Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santa Lea di Roma a cura di Ermes Dovico
Ora di dottrina / 202 – Il supplemento

Maria Mediatrice, la petizione del cardinale Mercier (II parte)

Nel 1920, Mercier richiese ufficialmente alla Santa Sede la celebrazione di una festa in onore della Mediatrice di tutte le grazie. E Roma la concesse. Il Proprio della Messa della festa è un vero gioiello, che aiuta a comprendere la verità della mediazione mariana.

Catechismo 22_03_2026
Il cardinale Mercier nel 1914

Nell’articolo di domenica scorsa ci siamo soffermati sul 1915, anno in cui, su iniziativa del cardinale Désiré-Joseph Mercier, i religiosi del Belgio e il clero di Malines inviarono al Santo Padre una petizione per chiedere la proclamazione del dogma di Maria, Mediatrice di tutte le grazie. Ed è anche l’anno della perizia della Facoltà Teologica di Lovanio.

L’azione del cardinale Mercier continuò con sempre più vigore. L’8 settembre 1918 pubblicava una lettera pastorale, Hommage à Marie Médiatrice, nella quale il cardinale insisteva sull’unica mediazione di Cristo, come inclusiva della mediazione di Maria Santissima. La mediazione di Maria non è richiesta dalla necessità delle cose, né le appartiene per la sua natura di creatura, ma è l’esito della scelta divina di associarla a Cristo in tutto.

Un anno e mezzo dopo, l’8 aprile 1920, il cardinale Mercier richiese ufficialmente alla Santa Sede di poter ottenere la celebrazione liturgica di una festa in onore della Mediatrice di tutte le grazie. Ancora una volta, lo sfondo pastorale della richiesta era evidente: il popolo belga, guidato dai suoi pastori, aveva formulato un duplice voto, per ottenere la liberazione dalle calamità della guerra: la costruzione di una basilica dedicata al Sacro Cuore sull’altopiano di Koekelberg (qui una panoramica della bellissima basilica); la celebrazione, previa richiesta alla Santa Sede, di una nuova festa liturgica dedicata a Maria Mediatrice.

A ben vedere, la costruzione era già stata pensata all’inizio del Novecento da Leopoldo II come basilica nazionale, ispirandosi alla basilica di Montmartre, a Parigi; la prima pietra fu posta nel 1905, ma l’opera fu bruscamente interrotta dallo scoppio della guerra. Il primo progetto, in stile neogotico, dell’architetto Pierre Langerock, dovette essere abbandonato per l’eccessiva dispendiosità economica, in un momento storico in cui la guerra aveva drasticamente ridotto le risorse pubbliche; il nuovo progetto venne affidato all’architetto Albert Van Huffel, che cercò di fondere l’Arts décoratifs con lo stile neo-bizantino. Mercier diede un forte impulso alla ripresa del progetto, che venne ultimato nel 1951, avendo dovuto subire un nuovo stop per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Riguardo alla festa liturgica, Mercier presentò alla Santa Sede i testi liturgici che egli aveva affidato all’elaborazione di Joseph Lebon, professore di teologia all’Università di Lovanio e straordinario conoscitore del cristianesimo siriaco e armeno. Ai testi di Lebon furono apportate solo alcune piccole modifiche; la Santa Sede concesse la festa alla data del 31 maggio al Belgio ed eventualmente ad altre nazioni che, tramite i loro vescovi, ne avrebbero fatta richiesta. Quando più avanti, nel 1954, Pio XII stabilì per la Chiesa universale la festa di Maria Regina il 31 maggio, la festa di Maria Mediatrice venne spostata al 31 agosto per il Belgio e all’8 magio per altri luoghi.

Il Proprio della Messa della festa è un vero gioiello e merita qualche riflessione in più. Il fulcro del Proprio è la pericope 19, 25-27 del Vangelo di Giovanni. Come ha messo in rilievo Manfred Hauke (Maria “Mediatrice di tutte le grazie”, Lugano 2005, p. 68), alla proposta di Lebon, la Congregazione dei Riti avrebbe preferito il brano delle Nozze di Cana, che avrebbe maggiormente sottolineato la mediazione di Maria presso il Figlio. Ma Lebon e Mercier «si permisero di insistere per la pericope della Croce, a motivo della sua rilevanza per il fondamento della Mediazione mariana». Ricordiamo l’esito della ricerca del canonico Jacques Bittremieux, il cui svolgimento il cardinale non aveva cessato di seguire: la mediazione di Maria non comprende solo la dispensazione delle grazie, ma anche l’acquisizione delle stesse. Quest’ultima è anzi il fondamento della prima.

