• IDEOLOGIA FEMMINISTA

La Puglia che irride le sante e umilia le donne

«Mai più sante, solo donne» è lo slogan della Regione Puglia per la Giornata contro la violenza. Il messaggio è che le persone normali non sopportano “santamente” le sofferenze, ma reagiscono. In realtà le sante reagivano. Ecco come.

«Sono una donna, non sono una santa», cantava Rosanna Fratello, pugliese di San Severo. Il senso della canzone si riferiva alle tentazioni carnali e intendeva: guarda che non sono capace di esercitare la virtù cristiane in grado eroico, perciò non stuzzicarmi sennò finisce che cedo (questa la conclusione inespressa). Ora la regione Puglia ha lanciato una spot cinematografico in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. Titolo: «Mai più sante, solo donne». Si suppone voglia dire questo: le persone normali non sopportano “santamente” le sofferenze, ma reagiscono.

Nel video diverse attrici non recitano ma fanno da figuranti sotto didascalie che recitano, suggestivamente, «supplizio di una vergine», «la passione di Maria», «il martirio di Anna», «la trasfigurazione di Benedetta» (qui c’è una col viso sfigurato). Alla fine si legge: «Per un nuovo piano contro la violenza sulle donne». Qual sia questo nuovo piano non è esplicitato; forse, per restare all’interno del lessico cattolico, è un pio auspicio? Concretamente pio, in ogni caso, visto che la Regione ha annunciato il raddoppio degli investimenti: fino a 11mln di euro nel triennio 2018-2020.

Il video, del regista Dario Neglia, è stato donato alla Regione dagli Stati generali delle donne e dalla Casa delle donne del Mediterraneo, perché in Puglia nel 2016 si sono registrati 1570 casi di violenza (si suppone su donne), che fa una media di quattro al giorno. Tanti, in effetti. Il «Mai più sante, solo donne» è evidente lascito del Sessantotto, da quando cioè gli slogan creativi hanno fatto irruzione nel nostro quotidiano e i giochi di parole sono diventati pane di tutti i giorni. Prendere spunti a prestito dalla narrazione cattolica, poi, è tipica di un Paese, il nostro, che non riesce a liberarsi di duemila anni di una religione onnipervasiva che ci ha accompagnati dalla culla alla bara. La nostra geografia, le nostre strade, i nostri nomi, le chiese dovunque ci ricordano i Santi, che sono specificità tipicamente cattolica.

Neanche la Puglia secolarizzata può dimenticarli. Perciò, siamo avvisati che è finito il tempo in cui si commiserava «quella santa donna» della vicina di casa, vittima di un marito violento che tornava a casa ubriaco e la picchiava; e lei tutto sopportava, «santamente», magari offrendo a Dio i propri dispiaceri anziché chiamare la polizia. No, i tempi sono cambiati, adesso si va dai carabinieri e a Dio non si offre proprio nulla.

Ma le Sante erano davvero tutte sopportazione? La risposta è no. Anzi, la sopportazione di un uomo violento (non sempre il marito) non risulta quasi mai. Ci sono sante che sono scappate da padri tirannici e maneschi in tempi in cui non c’era la polizia a cui dirlo (magari «la polizia» era lui: il padre di santa Dinfna, per esempio, era un re). Sempre trovavano nel clero aiuto e difesa (si pensi alla Lucia manzoniana). Molto raramente (uno o due casi), qualcuna «sceglieva» il martirio, decidendo in assoluta autonomia di sopportare una situazione coniugale pesante.

Ma lo scopo era quello di convertire il marito discolo. Ci riuscì la famosa santa Rita da Cascia, che aveva sposato un sicario appositamente. Per cui, lo slogan dello spot pugliese sarà sì, atto a convincere le donne a ricorrere più spesso, sempre, alle prime avvisaglie, allo strumento della denuncia, ma forse sarebbe stato più efficace se avesse lasciato da parte l’immaginario cattolico. Infatti, è puramente immaginario, le Sante non erano così. Neanche santa Maria Goretti, che se avesse avuto nei paraggi una stazione dei Cc avrebbe gridato.

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