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GOLFO

Usa-Iran, mancano i dettagli ma l'accordo è fatto

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Proroga del cessate il fuoco per 60 giorni, rinuncia dell'Iran al programma nucleare, riapertura dello Stretto di Hormuz sotto controllo iraniano, sono i principali punti dell'accordo che prevede anche la fine della guerra di Israele in Libano. 

Esteri 25_05_2026

L’accordo tra Stati Uniti e Iran potrebbe essere questa volta concreto al netto dei tanti dettagli non ancora resi noti e oggetto delle ultime “limature” dell’intesa che potrebbe porre termine all’ennesima Guerra del Golfo. «Un alto funzionario dell’amministrazione Trump ha dichiarato che l’accordo con l’Iran non dovrebbe essere firmato oggi» ha rivelato ieri il giornale on line statunitense Axios proprio a causa dei dettagli in via di definizione. «Alcune formulazioni sono importanti per noi e altre lo sono per loro», ha detto il funzionario, precisando che il sistema iraniano, nella sua configurazione attuale, non si muove rapidamente. Ha poi aggiunto che ci vorranno diversi giorni affinché l'accordo superi tutte le approvazioni mentre l’implementazione piena dell’accordo potrebbe richiedere fino a due mesi. Un termine che coincide con i 60 giorni di proroga del cessate il fuoco ipotizzati sabato da Trump.

L’intesa però appare solida soprattutto perché tutte le parti in causa esprimono soddisfazione e ottimismo come non era mai successo prima da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco al termine di 40 giorni di guerra. «A quanto ci risulta, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha approvato il quadro generale dell'accordo, ma resta ancora da vedere se questo si tradurrà in un accordo definitivo», ha dichiarato il funzionario statunitense ad Axios.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran è pronta a garantire al mondo di non perseguire l'armamento nucleare. «Non cerchiamo disordini nella regione», ha dichiarato all'agenzia di stampa Irna, sostenendo invece che «chi cerca di destabilizzare la regione» è Israele.  Anche Donald Trump ha espresso grande ottimismo insieme al segretario di Stato Marco Rubio.

L'accordo con l'Iran «è in gran parte negoziato», ha affermato il presidente americano Donald Trump dopo aver avuto una conversazione con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Un accordo che coinvolge Stati Uniti, Iran e diversi Paesi del Medio Oriente, e che prevede l'estensione del cessate il fuoco per 60 giorni, la riapertura dello Stretto di Hormuz e l'avvio di un nuovo negoziato sul programma nucleare iraniano. «Vorrei ringraziare ad oggi tutti i Paesi del Medio Oriente per il loro sostegno e la loro cooperazione, che saranno ulteriormente rafforzati dalla loro adesione alle Nazioni degli storici Accordi di Abramo», ha scritto ieri su Truth il presidente statunitense spiegando di aver dato indicazioni ai suoi negoziatori di non affrettare una conclusione dell'accordo.
«Il nostro rapporto con l'Iran sta diventando sempre più professionale e produttivo. Devono però capire che non possono sviluppare o procurarsi un'arma nucleare o una bomba atomica». I punti chiave dell’intesa emersi finora sembrano essere proprio quelli del nucleare e della libera navigazione nel Golfo e attraverso lo stretto di Hormuz, cioè i temi di maggior interesse per l’economia mondiale e per la sicurezza di Israele.

L’impegno dell’Iran alla rinuncia alle armi nucleari, confermata ormai anche da fonti di Teheran, rappresenta un prezzo tutto sommato facile da pagare per il governo della Repubblica islamica che aveva sempre negato di perseguire programmi nucleari militari. Programmi di cui non avevano trovato traccia neppure gli ispettori dell’ONU e che proprio Trump aveva annunciato di aver «azzerato» con i recenti bombardamenti e persino con quelli del giugno 2025. 
L'Iran però possiede circa 440,9 chilogrammi di uranio arricchito (una parte fino al 60 per cento) e quindi a un livello tale da essere a un passo dalla produzione di armi nucleari (che richiede l’arricchimento al 90 per cento) e che, secondo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) non ha alcun utilizzo civile. Funzionari israeliani affermano che, se ulteriormente arricchito, sarebbe sufficiente per costruire 11 bombe atomiche.
Per l’Iran, uscito vincitore o quanto meno non sconfitto dalla guerra contro Stati Uniti e Israele, la questione nucleare era soprattutto legata a non abbassare il capo davanti ai diktat dei suoi nemici.

Un possibile compromesso era già stato discusso da Stati Uniti e Russia con Mosca che aveva proposto di farsi garante dell’utilizzo iraniano dell’energia atomica solo a scopo civile. La Russia è l’unica nazione in grado di offrire simili garanzie non solo per il trattato di amicizia con l’Iran e per le buone relazioni instaurate con l’Amministrazione Trump, ma anche perché schiera centinaia di tecnici nella centrale atomica iraniana di Busheir e ha una visuale completa dei programmi nucleari iraniani.
Se Teheran ha accettato di rinunciare alle sue scorte di uranio altamente arricchito è molto probabile che una parte delle scorte venga diluita mentre il resto sarà trasferito in Russia.

L’accordo prevede anche che lo Stretto di Hormuz verrà gradualmente riaperto parallelamente alla fine del blocco statunitense dei porti iraniani. Inoltre gli Stati Uniti consentiranno all’Iran di vendere il proprio petrolio attraverso deroghe alle sanzioni che dovrebbero però venire rimosse una volta ultimato il processo negoziale: l’allentamento delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati saranno negoziati durante il periodo di 60 giorni.
Le Forze Armate iraniane hanno affermato che si assumeranno la responsabilità della sicurezza del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz (dove ieri sono transitate 33 navi) nell'ambito di un «nuovo ordine regionale e mondiale» e «senza presenza straniera». Dichiarazione che sembra costituire un robusto stop alle speranze europee di avviare una missione navale “difensiva” per presidiare e sminare lo Stretto: missione del resto del tutto inutile in caso di accordo per la fine delle ostilità.

Le indiscrezioni circolate nelle ultime ore su media statunitensi, iraniani e arabi riferiscono che Hormuz verrebbe riaperto senza restrizioni e Teheran si impegnerebbe a rimuovere eventuali mine navali collocate nell'area ma è interessante notare che sembrerebbe apparentemente accantonata la pretesa iraniana di imporre un pedaggio alle navi in transito per recuperare il denaro necessario a riparare i danni di guerra.

È difficile credere che Teheran rinunci a tali compensazioni, che potrebbe però ottenere con la rimozione delle sanzioni statunitensi e delle limitazioni all’export petrolifero, condizioni circa le quali Washington potrebbe ottenere che almeno una parte delle vendite attuate dall’Iran venga gestita utilizzando dollari e non altre valute. Uno degli obiettivi nascosti ma non secondari della strategia di Trump, come ha dimostrato anche l’operazione in Venezuela.

La bozza dell’accordo prevede anche la fine della guerra fra Israele e Hezbollah in Libano, nonché un impegno a non interferire negli affari interni dei Paesi della regione, ma è difficile capire se queste condizioni siano accettabili (e per quanto tempo) da Israele e soprattutto dal primo ministro Netanyahu; questi potrebbe però puntare a terminare ostilità costose sotto ogni punta di vista anche per lo Stato ebraico, per incassare i “dividendi della pace” in vista delle prossime elezioni.



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