L'Italia in ritardo nella lotta mondiale al terrorismo rosso
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Scontri in Val di Susa, guerriglia a Bologna e le minacce al ministro Nordio: sono gli ultimi episodi di una serie di azioni militari e terroristiche di matrice anarchica o pro-Pal. Un fenomeno non solo italiano, che gli USA prendono sul serio mentre il governo Meloni sembra intimorito dagli “ululati” delle opposizioni.
Nella sinistra della coalizione guidata da Elly Schlein e Giuseppe Conte ci sono adulatori del consenso elettorale dei violenti “fascisti rossi” che in questi anni hanno devastato città e opere pubbliche. La rete terroristica rossa è ben organizzata e oliata, non è solo italiana, né solo europea ma internazionale: un fenomeno che gli Stati Uniti stanno prendendo sul serio, mentre l'Italia è in ritardo. Perciò non è affatto comprensibile che il governo italiano si sia sentito intimorito dai “ululati” delle opposizioni e abbia inviato solo un sottosegretario al Ministero degli Interni, l'on. Emanuele Prisco, a rappresentare il nostro Paese al vertice internazionale sulla recrudescenza del terrorismo rosso in tutto il mondo, tenutosi a Washington il 16 luglio e da noi anticipato su La Bussola.
Per la sua drammatica storia, l'esperienza delle Brigate Rosse e quelle più recenti del terrorismo organizzato e violento di matrice rossa e variamente anarco-pro-palestinese, il nostro Paese avrebbe dovuto essere rappresentato dal ministro competente o da un rappresentante della presidenza del Consiglio. A Nicola Fratoianni (AVS), che anche attraverso strumenti di ispezione parlamentare aveva espresso forte preoccupazione per la partecipazione dell'Italia a una «caccia alle streghe» che rischia di legittimare la criminalizzazione del dissenso politico e dell'antifascismo democratico, bisogna rispondere in modo fermo e appropriato: i fatti dimostrano ben altro.
O dobbiamo attendere che le minacce indirizzate ieri a Nordio da parte delle Brigate Rosse si traducano in omicidio e nell’avvio di una nuova scia di sangue? I fatti anche recentemente descritti dai colleghi Magni e Razzante circa la sistematica violenza tollerata verso la Brigata Ebraica da un ventennio e gli ennesimi atti terroristici in Val Susa meritano una ulteriore riflessione che non può escludere un richiamo ad una più forte e unitaria azione di governo e delle istituzioni tutte.
Sono solo gli ultimi episodi della serie: «sì, però, il diritto alla manifestazione deve essere garantito» e «non si strumentalizzi la situazione», cioè affermazioni che falsano i fatti e le intenzioni dei manifestanti, visto che, proprio i “civili” No Tav, organizzatori del corteo “Festival dell'Alta Felicità” rifiutano la distinzione tra manifestanti pacifici e violenti, con lo slogan: «Siamo tutti Black Bloc, siamo tutti responsabili». Bene tutti responsabili? Tutti paghino i danni materiali e scontino le pene previste dal codice per le azioni criminose e l'istigazione a compierle!
Solo sei mesi orsono le stesse pattuglie di violenti organizzati sistematicamente in battaglioni armati hanno devastato Milano (22 settembre 2025), Roma (5 ottobre 2025) e Bologna (7 ottobre 2025). Quante personcine per bene, giovani estroversi organizzati variamente in centri sociali e circoli di guerriglia pro-palestinese sono in carcere? Zero. Quanti di questi violenti hanno pagato i danni arrecati a beni pubblici e privati? Nessuno. L'inchiesta sugli scontri alla Stazione Centrale ha prodotto finora numerose misure cautelari e denunce, ma solo decisioni relative a posizioni minori o minorenni; un totale di 16 misure cautelari e 27 le persone denunciate e iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Milano. A gennaio scorso, il Tribunale per i minorenni ha deciso la messa alla prova di 9 mesi (attività socialmente utili) per due ragazzi di 17 anni accusati di resistenza aggravata e danneggiamento.
A Roma, dopo aver provocato il ferimento di decine di agenti, due persone sono state arrestate per resistenza, violenza a pubblico ufficiale e lancio di oggetti; non si registrano sentenze di condanna di primo grado emesse per i reati di saccheggio o devastazione. A Bologna nei giorni successivi ai cortei di inizio ottobre è stato eseguito un arresto in flagranza, tre denunce immediate, mentre circa una trentina di attivisti identificati sono sotto indagine. I processi ordinari devono ancora concludere il primo grado di giudizio.
Veniamo ai fatti recenti, le cui cronache sono già state descritte su queste pagine. Il bilancio della guerriglia urbana a Bologna del 20 luglio 2026, scoppiata a margine del corteo per la morte di Abderrahim Fakir, conta 64 agenti delle forze dell'ordine feriti e circa 190.000 euro di danni stimati solo per il ripristino del patrimonio pubblico comunale. Gli indagati sono 12 al momento, accusati, a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento. Il bilancio degli scontri avvenuti in Val di Susa sabato 25 luglio 2026, durante l'assalto dei gruppi antagonisti ai cantieri della linea ferroviaria Torino-Lione, registra circa 130 feriti tra le forze dell'ordine e circa 1 milione di euro di danni materiali stimati solo per l'area di Chiomonte. La Polizia di Stato ha identificato più di 450 persone, molte delle quali provenienti da Francia, Germania e Belgio. Sono stati eseguiti fermi mirati, tra cui alcuni cittadini stranieri. I gruppi dell'area anarchica/insurrezionalista e la rete dei CARC (Comitati d'Appoggio alla Resistenza per il Comunismo) hanno espresso totale rivendicazione politica e ideologica delle azioni di Chiomonte, un'azione militare di sabotaggio «volta a dimostrare che lo Stato non ha il pieno controllo militare della valle» etc.
Dunque azioni militari e terroristiche contro lo Stato e per il controllo di porzioni di territorio, siano esse città importanti o valli alpine. Sinora sono stati sei i decreti sulle politiche d'ordine pubblico del governo Meloni, troppi e troppo frequenti. Si deve mettere un punto fermo, una regola generale definitiva: se questi terroristi e i fiancheggiatori non possono essere puniti celermente, si istituisca un nuovo reato senza perder tempo e con la massima urgenza e si recuperi la collaborazione con gli USA e tutti coloro che vogliono combattere questo fenomeno pericoloso per ogni democrazia.
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