• IL DPCM

L'unico odio è quello dello Stato per il privato

Niente calcetto tra amici, feste limitate, soste davanti ai bar proibite: il vero nemico del governo giallorosso è il privato in quanto tale. Tutto ciò che non può essere regolamentato da un protocollo viene represso. E a farne le spese è la libertà personale. Ma chi dà la caccia al privato è da sempre lo statalista e se è comunista è capace pure di imporre la sua idea di libertà. Con esiti disastrosi. 

Comunque vada, a rimetterci saranno le libertà personali dei privati cittadini. Dieci amici in palestra da ieri non potranno più trovarsi per un calcetto amatoriale, ma una squadra di calcio a cinque invece potrà continuare il suo campionato magari nella stessa palestra e utilizzando tutti e dieci le stesse strutture come le docce e gli spogliatoi.

Il dPCM del governo licenziato ieri 13 ottobre segna un decisivo cambio di passo nel rapporto tra lo Stato e il privato cittadino che a differenza di qualunque altra attività organizzata, sia essa associativa o lavorativa, è la vera vittima delle nuove disposizioni del governo e viene tartassato esattamente come fa con lui il Fisco. 

Sembra quasi che il vero nemico del governo giallorosso sia il privato in quanto tale. Una squadra di calcetto infatti – tanto per stare all’esempio di prima – per poter continuare la sua attività deve essere riconosciuta e presentare un protocollo di sicurezza fatto di mascherine, gel, distanze e qualunque altra misura debba servire. Il privato no, l’amatore, l’occasionale non può o non deve, ma in questo modo incappa nella scure del governo: no protocollo, no party.

Lo stesso vale per chi non potrà più sostare davanti ai locali senza consumare. Se sei un consumatore rientri dentro il protocollo che il locale ha predisposto per te, fino a mezzanotte però, ma se stai fuori a chiacchierare con gli amici, niente da fare. È come se lo Stato ti dicesse: sei fuori dal protocollo e non posso controllarti, quindi ti reprimo.

Se oggi Tizio facesse una festa di Battesimo con 30 persone in un locale adeguatamente protocollato sarebbe in regola, ma se Tizio portasse quelle 30 persone a casa sua, per quanto grande, Tizio rientrerebbe nella fattispecie di “nemico del popolo”: per lui il presidente Conte ha già chiarito che non manderà i carabinieri a controllare (bontà sua, ma fa apparire come concessione democratica un caposaldo del diritto costituzionale che lui non dovrebbe nemmeno toccare), ma è evidente che ha rotto il patto di responsabilità che prevede nelle abitazioni private al massimo sei ospiti per questi assembramenti “fortemente sconsigliati”. E sarebbe un reprobo, per lo meno. Anche se gli invitati e gli spazi a disposizione in un caso o nell’altro dovessero essere gli stessi. 

Gli italiani sono più svegli di chi li governa e lo hanno capito al volo che è in ballo la nostra libertà. Lo dimostrano le quantità di meme a tema "Stato invasore" nel nostro privato proprio quando il mito della privacy è elevato a dogma. Le battute di Osho in questi giorni sono tutte in stato di grazia. 

Ancora: se decido di fare una festa di addio al celibato e volessi affittare un salone/teatro, mi verrebbe imposto probabilmente il numero massimo di 30 invitati, ma se lo stesso teatro ospitasse il giorno dopo uno spettacolo, ecco che i partecipanti schizzerebbero già a 200. Eppure, lo spazio è lo stesso, e la concentrazione di fiati addirittura superiore, ma uno avrà un protocollo certificato in quanto attività ricreativa o commerciale che l’altro invece non potrebbe esibire perché è semplicemente un privato che vuole fare una festa.

Gita scolastica no: alberghi, ostelli, autobus, treni o metropolitane e marciapiedi e musei o scavi archeologici frequentati dagli studenti sarebbero gli stessi di tutti gli altri comuni mortali, soggetti alle stesse regole. Ma la loro attività non rientra in quelle scolastiche. È sostanzialmente un di più, un accessorio nel sistema della formazione. Il ministro soviet Speranza direbbe che non è un’attività fondamentale, ergo il governo la reprime e la proibisce sine die.

Che cosa fa la differenza in tutti questi casi? La fa il fatto che ad essere colpito dal dPCM, stavolta è il cittadino privato come una monade staccata dal resto della comunità. È il privato che esercita la sua libertà personale e intangibile di vedere amici, giocare, fare festa e gioire come meglio crede. Ed è lo Stato che in poche parole gli sta dicendo: non mi fido di te, per essere sicuro devo controllarti, inserirti in un programma che sia tracciato.

Perché il problema non sono le situazioni oggettive, ma la mancanza di razionalità di fronte a tutte quelle situazioni dove lo Stato non può arrivare a controllarti. Chi accetta tutto questo come una pillola da mandare giù per un bene più grande non ha capito che in ballo c’è un bene bello grande che si chiama libertà personale. Oggi ci si esprime con le raccomandazioni da Stato etico del governo Conte, domani diventerà più facilmente repressione.

Il nemico dell'iniziativa privata, sia essa di proprietà o di libertà intellettuale o educativa, si chiama statalismo. A volte lo statalista è anche comunista e allora impone la sua idea di comunità e di libertà nel nome di un bene superiore che oggi è la sicurezza sanitaria. Ma comunque lo fa sempre con esiti disastrosi.