• IPOCRISIE DI UN SISTEMA

Mondiali, quei migranti schiavi che non commuovono

Dodici ore al giorno, esposti a temperature allucinanti e con un tasso di umidità capace di distruggere ogni resistenza. Amnesty International ha calcolato che entro il 2022, data di inizio dei Mondiali qatarini, saranno impiegati circa 2,5 milioni di operai: schiavi. Ma non commuovono. 

I mondiali di calcio del 2022 si terranno in Qatar, questo lo si sa ormai da molto tempo. L'aggiudicazione della possibilità di organizzare la competizione internazionale è stata da molti contestata non solo perché per la prima volta i Mondiali non si giocheranno in estate ma in inverno per via delle temperature ma anche perché già sulle prime erano emerse le condizioni di lavoro micidiali in cui sono costretti a stare le migliaia di lavoratori e operai impiegati nei cantieri di realizzazione di stadi e infrastrutture.

Dodici ore al giorno, esposti a temperature allucinanti e con un tasso di umidità capace di distruggere ogni resistenza. Amnesty International ha calcolato che entro il 2022, data di inizio dei Mondiali qatarini, saranno impiegati circa 2,5 milioni di operai: schiavi, così Amnesty li ha chiamati. Per una volta questi numeri hanno un senso. Eppure questo alla Fifa non pare interessare perché qualche mese fa ha ''richiamato'' il Qatar a rispettare le condizioni umane di lavoro e il Paese ha preso l'ennesimo impegno (che ovviamente non manterrà) per porre un freno a questa situazione.

Al di là di Amnesty, però, il nulla anche se la stragrande maggioranza dei lavoratori impegnati nella costruzione degli stadi è migrante da altre nazioni. Eppure in altri frangenti quando si parla di migranti si riempiono le paginate dei giornali, si affollano piazze reali, virtuali e televisive sparando a pallettoni sul razzismo, sullo sfruttamento. Qui no. Forse perché si parla del Qatar? Probabile. Non si può omettere poi che Doha è ormai da tutti accusata di essere il Paese con i legami più stretti con il terrorismo internazionale e i Fratelli Musulmani.

E che dietro ad ogni sua azione c'è sempre più forte la mano di Teheran. E che magari i calciatori di alcune specifiche nazionali potrebbero essere a rischio per la propria sicurezza. Ma la Fifa tace, nonostante ormai da più parti si chieda al Qatar di rinunciare ai Mondiali qualora la sua condotta venga giudicata scorretta in campo etico. Eppure quando si tratta di punire nazioni che qualcuno giudica scorrette non si esita nemmeno un istante; pensiamo alla decisione del Comitato Olimpico Internazionale di escludere la federazione russa dalle Olimpiadi Invernali per quello che ha chiamato ''doping di Stato''.

Niente inno né bandiera alla cerimonia di apertura e di chiusura ma solo sfilata sotto un simbolo neutro. Così, senza remore e con la potenza di una mannaia. Non bastava escludere gli atleti che in passato si erano macchiati di doping, no occorreva andare con la mano pesante. Perchè è la Russia. Allora la domanda sui mondiali in Qatar viene spontanea: 2,5 milioni di lavoratori potenziali schiavi valgono meno di casi di doping?

Oppure prima di punire o non punire qualcuno si soppesa quanto realmente possa convenire? Ci sono considerazioni politiche o magari anche finanziarie dietro ai tentennamenti del calcio mondiale sulla questione Qatar 2022? Perché la stessa mannaia che è caduta su Mosca non cade con celerità anche su Doha?

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