Maria Mediatrice, la perizia di Garrigou-Lagrange
Nella sua perizia sulla mediazione di Maria Santissima, il teologo domenicano spiega che essa è subordinata e dipendente da quella di Cristo, ma certa in virtù di due dogmi di fede: la divina maternità e la pienezza di grazia. E risponde alle obiezioni.
Per numerose domeniche abbiamo cercato di documentare come il titolo di Corredentrice, attribuito alla Santissima Vergine, si sia diffuso e affermato negli scritti di numerosi santi, principalmente del secolo scorso. In alcuni è emersa anche una certa articolazione della dottrina, in altri ad imporsi è soprattutto la freschezza dell’assoluta spontaneità con cui Maria viene chiamata Corredentrice. Nell’uno e nell’altro caso, è evidente una progressiva maturazione e una naturale familiarità con la verità che sottende a questo titolo e con il titolo stesso.
Più di recente, abbiamo dedicato alcuni articoli al movimento, guidato dalla splendida figura del cardinale Désiré-Joseph Mercier, per richiedere alla Santa Sede di definire come dogma di fede la mediazione universale di Maria, all’interno della quale si colloca la corredenzione. Una richiesta di tale portata ha necessariamente messo in moto la riflessione teologica che, negli anni Venti del Novecento, si è concretizzata particolarmente nelle perizie delle tre commissioni – belga, spagnola e romana – volute da Pio XI. Queste commissioni hanno compiuto l’eccellente lavoro di fornire una sistematizzazione della dottrina, di mostrarne il radicamento nelle Scritture e nella Tradizione della Chiesa e di sciogliere i nodi di alcune importanti obiezioni. Pertanto, prima di proseguire oltre, vale la pena dedicare un po’ di tempo e di attenzione alla conoscenza del loro contenuto, onorando così l’indefesso lavoro del prof. don Manfred Hauke e di suor Florence Coomans, cui ci siamo già riferiti in altri articoli e che richiameremo spesso a venire.
Partiamo dalla perizia più “semplice”, non tanto per il contenuto, quanto per la brevità del testo: quella di padre Réginald Garrigou-Lagrange. Nel precedente articolo, si è cercato di raccontare l’enigma della perizia della commissione romana, introvabile negli archivi vaticani (ammesso che sia mai stata depositata); appare dunque assai probabile che non sia accessibile altro testo della commissione se non quello del febbraio 1925 del teologo domenicano, rinvenuto da Hauke nell’archivio arcivescovile di Malines e pubblicato integralmente in appendice al suo libro Maria “Mediatrice di tutte le grazie”. La mediazione universale di Maria nell’opera teologica e pastorale del cardinale Mercier (Lugano 2005, pp. 163-179).
L’approccio di Garrigou-Lagrange è tomisticamente cristologico: Cristo è l’unico mediatore perfetto e indipendente, ma ciò non esclude che possano sussistere altre mediazioni secondarie e subordinate. Pertanto, quando si afferma la mediazione di Maria, non si intende porla nello stesso senso di quella di Cristo. Dal punto di vista ontologico, o in atto primo, Maria è mediatrice perché è Madre di Dio, e dunque, in virtù di questa maternità e della singolare pienezza di grazia che le è stata conferita dall’Altissimo, da un lato giunge ad fines deitatis, ai confini della divinità, pur non essendo Dio, dall’altra appartiene al mondo degli uomini, elevandosi però al di sopra di essi. La sua mediazione ontologica è certa, in quanto scaturisce da due dogmi di fede ben chiari: la divina maternità e la pienezza di grazia.
Dal punto di vista operativo, o in atto secondo, Garrigou-Lagrange considera Maria mediatrice sotto quattro punti di vista: della soddisfazione, del merito, dell’intercessione e della distribuzione delle grazie. Quanto alle prime due dimensioni, la perizia sottolinea che sono le Scritture, in particolare i testi lucani sull’infanzia di Gesù e quello giovanneo sulla Passione, a mostrare l’unione profonda di Maria Santissima all’offerta redentrice di Cristo e alle sue sofferenze. La Madonna appare come «perfecte consociata» all’oblazione del Figlio, sia nell’offrire Lui che nell’offrire se stessa, così da soddisfare e meritare per noi; il domenicano sottolinea ancora la «communem passionem» con Cristo, così che, secondo l’insegnamento di san Pio X, quanto il Figlio soddisfa e merita de condigno, ossia per giustizia, la Vergine l’ottiene de congruo, per convenienza o, se si preferisce, per una sorta di “diritto” d’amicizia (jure amicabili). È Dio stesso ad averle concesso questo diritto, quando, amandola in un modo unico, riversò in lei, unica tra tutte le creature, la pienezza della grazia, e la “creò” madre del Verbo incarnato.
