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memoria liturgica

San Paolo VI, il poeta che proclamò Maria Madre della Chiesa

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Papa Montini dedicò alla Vergine gemme di spiritualità e pagine elevate del suo magistero. Nel momento in cui la pietà mariana era messa in dubbio, egli ne riaffermò la Maternità sull'intera Chiesa, che la celebra anche nella liturgia il lunedì dopo Pentecoste.

Ecclesia 25_05_2026
SERGIO OLIVERIO - imagoeconomica

«Maria, tu sei l’annuncio/ Maria, tu il preludio,/ Maria, tu l’aurora, Maria, tu la vigilia,/ Maria, tu la preparazione immediata,/ che corona e mette termine/ al secolare svolgimento/ del piano divino della redenzione;/ tu il traguardo della profezia,/ tu la chiave d’intelligenza/ dei misteriosi messaggi messianici, tu il punto d’arrivo del pensiero di Dio». Sembrano versi di una poesia: sublimi, idilliaci, alti e profondi. Arrivano dritti dritti all’intelligenza del cuore. Eppure queste parole sono state scritte non da un poeta ma da un pontefice, san Paolo VI. Tra papa Montini e la Vergine il legame è stato sempre profondo, tanto da esser stato lui ad averle attribuito, il 21 novembre 1964, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, il titolo di «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amantissima». Un titolo, questo, nel lunedì dopo Pentecoste viene celebrato da tutta la Chiesa.

A Maria, Paolo VI dedicò molte pagine del suo magistero, senza dimenticare le bellissime e preziose preghiere mariane, vere e proprie gemme di spiritualità. Sarebbe impensabile non iniziare questa carrellata (sicuramente non esaustiva vista la varietà di scritti) se non con l’esortazione apostolica Signum magnum, promulgata il 13 maggio del 1967, memoria della Madonna di Fatima, che giungeva due anni dopo la chiusura del Concilio e tre anni dopo la costituzione dogmatica Lumen gentium. Possiamo collocare Signum magnum in un periodo assai delicato per la Chiesa: un momento in cui la figura della Vergine veniva sicuramente relegata a un ruolo secondario dopo soprattutto i nuovi “venti” del Vaticano II, egli proclamava tutta la dottrina della maternità spirituale di Maria.

Già in questo documento è possibile trovare il termine “Madre della Chiesa” posto all’inizio, in epigrafe: «Sulla necessità di venerare e imitare la Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa ed esempio di tutte le virtù», così il documento. Ed è ancora il termine “madre” quello che compare all’interno delle sue intense pagine: «La prima verità è questa: Maria è Madre della Chiesa non soltanto perché Madre di Gesù Cristo e sua intimissima Socia nella nuova economia, quando il Figlio di Dio assunse da lei l'umana natura, per liberare coi misteri della sua carne l'uomo dal peccato, ma anche perché rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti». Maternità è la parola chiave del documento pontificio: madre spirituale in virtù della sua intercessione presso Gesù, il Figlio Gesù. E viene additata come esempio di vita evangelica avendo vissuto lei il Vangelo in prima persona.

Altro punto fondamentale: il dovere del popolo di Dio di imitare la Vergine Maria. In ultimo, ma non per importanza, il ruolo della Vergine per il piano di salvezza dell’umanità: «Orbene, dinanzi a tanto splendore di virtù, il primo dovere di quanti riconoscono nella Madre di Cristo il modello della Chiesa è quello di unirsi a lei nel rendere grazie all'Altissimo per aver operato in Maria cose grandi a beneficio dell'intera umanità. Ma ciò non basta. È altresì dovere dei fedeli tutti di tributare alla fedelissima ancella del Signore un culto di lode, di riconoscenza e di amore, poiché, secondo la sapiente e soave disposizione divina, il libero suo consenso e la generosa sua cooperazione ai disegni di Dio hanno avuto, ed hanno tuttora, un grande influsso nel compimento dell'umana salvezza».

Di culto alla Vergine si parla nella Marialis cultus, esortazione apostolica del 2 febbraio 1974, firmata nella festa della Presentazione del Signore: «Fin da quando fummo assunti alla Cattedra di Pietro, Ci siamo costantemente adoperati per dar incremento al culto mariano, non soltanto nell'intento di interpretare il sentire della Chiesa e il Nostro personale impulso, ma anche perché esso, come è noto, rientra quale parte nobilissima nel contesto di quel culto sacro, nel quale vengono a confluire il culmine della sapienza e il vertice della religione e che pertanto è compito primario del Popolo di Dio», questo l’incipit dell’esortazione.

Sono diversi i temi di natura mariana che incontriamo tra le pagine: ad esempio, il primato della liturgia sulle pur giuste e rispettate devozioni;  Maria vista come modello dell’atteggiamento con cui la Chiesa celebra e vive i divini misteri; e poi c’è tutto l’insegnamento della Chiesa sulla liturgia che non esclude la devozione a Maria, ma la immette nella sua azione.  Infine, viene sottolineato che la «cura amorosa per la pietà popolare» non deve essere biasimata ma deve essere curata, incoraggiata e nei casi in cui presenti alcuni errori, essere corretta.

Non è possibile fare un vero e proprio sunto perché davvero sterminati sono i riferimenti alla Madre di Dio, di Cristo e della Chiesa. Forse, nelle preghiere che papa Paolo VI scrisse, va ricercato il senso più genuino della sua devozione mariana. Sembrano scritte di getto per quanto riescano ad entrare nel cuore del lettore. Paolo VI, cultore delle parole, riesce sempre a trovare il termine più giusto per trasmettere le sue emozioni, le sue idee spirituali e teologiche ma anche così profondamente umane.

Così come fa nella preghiera redatta per la Festa della Presentazione di Maria Santissima al Tempio a conclusione della III sessione del Concilio Vaticano II, il  21 novembre 1964, promulgando la costituzione conciliare De Ecclesia: «Tu che dallo stesso Salvatore divino, tuo Figlio, mentre moriva sulla croce sei stata affidata quale Madre di immensa carità al discepolo che egli amava, ricordati del popolo cristiano che a te si affida. Ricordati di tutti i tuoi figli; avvalora le loro preghiere con la tua forza particolare e la tua autorità presso Dio; mantieni integra e solida la loro fede, rafforza la loro speranza, fa’ risplendere la loro carità. Ricordati di quanti sono nella povertà, nel bisogno, nel pericolo, soprattutto di coloro che patiscono violenze e che per la fede cristiana sono incarcerati».