La strage di Modena era terrorismo. I video di El Koudri aprono nuovi scenari
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Sono stati pubblicati i video e la ricostruzione delle ricerche sul Web di Salim El Koudri, lo stragista che si lanciò con la sua auto contro i pedoni nel centro di Modena. Gesti, immagini e ricerche compatibili col terrorismo islamico, anche se non risulta alcun legame con cellule terroristiche organizzate. Con troppa fretta la politica italiana aveva liquidato la vicenda come il gesto di un folle ed esclusa la matrice islamica.
Nella luce spenta del video girato alla vigilia dell’attentato El Koudri si accarezza la barba con lo sguardo inchiodato all’obiettivo. Non è un gesto banale. Rievoca le abluzioni rituali che i fedeli di Allah devono compiere per raggiungere la purezza prima di un gesto sacro. Come il martirio. Sono le 00.56 del 16 maggio 2026. Salim El Koudri – il trentenne nato nel nostro paese e cittadino dal 2009, quello che ha chiamato i cristiani «bastardi» – ha registrato quattro clip prima di firmare il primo attentato islamico made in Italy. Le immagini scorrono in bianco e nero, la voce è distorta da un filtro metallico, suona poco umana. Tra insulti e minacce, in uno di quei video annuncia «Dio dice che taglierò questa barba, sapete, ragazzi, taglierò questa barba perché è come… mi sento un cattivo, come sapete non faccio un taglio, ora, sapete, così, sono purificato».
Passeranno solo sedici ore dopo quel video, che registra da solo, poi Salim El Koudri si metterà alla guida dell’auto e, schiacciando l’acceleratore fino ai 100 chilometri all’ora, si lancerà contro i passanti del centro di Modena con l’intenzione di uccidere. Sette saranno i feriti gravissimi e una donna, Monica Esposito, 55 anni, morirà dopo due mesi di agonia. Quattro mesi dopo i fatti, i dispositivi elettronici che la procura modenese sta setacciando, raccontano una storia diversa da quella che i media mainstream ci avevano raccontato in maniera piuttosto ossessiva.
Infatti, il giorno dopo il primo attentato che un terrorismo diverso da quello rosso ha realizzato in Italia ci fu una levata di scudi. Ci raccontarono prima di tutto che il protagonista era un italiano. Quindi c’era poco da buttarla sull’islam. La piazza di Modena venne convocata immediatamente per mostrarsi “senza paura e contro il razzismo”. Addirittura per almeno 24 ore, i principali quotidiani nazionali mostrarono tre foto diverse del terrorista. Segnale preoccupante. E per settimane la politica, all’unisono, ha ricordato: è un italiano ed è un soggetto con evidenti problemi mentali, niente di più. Terrorismo e islam le due parole bandite dalla cronaca.
Le indagini confermano che avevamo ragione noi quando, dal giorno stesso dell’attentato – che non venne classificato come tale né dai media né dalla politica – raccontammo come avesse seguito il copione degli attentati islamici che avevano colpito l’Europa negli ultimi anni. E non era un dettaglio marginale. Oggi abbiamo le prove di come ad essi si fosse ispirato.
Nei video registrati nelle quarantotto ore precedenti alla strage, El Koudri pronuncia frasi shock, in inglese: «noi abbiamo bisogno di distruggere la Lombardia e le persone di Venezia perché sono dei ratti» e «io voglio vendetta, sono stanco». E poi, «Sono stanco di voi dietro persone inutili, dovete fot..vi, ok?. Figlio di p…, rovini il mondo? Tu sei un subumano bianco e devi andare a f…, mi dispiace fratello. A noi importa dell’Italia, cosa pensi? Che distruggiamo l’Italia? No, tu distruggi l’Italia, ok?». Un “fratello” non identificato e che potrebbe essere un personaggio frutto dei suoi pensieri. Una dimostrazione, però, questo è certo, dell’odio delirante nei confronti del nostro Paese. L’esistenza dei quattro filmati è stata confermata dal suo difensore, l’avvocato Fausto Gianelli. Il termine, inusuale, in inglese è «genocided», che significa sterminati. Lo stragista si scaglia anche contro gli ebrei definendoli «disgustosi» e punta il dito contro gli americani che vengono a vivere in Lombardia e «noi gli diamo il benvenuto e deportiamo gli invasori».
