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il caso

Ranucci e la superiorità morale: fa il pm, ma non lo è

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Ranucci chiede scusa al ministro per evitare che la sua situazione peggiori dopo la querela di Nordio, ma dando una notizia e annunciando poi le verifiche ha svelato il suo metodo: un giornalismo che si erge a pubblico ministero, senza il potere concesso alle Procure. Tipico complesso di superiorità della Sinistra. 

Attualità 05_05_2026

Non c’è da lasciarsi intenerire troppo dall’excusatio in prima serata di Sigrifido Ranucci. Il conduttore di Report domenica ha ammesso di essere «sicuramente caduto in eccesso» coinvolgendo il ministro della Giustizia Nordio nella vicenda Minetti, adombrando persino che il Guardasigilli fosse stato ospite in Uruguay di Giuseppe Cipriani. E non c’è da lasciarsi intenerire perché quando Ranucci ha dichiarato «mi cospargo il capo di cenere» non lo ha fatto perché consapevole di aver sbagliato nel metodo e nel merito, ma perché il Ministro è ormai pronto a presentare una querela per diffamazione e l’annuncio della Rai di togliergli la tutela legale, lo ha costretto a «cospargersi il capo di cenere» preventivamente per evitare che il procedimento penale a suo carico possa prendere pieghe a lui sgradite. O forse perché spera che una richiesta di scuse pronunciata dal pulpito della sua trasmissione possa indurre Nordio a ritirare la querela che certamente partirà, almeno stando a quanto ha riferito il Foglio.

Ranucci non ha soltanto cercato di mettere le mani avanti, ma ha anche implicitamente svelato qual è il “metodo” Report. «Tuttavia – ha proseguito nella sua “arringa” - non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto stiamo verificando una notizia che è una cosa un po' diversa». È un gioco di parole imbarazzato, come se avesse detto: tizio ha fatto questo, ma lo stiamo ancora verificando. Intanto prendetevi l'anteprima. Questo non è giornalismo, ma sciacallaggio. Forse convincerà qualche utente distratto della domenica sera, ma non chi mastica informazione da una vita.

Spiace dover ricorrere a lezioni di giornalismo non richieste, ma evidentemente anche Ranucci ne ha bisogno vista l’arrampicata sugli specchi: dare una notizia non verificata o dire di verificare una notizia e contemporaneamente darla (per giunta da una tribuna esterna come era lo studio Mediaset di Bianca Berlinguer) è la stessa cosa perché sempre di non notizie si tratta. 

Nel primo caso si viene meno al proprio dovere deontologico, nel secondo si aggrava la situazione giocando allo scoop e annunciando verifiche, ma nel frattempo dando la pseudonotizia che si diffonderà come tale nel circuito mediatico. Una carognata, tecnicamente parlando, incurante della quale Ranucci si erge a vittima del sistema, che non si fa intimidire dal potente di turno che querela e anzi, ringrazia i tanti che gli hanno offerto sostegno legale gratuito per una vicenda che ha tutta l’aria di finire davanti ad un giudice.

Quella di Ranucci è la spocchia della superiorità morale della sinistra, che nasconde i suoi errori dando la colpa ad altri o mettendo la polvere sotto al tappeto. Una superiorità morale che ha fatto di Report una trasmissione giornalistica a tesi precostituite. E si badi: non c’entrano nulla le minacce, vere, che Ranucci ha subito in passato e che lo fanno girare con la scorta, perché le minacce subite non devono essere un salvacondotto per sentirsi esenti da quelle che sono le regole del sistema. Regole che valgono anche per lui. Perché il metodo giornalistico deve essere rigoroso e rispettoso anche quando si indaga su una parte politica avversa alla tua. E soprattutto non si può giocare al massacro sapendo che, tanto, qualcuno che paghi un avvocato si trova sempre, trattandosi di servizio pubblico. 

Invece Ranucci, annunciando una notizia, ma aggiungendo che la stava ancora verificando, si è impancato a pubblico ministero del giornalismo. In effetti, la tecnica sembra mutuata dall'attività delle Procure, solo che una Procura riceve dalla Costituzione un mandato preciso per indagare le notizie di reato e di verificarle. È proprio per questo che il soggetto della notizia di reato riceve un avviso di garanzia, proprio perché sia informato che si sta indagando su di lui e gli vengano concesse tutte le garanzie del caso.

Invece Ranucci, come tutti i giornalisti, non dispone di questo potere. Può indagare finché vuole, ma finché non riesce a trovare conferme ai suoi sospetti deve astenersi dal comunicare qualunque cosa. Fa semplicemente un altro mestiere, che non è quello del pm. E quand'anche dalla sua indagine, verificata correttamente, dovessero emergere degli eventuali profili penali, non è compito del giornalismo militante quello di sparare sentenze, ma della Giustizia che semmai, deve raccogliere le informazioni, verificarle con i suoi strumenti e solo alla fine di questo processo, agire. 

Report, così, incarna perfettamente la pretesa di un giornalismo che si erge a procura della Repubblica in forma impropria, capace di sentirsi al riparo da qualunque osservazione per il solo fatto di sentirsi in una posizione di superiorità morale nei confronti dei bersagli che di volta in volta sceglie da colpire. Tipico di un modo di guardare la realtà proprio della Sinistra. Giustizialismo giacobino allo stato puro, senza più neanche i filtri.