Le insistenze di Mercier e Lebon ebbero la meglio, anche se poi, nel 1971, la pericope di Gv 19 venne sostituita con le Nozze di Cana. L’Introitus (Adeámus cum fiducia) riporta il brano di Eb 4, 16, che esorta ad accostarsi con fiducia al “trono della grazia” per ricevere la grazia al tempo opportuno; il riferimento primario del versetto è a Gesù Cristo, sommo sacerdote che sa compatire le nostre infermità, ma che viene esteso a Maria Santissima, in virtù di quella decisione dello stesso Cristo di costituire sua Madre come nostra madre e mediatrice, concetto esplicitamente presente nella Colletta.

La lettura è tratta da Is 55, 1-3.5: è l’invito di Dio a tutti gli assetati di accostarsi alla sorgente d’acqua, al vino e al latte che fluiscono gratuitamente. Chi sia questa fonte è espresso dal Graduale, che riferisce alla Madonna le parole che il libro del Siracide (secondo la Vulgata) esprime dalla bocca della Sapienza: «In me grátia omnis viæ et veritatis, in me omnis spes vitæ et virtutis». Ancora, l’antifona all’Offertorio riporta la tradizionale invocazione «Recordáre, Virgo Mater», che ricorre alla mediazione ascendente di Maria, ossia alla sua intercessione.

Di grande interesse è anche l’inserimento, nelle lezioni del Mattutino, di un testo tratto dalle opere di sant’Efrem il Siro, che indicano Maria come la dispensatrice di ogni bene che proviene da Dio, la mediatrice, ma le attribuiscono anche un titolo che appartiene allo Spirito Santo, nella sua relazione con gli uomini, ossia quello di Paraclito. Com’è noto, questo termine significa difensore, avvocato, ma anche consolatore. E sant’Efrem non esita ad estendere a Maria questo titolo: «post Paraclitum alias consolator – dopo il Paraclito, un’altra consolatrice» si tratta di un ulteriore ampliamento della nostra conoscenza di quanto profondamente Dio abbia voluto associare Maria all’opera della Redenzione, compiuta dal Figlio come Mediatore e Redentore, e dallo Spirito Santo come difensore e consolatore. Non solo il Figlio dunque, ma anche lo Spirito Santo ha voluto associare a Sé e alla propria opera la Madonna, rendendola partecipe delle sue prerogative.

Furono molti gli episcopati e gli ordini religiosi che chiesero alla Santa Sede di poter godere della festa liturgica di Maria Mediatrice di tutte le grazie e, alla vigilia del Concilio Vaticano II, furono ben 450 vescovi a celebrarla nelle proprie diocesi. Fu questo il felice esito di una lettera che il cardinale Mercier avvertì di dover rivolgere a tutti i cardinali e arcivescovi nell’aprile 1921.

Il mese dopo, il 15 maggio 1921, una nuova lettera pastorale di Mercier preparava i fedeli alla celebrazione della prima festa liturgica di Maria Mediatrice. In essa, Mercier utilizzava pubblicamente, per la prima volta, i termini di Co-Mediatrix e Co-Redemptrix riferiti a Maria. Quest’ultimo titolo, come vedremo in un prossimo articolo, stava per aprire un nuovo dibattito e un nuovo interesse nella mariologia.



Ora di dottrina / 202 – La trascrizione

Il vello di Gedeone – Il testo del video

22_03_2026 Luisella Scrosati

Il libro dei Giudici riferisce l’episodio del doppio segno legato al vello di Gedeone, in cui sia la tradizione latina che quella orientale hanno visto una prefigurazione di Maria Santissima. Scopriamo quest’altro splendido parallelo.

Ora di dottrina / 201 – Il supplemento

Maria Mediatrice, la petizione del cardinale Mercier

15_03_2026 Luisella Scrosati

Dietro impulso della mistica carmelitana Madre Maddalena di Gesù, il cardinale Mercier si adoperò perché la Chiesa proclamasse dogmaticamente la verità della mediazione universale di Maria Santissima. L’importante contributo teologico del canonico Bittremieux.