Morto Angelo Gugel, fu il laico più vicino a papa Wojtyla
Entrato in Vaticano come gendarme, divenne Aiutante di Camera di tre Pontefici, a partire dal brevissimo pontificato di Luciani. L'immagine più nota e drammatica lo ritrae intento a sorreggere san Giovanni Paolo II ferito da Ali Agca il 13 maggio 1981.
Si svolgeranno oggi pomeriggio nella chiesa romana di Santa Maria delle Grazie alle Fornaci i funerali di Angelo Gugel, morto a 90 anni il 15 gennaio. Entrato in Vaticano come gendarme nel 1955 e poi al Governatorato, fu il laico più vicino a san Giovanni Paolo II in qualità di Aiutante di Camera, servizio che svolse accanto a tre Papi, andando poi in pensione all'inizio del pontificato di Benedetto XVI. Un ruolo che comporta il privilegio della massima vicinanza al successore di Pietro, assistendolo nelle sue necessità quotidiane, e insieme la grande responsabilità e riservatezza richiesta dall'incarico stesso.
A volerlo nell'appartamento papale fu il suo corregionale Giovanni Paolo I (Gugel era nato a Miane, provincia di Treviso e diocesi di Vittorio Veneto, retta da Luciani tra il 1958 e il 1969). Ma anche dopo il brevissimo pontificato e la repentina morte del Papa veneto, anche il Papa polacco lo volle con sé: «Trascorsi due giorni dall’elezione, il sostituto della Segreteria di Stato, Giuseppe Caprio, telefonò alle 11.30 in Governatorato dicendo: “Il signor Gugel si presenti nell’appartamento privato del Papa così com’è vestito”. Salii all’ultimo piano del Palazzo Apostolico. Le gambe mi tremavano. C’erano solo prelati polacchi, ero l’unico a parlare italiano», raccontò in una intervista del 2018 al Corriere della Sera di cui L'Osservatore romano riporta alcuni estratti.
Al lungo pontificato wojtyliano risale anche l'immagine più nota e drammatica di Gugel, sulla papamobile, insieme all'archiatra Renato Buzzonetti e al segretario Stanislao Dziswisz, intento a sorreggere il Papa ferito da Ali Agca il 13 maggio 1981. Ma c'è un altro episodio, decisamente più sereno, raccontato dallo stesso Gugel e risalente ai primi giorni del pontificato: «Rimasi interdetto quando la mattina del 22 ottobre 1978, prima di recarsi in piazza San Pietro per l’inizio solenne del pontificato, il Santo Padre mi chiamò nel suo studio e mi lesse l’omelia che avrebbe pronunciato di lì a poco: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!”. Mi chiese di segnalargli le pronunce sbagliate e con la matita si appuntava dove far cadere gli accenti. Due mesi dopo, incontrando i miei ex colleghi della Gendarmeria, se ne uscì con una frase che mi lasciò di stucco: “Se sbaglio l’accento di qualche parola, il 50 per cento è colpa di Angelo”, e mi sorrise».
Del resto pochi giorni prima Karol Wojtyla nella sua prima apparizione sulla loggia di San Pietro aveva detto: «se mi sbaglio... mi corrigerete». E proprio su sua richiesta il primo a corrigerlo fu Angelo Gugel.


