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PUTIN

Elezioni in Russia, una democrazia senza opposizioni (libere)

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Non ci sarà alcuna sorpresa nelle elezioni parlamentari russe. Non essendoci più un'opposizione autentica (che non sia in carcere) vincerà Russia Unita, il partito di Putin. Il quale teme anche le più piccole e meno violente manifestazioni del dissenso. 

Esteri 19_09_2026
Il voto a Donetsk (AP)

In questi giorni (dal 18 al 20 settembre) si stanno svolgendo le elezioni politiche per il rinnovo della Duma russa. Si tratta di eleggere 450 deputati di cui la metà secondo un sistema proporzionale a lista chiusa, all’interno di un unico collegio nazionale mentre gli altri 225 saranno eletti con sistema maggioritario in collegi uninominali. Col primo sistema i candidati sono nominati esclusivamente dai partiti, col secondo è ammessa la partecipazione di candidati indipendenti. Per partecipare alle elezioni serve però raccogliere il 3% delle firme degli elettori residenti nella propria circoscrizione o 3mila firme se la circoscrizione è sotto i 100mila cittadini.

Tali elezioni non apporteranno alcuna sorpresa, con la scontata vittoria del partito di governo Russia Unita e tale assenza di aspettative si riflette in una sostanziale mancanza di interesse in Occidente. Altrettanto prevedibili saranno le proteste di osservatori indipendenti per irregolarità nelle operazioni di voto, come avvenuto nelle ultime tornate elettorali. È, tuttavia, altrettanto scontato che, anche senza brogli, Putin vincerebbe comunque grazie a un consenso molto forte, anche se è sceso, in un anno, dall’87% al 76%, sempre, comunque, superiore a quello dei capi di stato occidentali.

Tutto scontato allora: businness as usual? sin novedad? Sì e no. Innanzitutto perché sarebbe interessante confrontare l’attuale situazione con quella delle elezioni precedenti e vedere cosa sia cambiato nella società russa. Nel 2003 Russia Unita, grazie anche al sostegno di liste indipendenti solo di nome ottenne 223 seggi e tale successo aumentò nel 2007 con ben 315 seggi. La crisi economica di fine decennio comportò un duro colpo a Russia Unita che, nel 2011, ottenne solo 238 seggi mantenendo una risicata maggioranza. Fu il momento più difficile per Putin che temette seriamente di non venire rieletto nelle elezioni presidenziali del 2012, vinte invece col 63% dei voti.

Fu un biennio durissimo con grandi manifestazioni di piazza in tutta la Russia. Le proteste furono capeggiate da leader come Boris Nemtsov, Aleksej Navalny, Il’ja Ponomariov e Garri Kasparov, iniziarono nel dicembre 2011 e si conclusero solo nel 2013. Le protese erano state originate dai brogli elettorali del 2011, quando diversi partiti di opposizione, tra cui anche il Partito comunista, denunciarono che molti elettori avevano fatto la spola tra i diversi seggi: irregolarità denunciati da più di 1000 verbali con osservatori espulsi dai seggi e risultati truccati. Persino Michail Gorbachov, in quell’occasione, chiese che le elezioni politiche del 2011 venissero ripetute per le falsificazioni accertate. Alle manifestazioni del 24 dicembre 2011 presero parte più di 120mila persone, solo a Mosca, e il 3 febbraio 2012 i manifestanti furono 138mila a cantare con la rockstar Jurij Sevcuk una sua canzone, Patria con questi versi: «Manette e bocca strappata dai pugni, le puttane della politica sono qui, i boia in pensione si stanno di nuovo rimboccando le maniche, ma io torno nella mia patria, dicono che è brutta, ma io la amo».

Poi, alla fine, tutto si spense. Di quei quattro leader, Nemtsov è stato assassinato nel 2015, Navalny soppresso nel 2024, gli altri in esilio mentre l’opposizione russa è in frantumi, divisa su tutto. Da allora non vi sono stati più problemi per Russia Unita con una vittoria smagliante nel 2016 (343 seggi) e un lieve arretramento nel 2021 (324 seggi). Anche se vi fosse un ulteriore leggero calo, Russia Unita dominerebbe la Duma anche per l’inconsistenza di un’opposizione parlamentare sostanzialmente di facciata.

