riconobbe alla realtà religiosa lo status di entità giuridica di diritto pubblico. Parafrasando una famosa pasquinata si potrebbe dire che «quello che non fecero i comunisti, lo fecero gli europeisti». Eh sì, perché i guai per la storica abbazia cattolica sono sopraggiunti ai tempi dell'amministrazione comunale dell'attuale premier (sfiduciato) europeista Bolojan quando venne cancellata la nazionalizzazione del 1948. Un atto che di fatto ridava all'Ordine anche la proprietà della scuola. «Quando il comune si rese conto del suo errore – ci spiega padre Fejes – creò arbitrariamente un nuovo registro fondiario, limitandosi a riclassificare il monastero e la chiesa come scuola e come proprietà municipale». Sulla base di ciò, il comune (alla cui guida è stato eletto nel frattempo un delfino di Bolojan) ha chiesto e ottenuto un finanziamento di 26,5 milioni di euro dall'Unione Europea per ristrutturare la scuola. Il prerequisito, però, era la proprietà esclusiva del complesso. 

Ne è nata una querelle legale che ha portato il tribunale di Oradea a decretare in primo grado lo sfratto dell'abate con una sentenza immediatamente esecutiva anche se non ancora diventata definitiva. Lo scorso 23 febbraio c’è stato il primo tentativo di dare esecuzione a questa sentenza, ma la presenza di trecento fedeli a difesa di padre Fejes ha convinto le autorità a soprassedere «per motivi amministrativi e temporanei». Ci hanno riprovato il 14 aprile quando l'ufficiale giudiziario si è presentato con decine di agenti di polizia a supporto mentre c'era una liturgia in corso nella chiesa. L'appuntamento con lo sfratto è stato solo rimandato e all'abate sono stati concessi 30 giorni per lasciare i locali.

Alla fine, nella primissima mattinata di mercoledì la sacrestia è stata occupata dalle autorità romene. Padre Fejes, ancora scosso per l'accaduto, denuncia un crescente clima di ostilità nei confronti dei cattolici in Romania. «Qui siamo una doppia minoranza: in quanto ungheresi e in quanto cattolici», si lamenta l'abate ricordando che ormai nel monastero sono rimasti in due perché già da cinque anni tutti gli altri confratelli si sono trasferiti in Ungheria a causa dello stress per il futuro incerto dell'abbazia.