Magnifica humanitas, mille letture e un problema di linguaggio
Ascolta la versione audio dell'articolo
Le valutazioni contrastanti sull'enciclica di Leone XIV si spiegano anche con la "babele" dei documenti ecclesiali: troppo ampi, troppo tecnici (e quindi a rischio di smentite) e con significati non sempre univoci. La questione non è nuova, ma ha subito un'accelerazione col pontificato di Francesco.
L’enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas è stata accolta in modo diverso. Facciamo qualche esempio. Il vescovo Joseph Strickland ne ha dato una interpretazione molto negativa. Il commentatore Larry Chapp su Catholic World Report ha parlato invece di «un pugno nello stomaco, incisivo e profetico». La posizione di The Catholic Thing è stata di moderata accoglienza. Leonardo Boff su Religion digital l’ha accolta positivamente per il suo «nuovo stile argomentativo contemporaneo». Ci sono state accuse di eccessivo umanesimo e lodi per aver invece ripreso a parlare di Cristo. Qualcuno ha mosso critiche su singoli punti, come Gerald Murray e Michael Haynes sulla revisione della dottrina cattolica circa la guerra giusta. Sulla Bussola Tommaso Scandroglio ha plaudito al ritorno della metafisica nella trattazione della dignità della persona; Roberto De Mattei ha invece lamentato la mancanza di una prospettiva metafisica proprio sulla persona, e il blog tradizionalista OnePeterFive ha addirittura sostenuto che nell’enciclica si deve salutare con piacere il ritorno dell’architettura tomista.
Nel chiederci le cause di queste diverse valutazioni può essere utile prendere in esame il tema del linguaggio. L’enciclica inizia proponendo la torre di Babele, ma bisogna riconoscere che una certa babele del linguaggio è anche interna alla Chiesa. La questione non è certo nuova, ce la portiamo appresso da almeno sessant’anni. Le cause sono molteplici ed evidentemente anche il linguaggio di Leone XIV in qualche modo ne risente. Il problema del linguaggio è entrato ufficialmente nella Chiesa con il Vaticano II. L’utilizzo di un linguaggio esistenziale, esperienziale e narrativo piuttosto che uno metafisico e definitorio deriva dalla grande influenza della filosofia esistenzialista nella teologia cattolica. Quest’ultima ha anche accolto, senza discussione, la cosiddetta “svolta linguistica” della filosofia moderna attribuibile soprattutto a Wittgenstein e Heidegger. Col pontificato di Francesco abbiamo assistito alla ripresa in grande stile di questa rivoluzione del linguaggio dalla natura alla storia dato il nuovo obiettivo del magistero di suscitare dubbi, spiazzare le rigidità, mettere in difficoltà le certezze, alimentare domande ed evitare risposte.
Il tema del linguaggio è quindi di ampia portata, ma possiamo circoscrivere il discorso ad un breve esame della Magnifica humanitas, chiedendoci se in essa ci siano espressioni che possano aver alimentato la diversità dei giudizi.
Prima di tutto bisogna tenere presente che ormai dietro alcune espressioni si nascondono contenuti molto diversi. Sia Giovanni Paolo II che Leone XIV ritengono che la Dottrina sociale della Chiesa si collochi nel quadro della “teologia morale”, nonostante uno la chiami “corpus dottrinale” e l’altro “discernimento comunitario”, però nel frattempo la teologia morale è cambiata dalla Veritatis splendor a noi, sicché il significato di quel collocamento non è più chiaro: a quale teologia morale ci si riferisce? A quella del “vecchio” Istituto Giovanni Paolo II o a quella del “nuovo”? Quanto del “discernimento” nella nuova accezione è entrato nella definizione di Leone XIV di Dottrina sociale della Chiesa? La nuova espressione “discernimento comunitario” quanto risente del cambiamento? La parola “natura” con l’aggettivo “naturale” hanno il senso di san Tommaso o di Heidegger?
Un secondo aspetto riguarda il linguaggio di papa Francesco che continua ad influenzare quello di Leone XIV. Si tratta spesso di espressioni sibilline che restano nel loro fondo ambigue e che possono dare vita ad interpretazioni molto diverse. Nel paragrafo 25 si legge della verità «come dono da condividere e non come possesso da rivendicare». Il messaggio non è chiaro. Che la verità sia per tutti è vero perché è proprio essa ad unire, però che la Chiesa non la possa rivendicare, nel senso di difenderla e insegnarla sembra sbagliato. Da questa frase si possono dedurre atteggiamenti diversi fino a pensare che a fare la verità sia la condivisione invece che il contrario. Ne verrebbe annullata l’apologetica.