I filmati sono stati oggetto dell’incidente probatorio relativo alla valutazione psichiatrica. A portarli finalmente alla luce è Serena Pizzi, giornalista di Fuori dal Coro con alcuni frame anticipati sui social. Tra questi quello in cui El Koudri si tocca la barba e racconta che la taglierà. Dobbiamo ricordare che la purificazione alla islamica consiste in un rito che si deve compiere prima di eventi importanti nella sfera della religione. Il martirio, per esempio, che è considerato come un momento di incontro con il paradiso di Allah e bisogna arrivarvi in stato di “purezza”. Tra questi rituali, c’è quello di passare le dita bagnate tra la barba. Si chiama khilal ed è un gesto che si compie perché è documentato nei detti e nei resoconti della vita di Maometto. Mentre il taglio della barba rientra nella taqiyya, la tecnica di dissimulazione della fede islamica da applicare quando un musulmano vive tra i miscredenti e vuole nascondersi per raggiungere meglio un obbiettivo. Tra queste rientra anche l’abbandono apparente della pratica religiosa.
Il rancore antico e profondo contro la nazione che lo ha accolto fin da bambino, contro la gente che la abita, emergeva già nel 2021. In una raffica di mail inviate all’Università di Modena – lo stesso ateneo dove, peraltro, consegue la laurea – scrive: «Bastardi cristiani di merda, voi e il vostro Gesù Cristo lo brucio». «Isis», «Daesh», «Bin Laden» e «IS» (Islamic State). Queste alcune delle parole che Salim El Koudri digitava con più frequenza sui motori di ricerca a partire da inizio marzo, due mesi e mezzo prima dell’attentato del 16 maggio in centro a Modena. Consultava quasi ogni giorno siti cercando notizie su terroristi e attentati, ma anche temi a sfondo sessuale.
Nei sessantatré giorni precedenti alla strage gli investigatori hanno scandagliato sessantottomila accessi online di El Koudri. Praticamente un giorno sì e uno no effettuava ricerche in rete legate alla jihad. Cercava specificamente «armi e violenza», visionando anche addestramenti e video di terroristi jihadisti più o meno mascherati. Guardava e approfondiva alcuni degli attentati islamici più clamorosi subiti dall’Europa: l’assalto alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi il 7 gennaio 2015; l’attacco kamikaze di Manchester del 22 maggio 2017 al concerto di Ariana Grande, quando un terrorista dell’Isis si fece saltare in aria uccidendo ventitré persone e ferendone duecentocinquanta. Nella capitale norvegese, il 25 giugno 2022, due persone furono uccise e ventuno ferite durante una sparatoria scatenata da un iraniano, nel cuore della movida Lgbt: le autorità lo classificarono come atto di terrorismo islamista. Anche quest’ultimo è stato visionato da El Koudri. Ma ad ispirarlo maggiormente deve essere stata la strage di Lipsia del maggio 2026, quando un trentenne tedesco si lanciò contro la folla uccidendo due persone e ferendone 20.
I giri in rete del nostro attentatore di Modena avvenivano in inglese. Aveva addirittura aperto un dominio inquietante: «11.september.2001», come riporta Fausto Biloslavo su Il Giornale.
Ricordiamo che al momento la Digos di Modena non avrebbe individuato relazioni dirette dell’indagato con soggetti sospetti e che El Koudri è accusato di strage, ma non di terrorismo e odio razziale e religioso. Il 20 settembre (domani, per chi legge), verrà depositata la perizia psichiatrica. Da quanto trapela i periti certificheranno un «disagio psichiatrico», con l’obiettivo di evitare l’aggravante del terrorismo. Si vedrà se sarà esclusa o meno la sua capacità di intendere e di volere nel momento in cui a folle velocità cercò di investire più persone possibili in un sabato pomeriggio primaverile, quando via Emilia era piena di persone.
La linea difensiva dell’avvocato Fausto Gianelli lo presenta come un giovane deluso nelle sue aspettative d’integrazione e arrabbiato perché non trovava lavoro. Inoltre, sostiene il suo legale, parla in italiano e in inglese, non in arabo, in quei video. A Modena, però, chi ha vissuto la tragedia da vicino la pensa diversamente.
Sia chiaro: queste prove non dimostrano in alcun modo che il ragazzo sia affiliato a una cellula terroristica strutturata. Ma non bisogna per forza essere tesserati ad un’organizzazione islamista per dirsi jiahdisti. E i gesti, i video e le dichiarazioni di El Koudri sono assolutamente inequivocabili.