Che questo sia lo scenario futuro e prevedibile è confermato da numerosi fattori. Putin ha chiamato all’unità del popolo affermando che “nessuno riuscirà a dividerci”. L’unico partito che chiedeva la pace, Jabloko, presente alle elezioni sin dal 1993, è stato escluso per aver fatto propaganda Lgbt, finanziamenti ricevuti dall’estero e violazione di diritti d’autore. Come se non bastasse i suoi due vicepresidenti Maksim Kruglov e Lev Shlosberg sono stati condannati, nel giugno scorso, rispettivamente a sette e a dieci anni di carcere per aver screditato e diffuso notizie false sull’esercito russo. Gli osservatori dell’Osce non saranno invitati così come era avvenuto nel 2021 e nelle elezioni presidenziali del 2024.

Viene da chiedersi perché temere piccoli partiti come Jabloko in presenza di un innegabile consenso al presidente Putin. È vero che gli attacchi ucraini alle raffinerie hanno comportato pesantissime ricadute sui consumatori, che la gente comune, disinteressandosi di politica, è stanca della guerra e che teme una mobilitazione parziale che, secondo alcuni, sarebbe già nascostamente in atto e che avrebbe effetti disastrosi sull’economia. Il problema è che ai dittatori non basta un consenso maggioritario, sia pure notevole: esso deve essere quasi totalitario e, per raggiungere questo obbiettivo, conviene che l’elettorato dorma sonni tranquilli e che vadano a votare solo coloro che sono fedeli al governo.

Il 70% dei candidati alla Duma cerca una rielezione. Non vi sono volti nuovi e anche i dibattiti vengono disertati dai candidati. Lo spettatore russo può assistere così a tribune politiche come queste dove il presentatore ricorda la data delle elezioni e mostrando le postazioni vuote, comunica che i candidati non si sono presentati e chiude il programma. 

Anche così è prevedibile che il governo utilizzerà sistemi poco ortodossi, come i, ridisegno delle circoscrizioni elettorali per favorire i candidati di Russia Unita. Va detto che questo sistema, detto “jerrymandering” era stato inventato negli Stati Uniti e che i repubblicani lo stanno praticando oggi, nel 2026, in vista delle elezioni di mid term.

Secondo il sito di opposizione Meduza, che opera in Lettonia, è prevedibile che, in questa tornata, verranno adoperati tutti i mezzi a disposizione. «Oggi l'intero kit di strumenti è in uso: riempimento delle schede elettorali durante le visite a domicilio, riempimento delle schede elettorali nei sacchetti sigillati che tengono voti durante la notte, voto supervisionato attraverso il sistema online, conteggi del distretto falsi da diversi metodi, quei conti riscritti alle commissioni elettorali territoriali e i conteggi cancellati da Vybory, il database elettorale statale». 

Ma tutto ciò non sembra bastare. Attualmente, secondo il sito indipendente russo OVD-INFO sono attualmente perseguitate per motivi politici più di cinquemila persone di cui duemila in carcere. La persecuzione politica ha conosciuto un notevole incremento a partire dal 2022 ed è oggi, in lieve diminuzione.

Tra i condannati il citato Lev Shlosberg che, alla fine del processo ha avuto il seguente dialogo con la giudice V. Maljamova:

Giudice: Le è chiara la sentenza?
Šlosberg: La compatisco, vostro onore, è lei che dovrà convivere con questa decisione.
Giudice: Le è chiara la sentenza?
Šlosberg: Ho già risposto alla domanda.
Giudice: Le è chiara la procedura di ricorso?
Šlosberg: Che Dio la perdoni.

E c’è da chiedersi di cosa abbia timore Putin quando viene arrestata Lida Moniava, fondatrice di un hospice pediatrico famoso in tutta la Russia, ospite al Meeting di Rimini 2024 per presentare il suo metodo straordinario per dare gioia ai piccoli malati. Inquisita per calunnie contro l’esercito, è stata liberata dopo l’udienza preliminare in attesa del processo che potrebbe concludersi con una condanna a dieci anni.

Se è da queste testimonianze di coraggio non violento che proviene la speranza della Russia e, probabilmente, del mondo intero, resta il problema dell’Occidente dove eminenti studiosi, storici e intellettuali affermano che non vi è poi una così grande differenza tra democrazie e dittature come quella russa. Infatti, secondo tali studiosi, in tutti i sistemi postmoderni queste differenze sono difficilissime a spiegarsi perché la dittatura in senso assoluto è un conto e tra essa e la democrazia alla Jefferson vi sarebbe una sequenza assoluta e continua di sfumature. Sempre per tali studiosi che affollano le televisioni sarebbe difficilissimo qualificare cosa sia una dittatura e che cosa sia una democrazia in un comune sistema che tende alla selezione oligarchica dell’élites come negli Stati Uniti o in Cina. Probabilmente Shlosberg e Moniava lo saprebbero spiegare in modo esauriente.