Da qui derivano anche le altre due dimensioni: l’onnipotenza della sua intercessione e la distribuzione di tutte le grazie. Unita a Cristo nella redenzione oggettiva, ossia nell’acquisto delle grazie, ella lo è massimamente anche nella loro distribuzione. Infatti, Maria non è solamente madre di Cristo capo, ma è stata costituita anche madre di Cristo corpo, ossia madre della Chiesa. In un bellissimo passaggio, Garrigou-Lagrange sottolinea come in tutto il mondo, quasi ad ogni istante, il popolo cristiano professi questa verità con la preghiera dell’Ave Maria: Maria è confessata come colei che ottiene ogni grazia in ogni “adesso” e nell’ora della morte di ciascun uomo che la invoca. Non c’è grazia che non passi dalla mediazione di Maria, perché la sua maternità è stata costituita con un’estensione universale su tutti gli uomini e su tutte le grazie.
Il teologo domenicano accenna, senza indugiarvi, ad alcune obiezioni relative alla mediazione soggettiva. Come ha potuto Maria esercitare la propria mediazione nei confronti di quanti sono morti prima dell’evento storico della Redenzione? Garrigou-Lagrange insiste sul principio portante della sua trattazione, ossia che Maria sia «una cum Christo»; pertanto, come Cristo ha in qualche modo redento anche coloro che hanno preceduto la sua venuta, i quali hanno ricevuto le grazie di salvezza in vista dei meriti di Lui, così queste grazie sono state concesse anche in vista dei meriti di Maria e della sua unione al Figlio. Maria esercita dunque una «certa causalità» anche prima dell’Incarnazione.
Sembra poi che Maria non possa essere mediatrice di tutte le grazie, in quanto le grazie sacramentali sono comunicate ex opere operato. Ma anche in questo caso vale il principio che Maria ci ha meritato de congruo ciò che Cristo ci ha meritato de condigno. Le grazie sacramentali, dunque, scaturiscono dai meriti di entrambi, sebbene a titolo diverso. Maria SS. esercita la sua mediazione anche ottenendoci le grazie necessarie per disporci a ricevere la grazia sacramentale in modo che essa possa portare frutto e non si tramuti invece per noi, come afferma la preghiera liturgica durante la purificazione dei vasi sacri, dopo la Comunione, come «giudizio di condanna».
L’ultima problematica affrontata nella perizia di Garrigou-Lagrange riguarda l’aggettivo determinativo che qualifica l’estensione della mediazione di Maria: com’è possibile che Maria sia mediatrice di tutte le grazie, dal momento che nessuno può meritare la prima grazia, da cui poi, mediante la cooperazione umana, scaturisce il merito? In realtà, l’obiezione avrebbe senso se la mediazione di Maria fosse intesa in modo identico a quella di Cristo. Ma fin dal principio si è precisato che l’unico mediatore perfetto e indipendente è Cristo, mentre la mediazione della Vergine è subordinata a, e dipendente da, quella di Cristo; questa mediazione è fondata su quell’amore che l’ha colmata di grazia e l’ha voluta madre di Dio, così che ella potesse essere e operare da vera mediatrice. All’origine del suo essere mediatrice c’è dunque quella grazia che ella non ha potuto meritare, ma che scaturisce da un amore infinito della Trinità verso di lei.
Detto in altro modo: la SS. Trinità le ha dato una grazia tale da poter essere realmente mediatrice di tutte le grazie. Questo “seme” iniziale non è da lei meritato, non è da lei mediato – altrimenti non sarebbe mediatrice dipendente e subordinata –, ma pure è principio del suo aver meritato tutte le grazie e del suo mediare tutte le grazie. Che la “prima grazia” non rientri in questa mediazione non significa che ella non sia mediatrice di tutte le grazie, ma semplicemente che lo è in modo dipendente da Cristo.
La nuvola – Il testo del video
Nella piccola nuvola che preannuncia la fine della siccità al tempo di Elia la tradizione ha visto un’anticipazione di Maria Santissima. Altra figura è la nube del cap. 19 di Isaia: profezia della Sacra Famiglia in Egitto. Gesù: l’acqua portata dalla Vergine.
Maria Mediatrice, il mistero sulla perizia della commissione romana
A differenza che per la commissione belga e per quella spagnola, non si è mai ritrovato il testo della perizia della commissione romana incaricata di approfondire, da Pio XI, la mediazione universale di Maria in vista di una eventuale definizione dogmatica. Le possibili ragioni.
Corredentrice perché Mediatrice: il contributo della Commissio Hispanica
Nel 1925 la commissione teologica spagnola inviò alla Santa Sede un lavoro di oltre duemila pagine sulla verità della mediazione universale di Maria Santissima: che comprende la corredenzione. Un criterio fondamentale, in linea con quello delle altre due commissioni volute da Pio XI.
Maria Mediatrice, il prezioso lavoro della commissione belga
Van Crombrugghe, Lebon e Merkelbach furono i tre teologi nominati per i lavori della commissione di studio belga sulla mediazione universale di Maria. Una perizia di grande importanza, perché confermò che questa mediazione può essere definita «come verità dogmatica e dogma di fede».

