Prof abortista a Notre Dame, rifiutata la nomina
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Dopo le proteste di diversi gruppi universitari, professori, vescovi e cardinali, la docente Susan Ostermann, attivista pro aborto, ha rinunciato a guidare un istituto dell’Università di Notre Dame. La battaglia è vinta, ma il problema della difesa dell’identità cattolica rimane.
Chi la dura la vince. Dagli Stati Uniti arriva una buona notizia sul fronte della difesa della vita nascente: la professoressa Susan Ostermann – della cui vicenda abbiamo già scritto sulla Bussola – ha deciso di rifiutare la nomina a direttrice del Liu Institute, l’istituto per studi asiatici dell’Università di Notre Dame, a South Bend (Indiana).
La nomina della Ostermann, che è già professore associato di affari internazionali all’interno dello stesso ateneo cattolico, era stata annunciata l’8 gennaio di quest’anno e avrebbe dovuto avere effetto dall’1 luglio 2026. Ma le proteste contro la nomina, dovute all’attivismo abortista della docente, hanno infine indotto la stessa Ostermann a tornare sui suoi passi rinunciando all’incarico che aveva inizialmente accettato.
A comunicare la decisione, giovedì 26 febbraio, è stata Mary Gallagher, la preside della Keough School, ossia la scuola per affari globali della Notre Dame dove è situato l’istituto per studi asiatici alla cui guida era stata nominata la Ostermann: «Le sono grata per la sua disponibilità a servire e per la ponderatezza con cui ha affrontato questa decisione», ha scritto la Gallagher in un’email alla comunità della Keough School, a proposito del passo indietro della Ostermann, la quale comunque manterrà il suo ruolo di professore associato. Nell’email della preside era inclusa una dichiarazione della stessa docente che da un lato spiega di aver rinunciato all’incarico per far sì che il lavoro del Liu Institute possa continuare «senza distrazioni inutili» e, dall’altro, fa capire che per quanto le riguarda non finisce qui: «È chiaro che c'è del lavoro da fare alla Notre Dame per costruire una comunità in cui possano prosperare voci diverse. Sia la ricerca accademica che la piena realizzazione della dignità umana lo richiedono».
In soldoni, alla Ostermann – come a chi l’ha nominata – non sta a cuore l’identità cattolica della Notre Dame. E la «dignità umana» a cui si riferisce la professoressa è evidentemente il suo esatto contrario: ricordiamo che la Ostermann non è “solo” a favore dell’aborto, ma si è distinta per aver lavorato come consulente del Population Council (organizzazione che promuove l’aborto in tutto il mondo) e per diversi articoli di giornale in cui ha pesantemente diffamato il movimento pro vita, tacciandolo addirittura di razzismo e misoginia. Per la serie, come capovolgere le cose.
Ben quindici vescovi e due cardinali, diversi gruppi universitari e professori avevano protestato contro la nomina della Ostermann. Tra loro anche il presidente della Conferenza episcopale statunitense, monsignor Paul Coakley, l’arcivescovo di San Francisco, mons. Salvatore Cordileone, il vescovo di Winona-Rochester, mons. Robert Barron, e il vescovo di Fort Wayne-South Bend, mons. Kevin Rhoades. Proprio quest’ultimo, titolare della diocesi che ricomprende l’Università di Notre Dame, si è rallegrato della notizia, dichiarando che così l’ateneo «sta riaffermando la sua fedeltà a una verità fondamentale della dottrina sociale cattolica, che è al centro dell’impegno della Chiesa per lo sviluppo umano integrale». Al tempo stesso, il vescovo ha ricordato che «questo impegno missionario viene compromesso quando un'università cattolica nomina leader o conferisce onorificenze a coloro che agiscono o parlano contro gli insegnamenti fondamentali della Chiesa».
Dalle dichiarazioni è dunque chiaro che si è conclusa una battaglia, ma la guerra – tra chi difende la vita fin dal concepimento e chi la attacca – continua. Ne sono consapevoli anche quegli studenti che hanno deciso, nonostante il passo indietro della Ostermann, di tenere comunque la già programmata manifestazione di ieri, venerdì 27 febbraio, per difendere l’identità cattolica della Notre Dame. Come ha spiegato uno degli organizzatori, Luke Woodyard, in una dichiarazione scritta inviata all’Observer, la vittoria non deve far dimenticare la gravità di quanto avvenuto, perché il fatto che la Ostermann fosse stata nominata a direttrice di un istituto universitario indica «una divisione molto più profonda tra studenti, presidi e amministrazione».
Cioè, il problema rimane: se si è arrivati a quella nomina è perché un pensiero non cattolico è già ben presente a Notre Dame. Prima che la Ostermann si decidesse a rinunciare all’incarico, due studiosi, cioè Robert Gimello e Diane Desierto, avevano interrotto i loro rapporti con il Liu Institute, dissociandosi da quella nomina. Ma la vicenda Ostermann non è un episodio isolato, bensì il riflesso di una crisi d’identità più generale nell’università fondata nel 1842 da padre Edward Sorin. Infatti, a fine 2025, dunque già prima che questo caso scoppiasse, aveva lasciato la Notre Dame anche Christian Smith, professore di sociologia, il quale poi su First Things aveva spiegato che i dirigenti dell’ateneo sono «ambigui rispetto alla missione cattolica [della scuola] e prendono decisioni e adottano pratiche che la compromettono».
La compattezza di tanti cattolici fedeli all’insegnamento della Chiesa ha quindi consentito di rimediare a un errore. Ma affinché un’università, come ogni altro luogo del sapere, conservi la sua identità cattolica, è evidente che questa unità nella verità è richiesta giorno per giorno. Tanto più nel mondo odierno dominato dalle più varie ideologie.
Stati Uniti, vescovi contro la nomina di una prof abortista
L’università cattolica di Notre Dame nomina una professoressa abortista alla guida di un suo istituto. Scandalo tra i fedeli. Prende posizione il vescovo insieme a una dozzina di altri confratelli, compreso il presidente della Conferenza episcopale. Un esempio anche per l’Italia.

