• CASO DICIOTTI

Mistero sulla nave fantasma trovata vicino ai migranti

Il rapporto della Guardia Costiera sulle operazioni di recupero dei 190 migranti illegali rivela un particolare inedito e che potrebbe avere pesanti ripercussioni nei rapporti tra Italia e Malta. Nel luogo del salvataggio, al largo di Malta, c'era una nave col transponder spento, che dunque non voleva farsi identificare. 

La Diciotti a Catania

Mentre il ministero della Sanità disponeva lo sbarco per motivi di salute (per problemi ginecologici, polmonite e turbercolosi) di altri 16 immigrati clandestini, tra i quali 11 donne, dal pattugliatore “Diciotti” ormeggiato al porto di Catania, il rapporto della Guardia Costiera sulle operazioni di recupero dei 190 migranti illegali rivela un particolare inedito e che potrebbe avere pesanti ripercussioni nei rapporti tra Italia e Malta.

Secondo quanto rivelato da Il Fatto Quotidiano, che ha avuto accesso al rapporto, Il 15 agosto il "Rescue Coordination Center" de La Valletta comunicò di aver individuato un’imbarcazione con 190 migranti nelle proprie acque. Il giorno successivo interviene la Guardia Costiera italiana, ma quando i migranti vengono raggiunti dal pattugliatore, non sono soli: poco lontano vi sarebbe un’imbarcazione in “darkness asset” (cioè in assetto oscurato con il transponder spento) che resta quindi non identificata. Il transponder è lo strumento che identifica nome e dati di ogni nave e solitamente viene spento quando non si vuole consentire ad altre navi di rilevare identità e posizione esatta dell’imbarcazione. Giusto per intenderci, le navi delle Ong hanno solitamente spento il transponder ogni volta che si avvicinavano alle coste libiche per imbarcare clandestini coordinandosi in diversi casi con i trafficanti a terra.

Malta fece sapere di aver provveduto a rifornire la barca con a bordo i migranti di acqua, viveri e giubbotti di salvataggio, facendo intendere di trovarsi di fronte ad un evento SAR (cioè un intervento di soccorso) Alle 19.09: un velivolo della missione navale Ue i Eunavformed fotografa dall’alto due motovedette e un gommone vicini ad una barca in difficoltà. Alle 19.32 un secondo velivolo militare italiano individua in mare due imbarcazioni tra cui il pattugliatore maltese P52, unità navale da 92 tonnellate lunga 26 metri e un altro mezzo non identificato. La barca con a bordo i migranti non è visibile perché si troverebbe dietro la P52. Quando avviene l’avvistamento i migranti si trovano a metà strada tra Malta e Lampedusa. Il 16 agosto 2018 alle 3,07: l’IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Centre) di Roma, riceve una telefonata da un’imbarcazione in avaria. L’SOS arriva tramite Thuraya, telefono satellitare che permette la localizzazione precisa del punto da cui si chiama. L’IMRCC riceve una seconda telefonata dalla barca in avaria. Secondo quanto specificato dal Ministero dei Trasporti, la barca si trova a meno di 4 miglia dall’area SAR italiana. A questo punto Roma non è informata di dove si trovi esattamente la motovedetta P52 maltese.

Alle 3.20: l’IMRCC di Roma informa l’RCC di Malta che l’imbarcazione versa in condizioni critiche ed esprime l’intenzione di fornire assistenza e decide di attivare unità della Guardia Costiera poste all’interno dell’area SAR italiana. La telefonata sarebbe confermata da una mail dell’IMRCC di Roma delle 03.56. Alle 3.40: le motovedette italiana CP324 e CP305 intercettano l’imbarcazione e traggono in salvo 190 migranti. L’operazione avviene vicino a Lampedusa ma sempre in regione SAR maltese. La Guardia Costiera rileva la presenza di un’imbarcazione non identificata in “assetto oscurato” (presumibilmente la motovedetta maltese, con trasponder spento). Ore 8,20 i migranti illegali vengono trasferiti sulla Diciotti CP 941. E 13 persone (bambini con loro famigliari) vengono fatte sbarcare a Lampedusa per motivi di salute. L’IMRCC di Roma chiede a Malta di individuare un POS (place of safety) così da poter far sbarcare i restanti 177 migranti. La Guardia Costiera motiva la richiesta a Malta sulla base del fatto che il salvataggio è stato fatto in acque di competenza SAR di Malta e che era stata proprio Malta a rivendicare il coordinamento dell’evento SAR il 15 agosto alle ore 08.53.

Nella mail che Malta invia in risposta alla richiesta dell’Italia scrive: “Qualsiasi interferenza nelle operazioni di SAR di un altro Stato, quando l’operazione era sotto stretto monitoraggio e controllo, è un’interferenza” aggiungendo che l’imbarcazione stava viaggiando in modo tranquillo, che non aveva problemi di avaria o altro e che i migranti rifiutano l’aiuto dei maltesi. A quel punto Malta accusa l’Italia di dire falsità in merito al fatto che i migranti avessero contattato l’IMRCC di Roma comunicando di essere in avaria. Ma secondo il Ministero dei Trasporti, se Malta parla di “interferenza”, non considera un barcone che sta per affondare come un evento SAR. Eppure era stato lo stesso RCC di Malta nella corrispondenza del 15 agosto a parlare di “evento SAR”. Come fa notare Il Fatto Quotidiano, il governo maltese accusa l’Italia di aver fatto scattare l’evento SAR, e quindi il soccorso, al puro scopo di impedire che il barcone con i clandestini entrasse in acque di competenza italiana, dove del resto erano diretti i clandestini. Secondo quanto riferito dai migranti, i soccorritori maltesi facevano intendere di volerli scortare verso Lampedusa, quindi in Italia, confermando così la politica dello “scaricabarile” verso l’Italia da sempre applicata da Malta.

Sempre le testimonianze dei migranti, nel corso della navigazione il natante dei migranti iniziò ad imbarcare acqua ma a quel punto l’imbarcazione fantasma maltese avrebbe invertito la rotta abbandonandoli.  Invece il rapporto della Guardia Costiera Italiana fa notare che quando i migranti vengono raggiunti dalla Diciotti poco lontano si trova un’imbarcazione in “assetto oscurato” e quindi non identificata. La “nave fantasma” non poteva essere lì casualmente né sarebbe stato prudente per Malta mantenere oscurata una motovedetta del Servizio Marittimo nazionale.

L’ipotesi più probabile è quindi che Malta (che nel porto di La Valletta ha offerto appoggio logistico alle navi di tutte le Ong a patto che non sbarcassero sul suo territorio migranti illegali) disponga di piccole “navi ombra” utilizzate per non dare troppo nell’occhio e dirottare verso le acque italiane le imbarcazioni di migranti cariche di migranti illegali che attraversano l’area marittima di competenza maltese per la ricerca e soccorso. Il braccio di ferro con Malta si inserisce nelle tensioni già alte con la Ue, anche se ieri il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha garantito che le trattative per la ridistribuzione in Europa dei migranti ospitati sulla nave Diciotti continuano. Nell'ultima versione dell'accordo un centinaio di emigranti verrebbero accolti dalla Chiesa italiana, altri dall'Albania e dall'Irlanda. Anche con Serbia e Montenegro le trattative sono considerate "in stato avanzato". Nel frattempo, la procura di Agrigento ha iscritto "un ministro e un capo di gabinetto" al registro degli indagati: il ministro Salvini e il capo di gabinetto del Viminale Matteo Piantedosi, sono ora indagati per sequesto di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio.

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