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PROGRESSISMO

La Florida batte la scuola woke sull'educazione gender

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In Florida un corso avanzato di psicologia viene bandito dalle scuole superiori per i suoi contenuti ideologici. È un altro capitolo della lotta del governatore DeSantis contro l'ideologia woke. Un'ideologia intollerante.

Educazione 05_08_2023
Florida, la protesta conservatrice

Si è appena concluso un altro match nello scontro fra i conservatori e l’istruzione pubblica “woke” (anti-razzismo militante) negli Usa. In questo caso, hanno vinto i primi. La Florida del governatore Ron DeSantis ha di fatto bandito i corsi di Advanced Placement di Psicologia nelle scuole superiori dello Stato. Il motivo della loro cancellazione è il programma, tutto imperniato su educazione all’identità di genere, orientamento sessuale e transessualismo. Secondo il dipartimento dell’Istruzione, questi programmi violano la legge dello Stato che vieta di imporre agli studenti un indottrinamento ideologico.

I corsi di Advanced Placement sono organizzati dall’associazione non profit College Board, su scala nazionale, operativa dalla fine dell’Ottocento e volta a preparare all’ammissione nei college gli studenti delle superiori. I corsi di Advanced Placement sono materie universitarie, insegnate agli studenti delle superiori per permettere loro di maturare i primi crediti per i college. Come in tutte le università, anche nei corsi di Advanced Placement l’ideologia woke sta dilagando e materie assolutamente militanti, come la storia dei queer neri o corsi su Black Lives Matter sono stati resi obbligatori nei curriculum. La legge approvata in Florida, al contrario, vieta che per gli studenti sia imposto l’obbligo di corsi di natura strettamente ideologica, siano essi sull’anti-razzismo o sull’identità di genere. In maggio, il dipartimento dell’Istruzione locale aveva chiesto al College Board di cambiare il programma del corso di psicologia. Al rifiuto di quest’ultimo, la materia è stata bandita dalle scuole superiori.

Protesta l’Associazione Americana Psicologi (Apa) che ritiene come questo divieto costituisca “un enorme dissevizio nei confronti degli studenti in Florida”. Non stupisce questa presa di posizione, da parte di un ordine professionale che si sta caratterizzando per prese di posizione sempre più politiche, come la condanna della “virilità tossica” e lo sdoganamento del poliamore. Il punto è proprio che l’istruzione pubblica, soprattutto a livello universitario è ideologizzata. E lo è anche quella medica e scientifica che, fino a tempi recentissimi, appariva immune a una tendenza che riguardava le scienze sociali e le materie umanistiche.

Proprio a proposito di scienze sociali, a gennaio lo stesso tipo di dibattito era sorto attorno ai corsi Advanced Placement di Studi afro-americani. Un corso che, visto il soggetto, è naturalmente appannaggio della sinistra progressista. La Florida, anche in quel caso, senza temere l’accusa di razzismo, aveva spinto il College Board a modificare il programma: rendere facoltativi (e non più obbligatori) i corsi su Black Lives Matter, o sul risarcimento per la schiavitù, aggiungendo invece anche una storia del conservatorismo afro-americano.

In quella occasione, il governatore DeSantis aveva bocciato la bozza di programma di studi, affermando che esso si fondava su un programma politico e violava una legge statale sul razzismo nelle scuole pubbliche. “Crediamo che si debbano insegnare agli studenti i fatti e come ragionare, ma non crediamo che si debba imporre loro un programma politico”.

Il dibattito continuerà in Florida e altrove, non solo negli Usa. La domanda fondamentale: è giusto che uno Stato intervenga a gamba tesa per modificare i programmi scolastici? In una nazione libera come gli Stati Uniti è un problema serio. Non si deve però dimenticare cosa abbia dato origine a questo scontro. L’ideologia woke, con il suo antirazzismo militante è pervasiva e sta militarizzando, letteralmente, ogni branca del sapere. Matematica inclusa.

Si tratta di un’ideologia che pratica epurazioni, isola il dissenso e provoca suicidi, come è successo nel vicino Canada con il caso del preside Richard Bilkszto. L’anziano docente, preside a contratto a Toronto, dopo che aveva concluso una brillante carriera, è stato completamente isolato dai suoi colleghi poiché aveva osato dissentire in una lezione sul presunto “suprematismo, razzismo e colonialismo del suo Paese”, impartita al personale scolastico in uno dei tanti corsi Dei (diversità, eguaglianza, inclusione), nella primavera del 2021. Nessuno ha più voluto rinnovare i suoi contratti e lui, progressista, di formazione e credo, è stato pubblicamente additato come razzista, per più di due anni. Finché non si è suicidato lo scorso 13 luglio. La stampa progressista nega che il suicidio sia stato provocato da quell’episodio, da quella sua educata ribellione a quella vera e propria sessione di autocritica (in stile maoista). I suoi parenti e legali, però, lo credono. Ed anche il ministro dell’Istruzione dell’Ontario, Stephen Lecce, ha ordinato un’inchiesta, anche per valutare la correttezza di questi corsi politicamente corretti.