È interessante anche notare che la Rerum novarum era lunga meno di un terzo della nuova enciclica, e senza tenere conto delle 224 note… Questa ampiezza pone due altri problemi relativi al linguaggio. Il primo è dato dalla esposizione piuttosto dettagliata di aspetti tecnici, in questo caso della intelligenza artificiale. La Rerum novarum, per continuare nel parallelo, aveva parlato del sindacato ma non aveva illustrato come funziona un sindacato, non ritenendolo compito del Papa. Francesco, al contrario, aveva dedicato gran parte della Laudato si’ ad illustrare gli aspetti della questione ambientale, prendendo per lo più le notizie dalla stampa allora dominante, pur non essendo compito del Papa. Nascono così testi molto lunghi, e nello stesso tempo più fragili e contestabili. Infatti, anche su Magnifica humanitas arriva qualche critica tecnica dagli addetti ai lavori dell’intelligenza artificiale.
Il secondo problema di linguaggio connesso con l’eccessiva ampiezza riguarda il quarto capitolo dell’enciclica di Leone XIV. Qui troviamo riferimenti ad una molteplicità di problemi sociali: crisi del multilateralismo, nuovi imperialismi, guerra e guerre asimmetriche, corsa agli armamenti, squilibri economici, logica della forza, ricerca scientifica, dialogo e cultura del negoziato, violenza e terrorismo, guerra cibernetica, organismi internazionali, immigrati, rifugiati e minoranze, cura del creato, dialogo tra le religioni, scuola ed educazione … e così via. Si tratta di analisi particolari a breve spettro, troppo dipendenti da una casistica empirica. Difficile, facendo queste rassegne particolareggiate, attenersi al linguaggio magisteriale e teologico senza scadere in vaghezze, riduzionismi e perfino ovvietà.
Magnifica humanitas non è solo ciò che qui abbiamo evidenziato, però questi aspetti ci sono. Ci si augura che Leone XIV si liberi dal linguaggio creato da altri, come già si nota in alcuni suoi interventi, perché mettere in ordine le cose nella Chiesa passa anche di qua.
Non c'è progresso senza cura della dignità umana. Ecco l'enciclica
Nella sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, dedicata all'intelligenza artificiale e alle nuove tecnologie, papa Leone XIV affronta le «cose nuove» del nostro tempo mettendo in guardia dalla "sindrome di Babele", a cui contrappone la ricostruzione di Gerusalemme, «una città impostata sul bene comune» edificata «sulla roccia della relazione con Dio».
Il realismo cristiano di Tolkien nell'enciclica di Leone XIV
«Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo...»: Leone XIV riprende la frase che l'autore del Signore degli Anelli fa pronunciare a Gandalf, per dire che non possiamo pretendere di realizzare la società perfetta. Nessuna fuga dalla realtà ma anche nessuna utopia che rischia di diventare distopia.
Magnifica humanitas rompe il silenzio sulla Dottrina sociale
Solo la grazia rende l'uomo più che umano: è la risposta del Papa al transumanesimo che si annida nella rivoluzione dell'intelligenza artificiale. Una sfida così omnicomprensiva da richiedere la sapienza a 360 gradi della Dottrina sociale della Chiesa, che Leone XIV riporta alla luce dopo la pausa imposta dal predecessore. Ed è già una buona notizia.
- Il Papa e il miliardario ateo, dove finisce l'etica e comincia il marketing?, di Andrea Zambrano
Magnifica humanitas, la sfida antropologica nell'era dell’IA
La verità sull’uomo, le potenzialità delle nuove tecnologie e i rischi connessi, fino agli scenari distopici del transumanesimo e postumanesimo al centro della diretta dedicata alla prima enciclica di Leone XIV, con Angela Ambrogetti e don Alberto Strumia.
- Il realismo cristiano di Tolkien nell'enciclica di Leone XIV, di Paolo Gulisano
Sinodalità, la Babele che confonde la Chiesa
I punti critici del Sinodo sulla sinodalità, il metodo per favorire cambiamenti contrari all’insegnamento di sempre, le nuove prassi, la confusione sullo Spirito Santo e i nuovi “peccati”. Ecco i temi del videoincontro con Stefano Fontana.
È magistero o no? Il groviglio del linguaggio sinodale
Che rapporto c'è tra l'esortazione "Querida Amazonia" e il Documento dei padri sinodali? Ci è stato detto che la prima è magistero e il secondo no. Ma la prima chiede di applicare il secondo, quindi di renderlo vincolante. Il credente non può credere in qualcosa se non sa in cosa consista questo qualcosa. Eppure il nuovo quadro inquieta molto perché nell'incertezza fluida si inserisce di tutto.
Il gender nella Chiesa: un problema di linguaggio e di crisi di fede
Molti teologi dimostrano una subalternità culturale nei confronti dell'ideologia gender che viene spinta soprattutto nell'ambito del sistema delle Nazioni Unite e che ha come scopo anche il cambiamento del linguaggio nella Chiesa. Parla Jane Adolphe, coordinatrice del Convegno a Roma in risposta alla "nuova" etica della Pontificia Accademia per la Vita.
Il no del Papa al transumanesimo. Ecco cosa c'è nell'enciclica
La contemplazione del Verbo incarnato è la strada obbligata per vivere l'era dell'Intelligenza artificiale in modo positivo, per evitare «l'eclissi del senso di ciò che significa essere umani». La Bussola è in grado di anticipare i contenuti della prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, che verrà presentata domani.

